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Ristori: si lavora al quinto Decreto Legislativo. Basterà?

Massimo Gioscia
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Il governo Conte sta studiando il quinto Decreto Legislativo “Ristori”.

Ad oggi la cifra entrate nelle casse delle aziende di ristorazione ammonta a poco meno di 2,5 miliardi€ di contributi a fondo perduto.

Valori insufficienti a coprire perdite di fatturato e spese di struttura che continuano a correre.

Nonostante la scarsa adesione alla protesta #ioapro1501, gli imprenditori guardano con timore l’esecutivo che lima gli ultimi dettagli prima dell’approvazione del decreto Ristori 5. Ultima tappa, quella prevista a fine gennaio, di una lunga sequela di interventi giudicati dai più inefficienti.

Gli aiuti non bastano, è il grido di dolore sollevato a più riprese da bar e ristoranti, e spesse volte non sono nemmeno tempestivi. Secondo Fipe, sono in molti ad attendere ancora i bonifici di novembre.

Sul sito del Mef al 14 gennaio risultano saldati 762.168 pagamenti alle attività dei servizi di ristorazione, a fronte di un esborso per le casse dell’Erario pari a poco meno di 2,5 miliardi€ per le attività della categoria.

Una somma che tiene conto dei contributi a fondo perduto stanziati attraverso il decreto Rilancio, i decreti Ristori (fino al quater) e il decreto Natale, i diversi provvedimenti varati dall’esecutivo per sostenere le imprese.

Sullo sfondo resta il malumore delle associazioni di categoria per l’assenza di un capitolo di spesa dedicato all’Ho.Re.Ca e alla ristorazione all’interno del Recovery Plan.

Il dl Rilancio, va ricordato, ha disposto nei mesi scorso un contributo a fondo perduto per bar e ristoranti che nel 2019 avessero conseguito ricavi o compensi non eccedenti i 5 milioni€ con, allo stesso tempo, fatturato o corrispettivi ad aprile 2020 inferiori di due terzi rispetto allo stesso periodo del 2019.

L’ammontare del sussidio è variato da un minimo del 10% a un massimo del 20% (in base al volume d’affari), da applicare proprio sulla differenza tra il fatturato di aprile 2020 e quello dello stesso mese dell’anno precedente.

Il decreto Natale ha stanziato contributi a fondo perduto pari a 455 milioni € per il 2020 e 190 milioni € per il 2021 esclusivamente a beneficio delle categorie produttive colpite dalle nuove restrizioni durante le festività natalizie.

Il contributo, in questo caso, è stato pari al 100% di quanto già ricevuto con il decreto Rilancio ed è stato destinato a diverse attività, fra le quali quelle di ristorazione, bar, mense, catering per eventi, gelaterie e pasticcerie, fatta eccezione per coloro che hanno avviato l’attività dal primo dicembre 2020.

L’importo, in ogni caso, non ha mai oltrepassato i 150.000 € per ciascun esercente.

Ristori: FIPE chiede 5 miliardi euro per il 2021

I malumori della categoria crescono, dato che per molte attività spesso si tratta di cifre nell’ordine dei 3-5.000€ e che non coprono i costi fissi e variabili.

Per questo, bar e ristoranti chiedono nuovi ristori per 5 miliardi €, raddoppiati rispetto al 2020.

L’anno scorso – ha detto all’AdnKronos il direttore di Fipe Confcommercio Roberto Calugisui ristori è stata messa una cifra di 2 miliardi 490 milioni € per 300.000 imprese”.

Il settore che occupa 1,3 milioni di persone, e il vero salvataggio passa anche attraverso politiche di contenimento dei costi.

Serve intervenire sugli affitti. Sarebbe un’operazione sostanzialmente a costo zero per lo Stato, si tratterebbe di dare degli incentivi fiscali ai proprietari delle mura che accettano di ridurre gli affitti di almeno il 30%”.

Per il momento, il Consiglio dei ministri ha dato il via libera a un nuovo scostamento di bilancio fino a 32 miliardi. Risorse necessarie a finanziare un dl Ristori 5.

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