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Torino Taste Week: le 3 cose che abbiamo imparato

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La prima Torino Taste Week, la maratona di digital talk di 28 fra imprenditori e professionisti del mondo del cibo e dell’innovazione, è giunta al termine. Quattro giorni intensi ma che ci hanno permesso di “portare a casa” tre concetti fondamentali:

  • Il futuro è ancora da scrivere, e lo possiamo progettare in base a dati e scenari;
  • Il modello dell’impresa post Covid_19 deve essere coerente ai propri valori ed avere un forte legame con la propria comunità di riferimento;
  • Connessioni di valore, con i clienti ma anche con i colleghi, creano ecosistemi positivi per la crescita dell’intero sistema.

Nel corso dei quattro giorni della Torino Taste Week abbiamo toccato i temi dell’innovazione e della sostenibilità, ma calati in casi aziendali e progetti concreti. Non abbiamo fatto solo teoria, ma offerto spunti concreti ad altri imprenditori e professionisti.

Torino Taste Week: il modello seriale è superato

Uno degli elementi fondamentali emersi dai nostri talk è che il modello seriale delle catene calate dall’alto e fuori da un preciso contesto urbano non hanno più futuro. Oggi vince, anche e soprattutto a livello di bilanci, chi progetta una presenza calata sulle realtà esistenti ed in piena connessione con l’ambiente circostante.

Il concetto di sostenibilità dipinto alla Torino Taste Week, infatti, supera il concetto limitativo di sostenibilità solo ambientale allargandosi ad altre numerose esternalità. Oggi essere sostenibile significa non inquinare, essere attenti ai servizi esterni ma anche assicurare uno stipendio accettabile ai collaboratori.

Torino Taste Week: la realtà post Covid_19 è liquida

La vera sfida, come ci ha ricordato nel primo talk l’imprenditrice Tunde Pecsvari, è capire che bisogna prepararsi a più scenari ed essere veloci.

Creare o ri-progettare modelli di business compatibili con la “nuova normalità” è indispensabile, senza dimenticare che però dimenticare che fattori come il “delivery” sono ancora fortemente insostenibili dal punto di vista delle aziende.

Gender Gap: esiste nel mondo del cibo?

Durante la Torino Taste Week abbiamo posto l’attenzione sul “fattore donna” parlando con imprenditrici e professioniste. Anzi, abbiamo aperto e chiuso i talk con due donne manager che, pur con dimensioni diverse, portano avanti con passione la propria mission aziendale.

Sempre nella prima giornata abbiamo anche intervistato la CEO di La Perla di Torino Valentina Arzilli mentre nella seconda giornata la blogger di DireFareMole Federica Debenedictis ha indagato con altre tre professioniste di gender-equality e lavoro.

Le differenze di genere esistono ovviamente anche nel mondo del cibo, come in ogni altro settore dell’economia italiana. Ma la situazione è in miglioramento e comunque non può essere presa come “scusa per l’immobilismo” (cit. della nostra ospite Pane Urbano).

Lo spettro del nuovo DPCM

Tutte le giornate della Torino Taste Week hanno però avuto un convitato di pietra, ovvero l’attesa per il nuovo DPCM firmato poi la scorsa notte. Tutti gli imprenditori della ristorazione intervenuti hanno affermato che il futuro prossimo dipende integralmente dalle decisioni prese in queste ore.

In merito alla chiusura anticipata dei locali imposta dal nuovo DPCM per contrastare Covid-19, riportiamo la dichiarazione di Davide Pinto, titolare del Gruppo Affini di Torino.

“La chiusura anticipata dei locali imposta dal nuovo DPCM è un’ ulteriore restrizione nei confronti di un comparto che in questi mesi ha subito già numerose limitazioni e ha visto ridursi drasticamente i propri incassi. Non si può banalizzare tutto quanto con il concetto di “movida”. Dietro a questo termine ci sono attività imprenditoriali produttive, che creano fatturato, fanno girare l’economia, assumono lavoratori e pagano le tasse.

Lo Stato deve mettersi nei panni di questo comparto e cercare di sollevarlo il più possibile dall’incombenza di una serie di costi. Penso, per esempio, alla riduzione del costo del lavoro e degli affitti. Serve un taglio secco, ma serve ora, non si può posticipare. La sostenibilità è una scommessa che noi siamo pronti ad affrontare, ma dobbiamo essere supportati dalle istituzioni e non essere abbandonati”.

Tunde Pecsvari: i problemi e le opportunità della ristorazione italiana



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