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La lezione di branding del Noma e di René Redzepi

Dario Ujetto
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La notizia del Noma Copenaghen riconvertito in un wine bar outdoor e in un burger bar ha fatto già il giro del mondo. La trasformazione è la prima fase della ripartenza, prima dell’effettiva riapertura con i vecchi standard del Noma, così come sta accadendo per molti ristoranti e locali a Torino.

Il giardino del Noma e gli spazi adiacenti saranno un locale popolare, con due burger in menù e zero lista delle prenotazioni. Aperto a tutti, ovviamente nel rispetto delle regole.

Cosa dire di questa mossa di marketing?

Ancora una volta René Redzepi si conferma uno chef imprenditore e un attento uomo immagine. Nonché un visionario. La svolta del Noma è funzionale, ma anche strategica. Una lezione di management e branding da copiare e studiare attentamente. Possibile perché il brand del ristorante ha raggiunto una credibilità ormai globale ed è legato alla percezione di innovazione estrema. Quindi l’idea di un burger-bar a prezzi Pop non è avvertito come un “tradimento” del posizionamento, ma appunto come un’idea radicale.

René Redezpi, chef del NomaIn parole povere Renè Redzepi ha applicato il manuale dell’imprenditore ideale:

1. Immaginare il futuro;
2. Definire il percorso;
3. Agire con decisione;
4. Pensare Agile;
5. Non copiare da altri.

Lo ha fatto con umiltà, mettendo al centro il cliente e le sue paure. Una grande lezione.

 

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Dario Ujetto
Dario Ujetto

Da adolescente senza computer a quasi quarantenne googleiano DOC. Ovvero: come passare dalla lettura del giornale cartaceo, alla scrittura di un blog in meno di un nano secondo. Ma mi occupo anche di marketing, cibo, libri e comunicazione.

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