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Le piattaforme di delivery sempre più accerchiate?

Dario Ujetto
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Il tribunale del lavoro di Palermo scrive una pietra miliare nel percorso di riconoscimento dei rider delle piattaforme di delivery come dipendenti. 

Il giudice Paola Marino ha disposto il reintegro di un lavoratore con contratto di lavoro subordinato a tempo pieno e indeterminato (sulla base del contratto collettivo nazionale del terziario, distribuzione e servizi, ndr). La società coinvolta è Glovo.

Il lavoratore si era subito opposto a questo licenziamento e aveva deciso di fare causa all’azienda. Ora, con la sentenza del tribunale del lavoro, dovrà essere riassunto come dipendente con inquadramento di sesto livello e con uno stipendio orario e non più a cottimo.

Paolo Marino ha anche disposto per Glovo, che opera in Italia tramite la controllata Foodinho srl, un risarcimento del danno dal giorno della disconnessione fino all’effettivo reintegro, con il pagamento della differenza tra quanto guadagnato dal rider con il contratto autonomo e quanto gli sarebbe spettato con un contratto di lavoro subordinato.

Piattaforme di delivery: il quadro generale

Le sigle CgilCisl e Uil nelle scorse settimane hanno appoggiato le proteste dei rider italiani che contestano il contratto di categoria siglato a settembre tra la federazione delle piattaforme digitali Assodelivery e il sindacato Ugl (prevede il mantenimento del lavoro autonomo per i fattorini).

I sindacati richiedono da tempo che si arrivi all’estensione di tutele maggiori e all’applicazione del contratto nazionale della logistica anche per i rider. Ma è dal 2016 che, periodicamente, scioperi e proteste vengono organizzate manifestazioni di protesta.

In questi giorni il ministero del Lavoro si sta concentrando su diversi punti:

  • Il caporalato digitale;
  • La sottoscrizione di protocolli di sicurezza per tutelare i lavoratori durante l’emergenza Covid-19;
  • L’estensione dei diritti minimi anche ai fattorini.

Per anticipare il peso della sentenza e per riaffermare la leadership del settore, l’altro brand leader delle piattaforme di delivery Just Eat ha dichiarato di voler assumere i rider italiani a partire dal 2021 e con maggiori tutele.

Pandemia: l’Osservatorio We Are Fiber fotografa la situazione del Food Delivery

L’osservatorio di We Are Fiber, azienda specializzata in servizi di Customer Care in outsourcing, ha provato a fotografare lo stato del food delivery in Italia.

Un primo dato curioso si legge nella percentuale di consegne non effettuate a causa dell’irreperibilità del cliente, parliamo di ben il 30% delle chiamate dei rider gestite dal servizio di customer care. Altri dati sono:

  • Le richieste al servizio di food delivery sono cresciute in media del 40% da marzo ad oggi;
  • Picco ad agosto con una crescita del 100% rispetto allo stesso mese del 2019;
  • Il 30% delle chiamate dei rider gestite dal customer care sono dovute all’irreperibilità del cliente al momento della consegna del pasto ordinato;
  • In caso di pagamento online la percentuale delle consegne a buon fine sale al 99,6%;
  • Per il 45% dei casi le lamentele dei clienti gestite dal customer care sono dovute a ritardi nelle consegne, per il 5% a errori nella preparazione dei piatti.
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Dario Ujetto
Dario Ujetto

Da adolescente senza computer a quasi quarantenne googleiano DOC. Ovvero: come passare dalla lettura del giornale cartaceo, alla scrittura di un blog in meno di un nano secondo. Ma mi occupo anche di marketing, cibo, libri e comunicazione.

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