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Green Pea a Torino: le 5 cose Top, le 5 cose da migliorare

Dario Ujetto
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Ieri si è tenuto il “Discovery Day” di Green Pea a Torino. La struttura è definita il primo Green Retail Park ed è la terza impresa della famiglia Farinetti (dopo Unieuro ed Eataly).

Apertura al pubblico il 9 dicembre.

La descrizione è su tutti i media che hanno seguito l’evento o che ne hanno parlato nei mesi scorsi. 15.000 mq, azionista di riferimento per il 90% Eatinvest S.p.a, per il 10% della famiglia Orecchia, storici imprenditori della moda a Torino.

Sono un centinaio le aziende del cluster Green Pea a Torino, la cui mission è rendere cool ed accessibile il consumo sostenibile e green. E nel discorso di ieri Oscar Farinetti ha infatti riaffermato un concetto fondamentale. Va bene Greta con i suoi appelli e libri, ma se il consumatore non trova luoghi di consumo dove acquistare sostenibile le buone intenzioni saltano. E quindi spetta ai “mercanti” mettere a terra imprese e prodotti sostenibili.

Se Green Pea sarà per il movimento di Greta ciò che Eataly è stato per Slow Food lo dirà solo il tempo.

Secondo grande concetto detto ieri da Oscar Farinetti (ma ricordiamo che la gestione di Green Pea è sulle spalle di Francesco Farinetti, uno dei figli di Oscar e bravissimo manager) è che la perfezione non appartiene alle imprese. E che partire è importante, si migliora con il tempo e l’esperienza.

E infatti Green Pea a Torino (sarà l’unica sede italiana, gli altri sono già oggetto di accordi di sviluppo con partner esteri) ha delle intuizioni geniali e delle cose che funzioneranno molto bene ed altri aspetti da migliorare. Non tutto è perfetto, ma è questo il bello no?

Green Pea a Torino: le 5 cose top

Partiamo ovviamente dalle cose (a mio parere) belle e che funzioneranno bene. Per comodità le abbiamo raggruppate in 5 elementi, ma potevano essere di più.

Casa Vicina

Sarà un Centro Commerciale, come lo definiscono molti, ma Green Pea a Torino ospita fra le sue mura un ristorante stellato: l’ormai storico Casa Vicina della famiglia Vicina. Rispetto alla vecchia sede, il salto è quantico.

Non cambia l’eleganza e la professionalità di Stefano Vicina e staff in Sala e la proposta di Claudio ed Anna Vicina in cucina. Ma l’estetica del locale è un salto diretto verso una potenzialità (forse sussurrata) chiamata seconda stella.

Luce naturale, terrazza, sala aperta. Un ristorante internazionale per i campioni della cucina piemontese. Voto: 10

100Vini&Affini

La genialità inquieta di Davide Pinto, la professionalità e le intuizioni di Michele Marzella hanno finalmente sposato un partner solido come Andrea Farinetti ed il suo 100Vini.

Con l’apporto di Mister Baladin e la sua lattina (leggi post) si può tranquillamente affermare che il triangolo non l’avevamo considerato ma funziona alla grande.

Un format che fra bancone (spaziale), serra, immersione nei libri e rinascita del marchio “Distillerie Subalpine” proietta il mio amato Affini verso un futuro di crescita (e direi che nel 2020 è una conquista di tutto rispetto). Voto: 9,5 (come Baggio).

GP2, l’area del fashion

A mio parere è questa l’area meglio progettata di Green Pea.

Il piano (GP2 appunto) realizza al meglio la mission della nuova impresa farinettiana. Ci sono marchi di abbigliamento nati con Green Pea, imprese come Produzione Lenta, i pantaloni di PT01, accessori, cinture, simulatori di vela, grandi e piccoli.

E soprattutto brand che possono essere acquistato solo da Green Pea. Un goal clamoroso. Voto: 10

Alcune aziende presenti: Borbonese, Timberland, PT Torino, Patagonia, Esemplare, Oscalito1936, Drumohr, Giampaolo, Ecoalf, North Sails, Dedicated e Ortigni (Brand Director Roberto Orecchia). E poi sartoria del passato e del futuro con l’avatar-factory Igoodi.

Otium Pea Club

La piscina riscaldata con vista su montagne e stadio del Torino è l’icona di Green Pea a Torino. E’ il fiore all’occhiello dell’Otium Pea Club.

Un Roof Top finalmente degno, gestito da To-Be con il supporto tecnico, fra gli altri, di Alkemy. Quando si potranno nuovamente fare eventi dal vivo diventerà la place to be delle stagioni modaiole torinesi. Voto: 9

Multinazionali e piccole aziende in un unico luogo

Io trovo un messaggio assolutamente contemporaneo aver saputo mixare grandi realtà come Enel (con EnelX), FCA, Tim con micro realtà come Le Candele di Franca, l’artigiana delle candele.

Tutti possono avere pari dignità, dialogare e contribuire al consumo sostenibile. Mi auguro che molte piccole imprese presenti in Green Pea a Torino abbiano un boost importante per alzare il livello della competizione o semplicemente per essere conosciute.

Green Pea a Torino: le 5 cose da migliorare

Non tutto mi ha convinto. E in 15.000 mq di spazi commerciali è naturale.

E-Village

Lo spazio FCA dedicato principalmente alla nuova 500 elettrica mi convince poco. Mi ripropongo di andarlo a visitare con maggiore calma, ma sembra veramente solo un green-washing del Gruppo. Il futuro della mobilità sostenibile non è un concessionario rivisitato, e forse neanche la proprietà del veicolo. Allora perchè non pensare un business del noleggio come Leasys? Voto: 5,5

GP1, il piano dell’arredamento e del living

Forse gioca contro la mia scarsa esperienza e passione per l’interior design. Ma il piano dell’arredamento e della casa non mi ha conquistato. Gli oltre 40 partner, dai nomi prestigiosi alle piccole aziende, sono un cluster meno potente del GP2. Voto: 6-

Bellezza

Sarà che avrei già speso tutto il mio limitato budget al GP2, sarà che i libri davanti ad un cocktail di Marzella sarebbero un richiamo troppo grande. Ma i negozi di Ermenegildo Zegna, Brunello Cucinelli, Herno e SEASE sono poco attrattivi e soprattutto poco caratterrizzanti. Mi sarei aspettato di più che quattro boutique del lusso. Voto: 5

Serra Unicredit

Se volete vedere mq. buttati via, andate a visitare la serra Unicredit. Simbolo dell’arroganza di questo Istituto, una presenza buttata lì per mettere una bandierina. Voto: 4

No Food, no scuola

Il quinto punto tocca due aree che avrei voluto maggiormente valorizzate. Quando si parla di food, ovviamente la famiglia Farinetti può solo insegnare.

E il cibo è Eataly, proprio al fianco. Ok, ma mi sarebbe piaciuto vedere una sorta di “Eataly Next” per valorizzare le nuove produzioni di cibo, dalle serre aero e idroponiche alle fattorie verticali, fino alla lombricoltura e i prodotti da cibo in laboratorio. Difficile certamente, ma la sostenibilità passa soprattutto dal cibo.

Seconda area la formazione. Mi sarebbe piaciuto vedere una scuola materna dentro Green Pea a Torino, oppure uno spazio dedicato al Politecnico. Manca l’impronta della formazione nel progetto farinettiano.

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Dario Ujetto
Dario Ujetto

Da adolescente senza computer a quasi quarantenne googleiano DOC. Ovvero: come passare dalla lettura del giornale cartaceo, alla scrittura di un blog in meno di un nano secondo. Ma mi occupo anche di marketing, cibo, libri e comunicazione.

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