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I 10 cru del Barolo alternativi a Cannubi e Cerequio

Dario Ujetto
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Quali sono i migliori cru del Barolo secondo il parere di sommelier, viticoltori e addetti al settore? Seppur in Italia non esista il riconoscimento ufficiale di questo termine, invece di fondamentale importanza per il vino francese, tanto da stabilirne il prezzo, è comunque indice di prestigio. Ancora di più se parliamo di un vino italiano così ricercato e importante, tanto che, ad aprile 2020, in pieno lockdown è nata Deditus, l’associazione di nove famiglie di vignaioli produttori di Barolo.
Tuttavia è bene fare un passo indietro e partire da che cosa vuol dire vino cru.

Vino cru: cosa significa?

Il termine “cru” è il participio passato del verbo “croitre”, crescere in francese. Quando un vino francese è cru significa che è di prestigio e di qualità particolarmente eccelsa per la zona in cui, per l’appunto, il vigneto è cresciuto.
I vignaioli della Borgogna sono stati i primi a indicare con questo termine i migliori appezzamenti in loro possesso, già molto prima del riconoscimento ufficiale avvenuto nel XIX secolo. Col passare del tempo si è resa necessaria una classificazione interna agli stessi cru: i Première Crus, i più prestigiosi, i Deuxième Cru, i Troisième Cru e così via a seconda del prestigio del vigneto.

I vini cru in Italia

Ufficialmente, in Italia, il cru non è riconosciuto, ma richiama allo stesso modo il particolare prestigio di un vino. Nei disciplinari di produzione si parla piuttosto di Menzioni Geografiche Aggiuntive (MGA) per indicare zone specifiche di qualità. Oppure si inserisce in etichetta “Vigna” seguito dal toponimo per rimarcare una provenienza di riguardo. Tuttavia, come riportato da un articolo di Vittorio Manganelli su Intavino, le MGA sono un numero spropositato e non esiste classificazione interna che aiuti il consumatore a identificare i vigneti secondo diversi livelli di prestigio.

A questo proposito Manganelli ragiona sui cru del Barolo, essendo un vino italiano esportato per l’80%, e propone una classificazione in tre soli livelli basata su diverse considerazioni. Le più importanti sono:

  • la divisione storica dell’uva in prima, seconda e terza scelta, operata dai commercianti già nell’800;
  • i precedenti successi sul modello della Borgogna;
  • più chiarezza per il consumatore e consapevolezza nella scelta, anche di prezzo;
  • la difficoltà di avere un alto numero di livelli nelle MGA, data la varietà di esposizione della vigna, del terreno e dell’altitudine in uno stesso cru.

I 10 cru di 1° livello del Barolo

La zona di produzione del più famoso vino piemontese comprende 11 comuni nel territorio delle Langhe: Barolo, Castiglione Falletto, Cherasco, Diano, Grinzane Cavour, La Morra, Monforte, Novello, Roddi, Serralunga, Verduno.
Le 181 MGA del Barolo sono state approvate nel 2009 e, ad oggi, rappresentano una garanzia di prestigio per il consumatore attento, ma anche una straordinaria leva di marketing, soprattutto per l’esportazione all’estero.

Escludendo Cannubi e Cerequio, già molto conosciuti anche al grande pubblico, abbiamo chiesto ad alcuni professionisti del settore e appassionati di citare quali secondo i loro pareri esperti sono i migliori vini Barolo in base alle zone di provenienza dei vigneti.

Ecco la classifica:
1. Bricco Boschis – Castiglione
Aziende: Cavallotto, Roccheviberti

2. Brunate – La Morra – Barolo
Aziende: Boglietti, Ceretto, Damilano, Marcarini, M. Marengo, Oddero, Francesco Rinaldi, Giuseppe Rinaldi, Vietti. Roberto Voerzio

3. Bussia – Monforte
Aziende: Podere Ruggeri Corsini, Oddero, Poderi Colla, Cascina Amalia, Armando Parusso, Pianpolvere Soprano di Rocche dei Manzoni, Damilano, Domenico Clerico, Poderi Aldo Conterno, Monti;

4. Lazzarito – Serralunga
Aziende: Ettore Germano, Guido Porro, Vietti;

5. Monvigliero – Verduno
Aziende: Alessandria Fratelli, Burlotto Comm. G.B., Paolo Scavino;

6. Vignarionda – Serralunga
Aziende: Ettore Germano, Massolino, Oddero, Luigi Pira, Giovanni Rosso;

7. Cerretta – Serralunga
Aziende: Elio Altare, Ca’ Romé, Giacomo Conterno, Ettore Germano, Giovanni Rosso, Schiavenza;

8. FranciaSerralunga
Aziende: Giacomo Conterno;

9. Ginestra – Monforte
Aziende: Domenico Clerico, Diego Conterno, Conterno Fantino, Paolo Conterno, Elio Grasso;

10. Monprivato – Castiglione Falletto
Aziende: Giuseppe Mascarello e Figlio.

Langhe con castello di Grinzane Cavour sullo sfondo

Breve storia dei cru del Barolo

Serralunga

Per diversi secoli, i cru di Serralunga furono nelle mani di uno stesso proprietario: i Marchesi di Barolo. Poi, a ridosso dei primi anni del XX secolo, passarono in possesso del conte Gastone di Mirafiore, allora proprietario di Fontanafredda. Con la nuova acquisizione il conte aveva il 20% dei vigneti più importanti della zona del Barolo. Un’utopia, oggi.

A partire dall’anno successivo, il conte diede il via al frazionamento e molti semplici viticoltori divennero proprietari, non senza sacrifici. Alcuni tra i più proficui ed eccelsi vigneti diventarono di proprietà del dottor Lanzavecchia, un valente chimico con già alcune altre cantine. Il dottore, negli anni successivi, vendette i suoi prestigiosi vigneti ad Angelo Gaja, attuale proprietario.

Barolo

Storicamente i cru di Barolo richiamano un solo nome, ancora oggi noto e famoso: Cannubi, simbolo dei cru del Barolo. Un’etichetta storica reca la data: “Cannubi 1751”, a testimonianza della sua esistenza, già molto prima di quella dello stesso Barolo.
Il prestigio del vigneto Cannubi risiede nella composizione del terreno: variegata, poliedrica, con terreni del periodo tortoriano ed elveziano con un’incredibile ricchezza di microelementi.
Cannubi si contende, con i cru di Serralunga, il merito di aver fornito ai marchesi Falletti l’uva per il famoso Barolo inviato a casa Savoia a Torino. D’altronde, al tempo, erano un’unica proprietà feudale.

Per i maggiori produttori di vino Barolo, nel tempo, è diventato un must acquistare una vigna in questa zona. Sul finire del secolo scorso una vigna a Cannubi fu acquistata dalla ditta Gancia, per la cifra di 800 milioni di vecchie lire per ettaro. Oggi la zona dei Cannubi si è allargata e unita ad altre sottodenominazioni come Muscatel, Boschis, Valletta, San lorenzo. Storicamente si intendeva, con questo termine, l’area di vigne comprese tra le cascine Viganò e Ferrero.

A Barolo troviamo altri ottimi cru come Sarmassa, Le Coste, Monrobiolo, Via Nuova e Bricco Viole. Quest’ultimo è citato in un vecchio quaderno dai cantinieri dell’Opera Pia Barolo. Si mescolavano le uve che provenivano da quel vigneto con quelle provenienti da Cannubi per migliorare la qualità del Barolo. Ovviamente erano considerate ai massimi livelli. Brunate e Cerequio sono cru eccelsi allo stesso modo.

Fonte storia [WineTaste]

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Dario Ujetto
Dario Ujetto

Da adolescente senza computer a quasi quarantenne googleiano DOC. Ovvero: come passare dalla lettura del giornale cartaceo, alla scrittura di un blog in meno di un nano secondo. Ma mi occupo anche di marketing, cibo, libri e comunicazione.

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