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Il San Giors ci insegna il termine resilienza

Dario Ujetto
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Quando gestisci un albergo ristorante come il San Giors e arriva una pandemia, puoi gettare la spugna o reinventarti. L’architetto e volto pubblico del progetto, Simona Vlaic, insieme al suo team, ha scelto di intraprendere la seconda strada per continuare a diffondere la cultura del buon cibo e la Torino d’atmosfera tipica del San Giors.

Ecco perché possiamo parlare di resilienza, un termine che indica:

1) Capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi;
2) In psicologia, la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà.

Simona Vlaic dell’albergo ristorante San Giors ha fatto esattamente questo: assorbito l’urto e superato l’evento traumatico. Come? Con il servizio delivery perché la cucina della tradizione piemontese potesse raggiungere i clienti e aprire la strada, in questo senso, a molti altri ristoranti torinesi.

I numeri del delivery

Durante i 70 giorni di lockdown l’albergo ristorante San Giors ha adottato il servizio di delivery. Sono state effettuate circa 400 consegne, per uno scontrinato medio di 60€ a consegna.

I clienti che hanno usufruito del servizio sono stati per il 90% clienti di nuova acquisizione e per il 10% clienti abituali. Il 95% degli ordini sono stati ricevuti attraverso WhatsApp e telefono, il 5% tramite il partner Eat In Time, il primo aggregatore di food italiano a occuparsi anche di fine dining a domicilio.

interno dell'albergo ristorante san giors a Torino

La fase 2 del San Giors

Ma le novità e le intuizioni sono continuate anche in fase 2. L’albergo ristorante San Giors ha dato il via a un’esperienza immersiva, un tuffo nell’arte per cibare occhi e mente e riadattato gli spazi anche per fare smart working a Torino.

Alcune camere d’artista dell’albergo ristorante San Giors si sono trasformate in sale da pranzo private nelle quali trascorrere la serata in compagnia di pochi intimi, con un ulteriore allestimento artistico curato dal fotografo torinese Daniele D’Antonio, ideatore e promotore della Cabina dell’Arte Diffusa. Per un momento romantico o un incontro conviviale tra amici, i letti hanno lasciato spazio ai tavoli, ma ogni camera conserva tutti i comfort: bagno privato, aria condizionata, Wi-Fi gratuito e servizio esclusivo.

Il costo della prenotazione equivale a una quota fissa di 15€ a camera che vanno ad aggiungersi al conto della cena alla carta, a scelta dal menu tipico piemontese firmato dallo chef Paolo Ribotto.

La cena in camera è prenotabile dal martedì al sabato a partire dalle ore 19:30.

La Gran Carpionata

La Gran Carpionata prende il posto del Bollito Misto. Esce dal menu uno dei protagonisti della carta e del delivery “in burnia” #CiapaLì, ma tornerà a settembre, per fare posto alla novità della bella stagione.

La Gran Carpionata comprende:

  • milanese di vitello,
  • milanese di pollo,
  • polpetta di manzo e maiale,
  • trota,
  • capitone,
  • alici,
  • zucchine,
  • asparagi,
  • uovo al paletto.

Nove pezzi al costo di 27€, disponibile anche in per il servizio delivery o takeaway, in burnia di vetro riutilizzabile. Il menu anticipa la versione estiva della carta.

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Dario Ujetto
Dario Ujetto

Da adolescente senza computer a quasi quarantenne googleiano DOC. Ovvero: come passare dalla lettura del giornale cartaceo, alla scrittura di un blog in meno di un nano secondo. Ma mi occupo anche di marketing, cibo, libri e comunicazione.

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