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Sale lo scontento per lo stop regionale al Take-Away

Dario Ujetto
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Un coro di proteste da parte degli imprenditori e delle associazioni di rappresentanza sta salendo verso le sale della Giunta Cirio.

Oggetto dello scontento è il NO al take-away (asporto) che il Presidente Cirio vorrebbe dare su tutto il territorio piemontese.

Dopo settimane di chiusure e di pesanti cali del fatturato (compensato in minima parte dall’avvio del delivery), molti operatori aspettavano il via libera all’asporto per iniziare a respirare.

Così il Presidente Cirio: “i medici e gli scienziati ci dicono che è necessario in questo momento mantenere una linea di rigore, una linea che confermiamo e va di pari passo con la consapevolezza che il Piemonte ha bisogno di ripartire e di un nuovo equilibrio.

Il governo, con appositi protocolli di sicurezza, ha dato il via libera alla riapertura delle attività produttive e questo avverrà anche in Piemonte.

Ma alla luce dei dati attuali, riteniamo invece necessario nella nostra regione essere prudenti sulle attività sociali e su determinate attività commerciali, come ad esempio il take-away, che possono creare situazioni di assembramento difficilmente gestibili, soprattutto nelle grandi città come Torino dove ci sono quartieri in cui si sono già create situazioni complesse dal punto di vista dell’ordine pubblico”.

Purtroppo non si comprende come mai i supermercati possono gestire le loro code in totale sicurezza mentre i bar e i ristoranti no.

Sui social stanno già fiorendo i gruppi di protesta e coordinamento dal basso degli esercenti, e anche il nostro blog ha avviato una petizione su Change.org (aderite qui).

Compatte le associazioni del commercio e degli artigiani.

La situazione è critica: se non si va incontro alla ristorazione, avremo ben poco da raccontare sull’enogastronomia del Piemonte”. E’ questo l’ultimo allarme che arriva da Confesercenti Torino, per bocca del coordinatore Fiept Luca Amato.

Dopo lo stop – spiega Amato – il take-away rappresentava l’unico spiraglio del settore: a seguito dell’annuncio del Premier le attività si stavano riorganizzando con ordini e acquisti, che hanno dovuto bloccare. Con questo annuncio Cirio ci ha dato la mazzata finale”.

Grande delusione è anche quella espressa da Maria Luisa Coppa, presidente di Ascom Torino e provincia.

Una doccia fredda per quella che era almeno una minima speranza delle nostre aziende della ristorazione: era una soluzione per poter fare andare avanti l’attività, al minimo, ma almeno andare avanti. Sono aspettative che in questa maniera vengono deluse“.

E aggiunge: “E’ vero che siamo in una situazione problematica a livello sanitario, ma la percezione è che l’impazienza stia crescendo, tra le imprese. Una rabbia che stiamo cercando di stemperare, ma che aumenta“.

Il Coordinamento della associazioni di commercianti di Torino ha inviato al Presidente della Regione e al Sindaco Chiara Appendino un elenco di proposte per permettere la rinascita del comparto.

Tra le richieste del documento, come spiega il Presidente Fulvio Griffa, quella di:

  • abbattere il costo del lavoro fino a dicembre 2021 tramite tasse locali annullate, esenzione del versamento dei contribuiti per i dipendenti per i mesi di stop;
  • ampliamento degli spazi dei dehors senza oneri;
  • accesso al credito facilitato.

E critiche alla decisione di Cirio arrivano anche dal mondo artigiano, che parlano di: “sgomento e preoccupazione per l’ipotesi di uno slittamento del take away – commenta Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Piemonte.

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Dario Ujetto

Da adolescente senza computer a quasi quarantenne googleiano DOC. Ovvero: come passare dalla lettura del giornale cartaceo, alla scrittura di un blog in meno di un nano secondo. Ma mi occupo anche di marketing, cibo, libri e comunicazione.

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