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Ristoranti e la paura del baratro: aprire o non aprire?

Dario Ujetto
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Fra le categorie professionali più colpite dalla Pandemia e dalla crisi economica collegata c’è il ristoratore: più in generale tutto l’ecosistema che gira intorno al servire cibo in un locale. Ovviamente senza dimenticare altri settori, su tutti quello delle arti (di ieri la tragica notizia della morte di Adriano Urso).

Ho voluto intitolare questa mia riflessione “Ristoranti e la paura del baratro” perchè sono tanti gli imprenditori già virtualmente falliti o in procinto di chiudere la propria impresa. Senza contare quelli che stanno per cadere in logiche perverse di illegalità.

Le amministrazioni nazionali e locali, dal canto loro, sono ben lontane dal fornire supporti concreti. Non entro nel merito di DPCM e regole fatte uscire senza permettere programmazioni utili alle aziende, tasse locali tutt’altro che congelate, cassa integrazione a singhiozzo e ristori insufficienti.

Alla scadenza del DPCM Natale (15 gennaio) è iniziata a montare la protesta sotto il cappello #ioapro1501. Il tam-tam sui social ha portato alla creazione di una pagina Facebook e la presunta adesione di 50.000 imprenditori.

In Piemonte, il cioccolatiere Silvio Bessone ha aderito ad #ioapro1501 (ha fatto nei giorni scorsi una diretta sulla sua pagina Facebook) mentre a Torino appoggiano la manifestazione Nicola Batavia e molti altri.

L’iniziativa è partita da un nome già noto alle cronache delle proteste anti-Dpcm, quello di Umberto Carriera: proprietario di sei ristoranti nel Pesarese.

A ottobre trasgredì per la prima volta le norme introdotte per prevenire il contagio aprendo uno dei suoi locali, La Macelleria, a 90 persone con tanto di diretta social e invocando “libertà”.

Finì con l’intervento della polizia, la chiusura per 5 giorni, una sanzione e il bollino di pagliacciata pericolosa affibbiatogli dal sindaco di Pesaro, Matteo Ricci.

L’iniziativa è invece appoggiata dal leader della Lega Nord Matteo Salvini.

Yuri Naccarella, referente della protesta, confida nel supporto dei clienti: “noi ci aspettiamo una grande affluenza, molti cittadini ci capiscono e ci sostengono e anche grazie a una buona campagna di comunicazione abbiamo già ricevuto molte prenotazioni e ringraziamo le persone che hanno scelto di stare al nostro fianco. Ci aspettiamo anche un grande appoggio da parte delle forze dell’ordine, perché la nostra è una disobbedienza gentile, ancor più che civile”.

Naccarella sottolinea che i ristoratori non sono negazionisti, anzi hanno stabilito “un piccolo vademecum di regole a cui attenersi: distanza tra i tavoli doppia rispetto a quanto stabilito dalla legge, osservanza rigida delle norme anti Covid-19 e conti al tavolo entro le 21,45” per rispettare il coprifuoco.

Scatti di Gusto ha pubblicato un post dove si informa della circolare del Viminale in merito al controllo della protesta del 15 gennaio. Dall’altra parte, alcuni ristoratori si sono raccolti sotte le insegne di #iononapro.

La Federazione italiana pubblici esercizi (FIPE) afferma: “non potremmo mai spingere i nostri associati ad intraprendere iniziative illegali”. Il Presidente Stoppani ricorda come iniziative di questo tipo rischino di aggravare la situazione per via di “problemi sanzionatori e penali”.

La politica, spiega, “si contrasta nel merito e sollecita i ministeri competenti ad attivare un tavolo “perché da aprile, quando finirà il blocco dei licenziamenti, rischiamo il disastro occupazionale e allo stesso tempo di disperdere le competenze in uno settore strategici per il Paese”.

Proprio pochi giorni fa anche Unione Brand Ristorazione Italiana aveva fornito soluzioni e consigli.

Ristoranti e la paura del baratro: l’opinione di Massimiliano Prete

Su tutti la posizione di Massimiliano Prete, moderato : “vogliamo rispettare le regole quindi restiamo chiusi, ma con le luci accese per ricordarvi che esistiamo. Siamo contrari alle chiusure a singhiozzo, inutili e peggiorative per tutta la categoria. Siamo disponibili ad accettare nuove soluzioni e nuove regole per aperture in sicurezza, ma che siano definitive.

Siamo disposti ad accettare una chiusura lunga, purché motivata, ragionata e contestuale a ristori congrui.

Mi auguro che tanti colleghi possano raccogliere e condividere il mio appello “Non spegniamo la ristorazione” e che questa “protesta nel rispetto delle regole” dimostri al Governo la buona volontà e la piena disponibilità dei ristoratori, ma anche la necessità di scelte ponderate, pianificate, sensate e condivise con chi deve tenere in piedi un’azienda e tanti posti di lavoro”.

Che fare?

I ristoranti e la paura del baratro è un titolo che calza e descrive bene il momento. Le ragioni della protesta sono validi, magari meno valide sono alcune persone che la spingono.

Ma la protesta arriva perchè sulla questione ristori e appoggi alle aziende il Governo e le Amministrazioni locali ha fallito.

Fra tasse locali non congelate, sostituti d’imposta ancora in vigore, casse integrazioni ballerine e non supporto alla liquidità molti lavoratori sono allo stremo.

Una situazione sempre più esplosiva, di cui peraltro è difficile vedere la fine. La gestione del Natale è stata poi il simbolo del disatro.

Che farà il Governo nel nuovo DPCM? In tutta onestà non colpevolizzo chi domani sera terrà le serrande aperte.

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Dario Ujetto
Dario Ujetto

Da adolescente senza computer a quasi quarantenne googleiano DOC. Ovvero: come passare dalla lettura del giornale cartaceo, alla scrittura di un blog in meno di un nano secondo. Ma mi occupo anche di marketing, cibo, libri e comunicazione.

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