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Parco Dora o non Parco Dora: questo è il problema?

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Parco Dora è stata la location di Terra Madre Salone Del Gusto. L’edizione 2022 ha chiuso con 350.000 passaggi registrati in 5 giorni di apertura.

La formula gratuita ha sicuramente aiutato l’affluenza, limitata solo dalla pioggia nella giornata di sabato. Per il resto si sono registrati 700 eventi, 150 Paesi rappresentati e 3.000 delegati.

Il Sindaco Stefano Lo Russo ha parlato di “miglioramenti” in vista dell’edizione 2024, ricandidando de facto il Parco Dora a location vocata ad ospitare Terra Madre-Salone del Gusto.

Da qui parte la mia riflessione.

La visione e il posizionamento di un evento porta a scegliere la location.

Scegliendo Parco Dora e scegliendo la gratuità, si è puntato sui numeri e sulla forte affluenza. In sostanza il Salone del Gusto è diventato un grande mercato a cielo aperto. Questo è un fatto, non una critica.

Già nel 2018 scrivevo che il treno dell’evento B2B era perso per sempre a favore di altre manifestazioni più focalizzate. Anche questa edizione, parlando con molte aziende standiste, non si discosta. Tanto pubblico ma pochi operatori.

Appunto, un grande mercato popolare. Ma Parco Dora piace agli espositori? Il costo degli stand giustifica lo spostamento dal Lingotto?

Al pubblico certamente, anche se sono necessari appunto i “miglioramenti” promessi da Lo Russo. Parcheggi (scarsi e poco segnalati), maggior trasporto pubblico e maggior controllo delle forze dell’ordine.

Seguendo alcuni eventi di Camera di Commercio e Maestri del Gusto, ho notato tanti sold-out ed attenzione degli avventori. Riuscire a mixare mercato popolare e formazione sarà la sfida cruciale per il 2024.

Infatti Slow Food nasce per fare cultura, formazione e divulgazione. La parte di eventi deve essere l’asse portante di Terra Madre. Una critica diffusa è stata la poca presenza di nomi di peso e la difficoltà di identificare le aree eventi in mezzo agli stand.

Seconda critica sentita, la scarsa chiarezza delle mappe e delle segnalazioni.

Insomma, problemi organizzativi migliorabili ma che si trascinano di edizione in edizione. Portati anche da cambi di location e da un lungo stop Covid-19 che ha probabilmente compromesso anche le risorse umane e finanziarie di Slow Food Promozione (la società che materialmente organizza l’evento).

Da comunicatore mi piacerebbe vedere finalmente un re-branding puntando su “Terra Madre”, trovando ormail la formula Salone del Gusto desueta.

Ultima nota, Antonio Scuteri su Il Gusto parla con nostalgia di una Slow Food più corsara ed anarchica, meno politica. Io, da consumatore, trovo invece senza senso e da retrovia l’attacco di Petrini ad Amazon.

Chi ha il merito di portare 350.000 persone in un luogo non ha bisogno di attaccare nessuno, ma di costruire intorno ad un successo una futura edizione ancora migliore.

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Dario Ujetto

Da adolescente senza computer a quasi quarantenne googleiano DOC. Ovvero: come passare dalla lettura del giornale cartaceo, alla scrittura di un blog in meno di un nano secondo. Ma mi occupo anche di marketing, cibo, libri e comunicazione.

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