venerdì 19 dicembre 2014

BAULI SENZA GLUTINE - UN CASO POCO SOCIAL


I "Social", ce lo ripetiamo sempre nei convegni, servono a "dialogare" con i clienti. 
Per riassumere, gli "old media" fanno comunicazione ad una via (l'azienda "spara" il suo messaggio e il consumatore lo recepisce) mentre i Social Media servono a stabilire un dialogo fra azienda e utente.
Facile no? No, non è facile.
Quando arriva una crisi, molte aziende non dialogano.

Nel cibo l'ultimo caso pare essere il "Pandoro senza glutine" della Bauli (il caso è ben riassunto da DISSAPORE).

Grazie alla startup Amico.WS siamo riusciti a sondare i movimenti della FanPage Bauli nella settimana "calda" dal 15 novembre al 21 novembre.
Un'impennata di proteste dovute ad un prodotto (o sembra un lotto della produzione) non qualitativamente accettabile.


L'azienda Bauli pubblica, il 21 novembre, sotto la pressione dei centinaia di post arrivati dagli utenti un messaggio standard di scuse.
In sostanza, una modalità che potrebbe essere usata sulla carta stampata, sulla radio, in televisione.

Le analisi di Amico.WS ci dicono che le proteste iniziano già il 18 novembre mentre la risposta standard arriva solo il 21 novembre
Tre giorni per rispondere a clienti "incazzati" su una base utenti di 130.798 persone
Decisamente troppi, soprattutto per una piattaforma nata per il "dialogo" con l'utente.
Esiste un metodo, chiamato "social customer care", per prevenire in real-time ogni deflagrazione di crisi aziendale.

Una procedura e i giusti mezzi informatici possono "salvare" un'azienda da pessime figure!
Il picco di post sulla pagina FAN di Bauli

Il confronto di numerica post fra BAULI e i concorrenti

giovedì 18 dicembre 2014

NORMA POLPETTERIA ARTIGIANA


Uno dei locali sulla bocca di tutti è sicuramente Norma-Polpetteria artigiana. Posto proprio dietro Palazzo Nuovo (la "bella" sede delle Facoltà Umanistiche UNITO) è impossibile da approcciare il venerdì e sabato sera. E infatti noi lo abbiamo visitato un martedì sera.

Polpette a tutto tondo e per tutti i gusti. Fritte, al forno, di carne, di magro, di pesce accompagnati da pochi contorni o dagli spaghetti. Possibilità di abbinare anche salse gustose.
Il servizio è veloce, la qualità ottima (merita un encomio particolare la polpetta ricotta e scorze di limone), i prezzi alti. Ma l'idea si paga così come l'impegno del personale.

Comunque la "scorpacciata a Norma" (9 polpette del giorno), un dolce, un bicchiere di vino e il caffè (offerto gentilmente) vanno via a 16€. Non abbiamo consumato l'amata birra Beba ma è in carta.
Non proprio un locale da studente squattrinato ma sicuramente un piccolo lusso accessibile ai più.


La piccola sala e il bancone conta 25/28 coperti, il concept è progettato per essere facilmente gestibile e anche replicabile.
Il nostro giudizio è sicuramente positivo.

via Roero di Cortanze 4,
Torino.
Apertura 11-23; 011 1978 1712.
NON ACCETTA PRENOTAZIONI. 



lunedì 15 dicembre 2014

RISO: BIO FURBI O CANNA DEL GAS?


La trasmissione REPORT di Milena Gabbanelli "sale" a Vercelli e nelle zone italiane del riso per parlare di un nervo scoperto della produzione italiana: il riso biologico.
Una guerra, non molto sotterranea, fra chi continua a coltivare riso in maniera "convenzionale" (con metodi di agricoltura industriale) e chi si è, in parte, convertito al "biologico".
I primi accusano i secondi di utilizzare il "biologico" come semplice specchietto per le allodole, sfruttando un sistema di controlli facilmente aggirabile e spuntando un prezzo tre volte superiore alla materia prima convenzionale.
Grande spazio all'Azienda Agricola Stocchi, che da anni ha abbracciato il biologico come approccio etico ed economico.

La situazione della filiera è grave. Il 23 luglio scorso al Parlamento Europeo, Paolo Carrà - Presidente dell'Ente Nazionale Risi -  ha illustrò l'evoluzione delle superfici risicole italiane, passate dai 247mila ettari (2011) a 218mila ettari del 2014.

Dalla Cambogia e dal Myanmar (Stati in via di sviluppo legati all'Ue dall'accordo Eba che permette di esportare in Europa a dazio zero, tutto eccetto le armi) si importa riso indica, e proprio la produzione italiana di indica conoscerà, secondo le previsioni, una calo del 21% della superficie (il prezzo non permette di coprire i costi), mentre l'import dalla Cambogia conosce un aumento del 23%
Inoltre, da questi Stati ora arriva riso anche lavorato, pronto per essere venduto, con conseguenze negative per l'intera industria di trasformazione europea.
La fuga verso il "biologico" sembra la via più facile per sopravvivere in un mercato ormai globalizzato, e farlo nel breve termine.
Come sempre, quando si gestisce un'azienda, paiono distanti le parole dei convegni e dei consulenti (raccontare, diversificare, investire in comunicazione) e sono molto vicine le scadenze (banche, tasse).

Soluzioni? Tante o poche, tutto è in mano al mercato finale ed intermedio. Se i consumatori e i rivenditori guarderanno solo il fattore prezzo la risicoltura italiana non avrà grande futuro.

QUI PUNTATA INTERA.

venerdì 12 dicembre 2014

COTTO LENTI E TERRA MADRE DAY ALLA CASCINA DEI CONTI


Due segnalazioni di iniziative legate al cibo per il weekend.

Degustazioni della birra Chellerina con Cotto Lenti protagonista: al Birrificio San Paolo venerdì 12 dalle 19,00 con il prosciutto cotto Lenti&Lode e focaccia, e al Birrificio Torino lunedì 15 dalle 19,00 con uno speciale hamburger con la Pancetta Deliziosa Lenti.

L’idea della Chellerina nasce da un’alleanza tra birrifici. I mastri birrai Riccardo Miscioscia (Birrificio La Piazza), Maurizio Griva e Graziano Migliasso (Birrificio San Paolo), Mauro Mascarello (Birrificio Torino) e Renzo Losi (Black Barrels) hanno siglato un accordo per produrre una birra sola per Torino

Domenica 14 dicembre presso l'Agrimulino Cascina dei Conti, si interpreterà il Terra Madre Day con tutta la filiera del grano - dalla macina fino alla tavola. Dalle ore 10,00 fino al tardo pomeriggio.




mercoledì 10 dicembre 2014

L'ANCORA STORE - L'ALTRO PESCE (DEL MEDITERRANEO)

Cozze bretoni di importazione - si cerca l'eccellenza anche fuori Italia

Tre soci e una visione: offrire un prodotto di eccellenza nel campo del pescato
E raggiungere l'obiettivo controllando la filiera, dal peschereccio alla tavola.

Parte da Torino l'avventura de L'Ancora - Officina del Pescato
Dall'unione di competenze di Daniele Nosenzo (chef di esperienza e talento e da sempre nel settore), Davide Cavalieri (Direttore Generale di Cavalieri Retailing) e Salvatore Gandolfo (CEO) nasce un progetto di business che si propone di valorizzare il prodotto ittico mediterraneo in Italia e all'estero.

Aperto il primo locale/laboratorio il 14 settembre in via Giolitti angolo via Lagrange, il team ha iniziato a sperimentare nuove formule ristorative e di offerta. Da un mood informale e smart per la pausa pranzo, fino ad un clima più elegante per il consumo serale


"Abbiamo diviso il progetto in tre fasi - spiega Davide Cavalieri - partendo dalla ricerca dei Partner sul mare, avviando uno stabilimento di lavorazione di 850mq a Collegno ed infine avviando lo spazio retail di somministrazione".

A pieno regime L'Ancora Store dovrebbe svilupparsi su tre identità, la divisione FOOD per realizzare prodotti per la ristorazione, lo STORE per la vendita diretta fisica (con servizio al tavolo, delivery e gastronomia) e lo STREET FOOD per la vendita in mobilità del prodotto.

"Siamo in una fase di sperimentazione totale, e nel 2015 avvieremo una serie di innovazioni che giungeranno a dare piena identità al progetto" - conclude Cavalieri.

Attualmente il magazzino di Collegno (550mq utilizzati) ospita tecnologie proprietarie (come la sperimentazione dell'abbattimento in azoto liquido) e il layout di ambienti che non si contaminano. Una vera "clinica" del pescato.
Gli altri 300mq verranno dedicati a spazi di didattica e vendita diretta.
I due pescherecci che, ad oggi, compongono la flotta operano nel cono di Acitrezza, sulla costiera iblea e in generale nel mar Ionio.  

Interessante anche il rapporto qualità/prezzo
L'attuale scontrino medio registra una forchetta 15€/25€ in pausa pranzo mentre 25€/35€ per la cena. In sperimentazione anche un "kit delivery" che permette a 25€ di degustare 4 piatti e realizzare, a casa, una experience food completa.



"Attualmente la nostra potenza di fuoco non si limita al negozio di Torino, e infatti il nostro obiettivo è l'espansione internazionale attraverso partner selezionati - spiega Davide Cavalieri - maturando continui miglioramenti anche dal lato enologico (oggi la carta dei vini è uno degli assi di miglioramento del progetto, ndr) e dal punto di vista comunicativo".

Infatti una delle principali barriere è la percezione del consumatore finale. 
L'Ancora Store è un progetto di filiera integrata che permette di ricavare un prodotto eccellente e sostenibile; però il negozio è in parte ancora percepito come un ibrido fra take-away e all you can eat.

"Sull'area di Torino siamo consapevoli che solo fra mesi il messaggio de L'Ancora sarà chiaro ed apprezzato - continua Cavalieri - ma il nostro progetto e i grandi investimenti di startup sono calibrati per ragionare sul lungo periodo".

Un'iniziativa imprenditoriale visionaria che vede la città della Mole come primo banco di prova. 

"La posizione scelta per il primo punto vendita è interessante come location - ci spiega Davide Cavalieri, fra l'altro decano dei consulenti retail italiani - ma il layout non ci soddisfa del tutto. A pieno regime il locale tipo sarà 200mq possibilmente su un livello solo".


L'Ancora Store - L'Officina del Pescato
via Giolitti 4/B
tel. 011.5063008
info@lancorastore.com


venerdì 5 dicembre 2014

MARCO RAMASSOTTO CORREGGE LA STAMPA. NON DI SOLO SALE E' FATTO IL PANE!


Lunedì 1° dicembre la cronaca di Torino del quotidiano La Stampa apriva con il titolo - "La Regione cambia il pane dei piemontesi" (a firma del giornalista Alessandro Mondo).

Un reportage di due pagine narrava la notizia di un'intesa fra panificatori e Assessorato alla Sanità della Regione Piemonte per rilanciare il prodotto diminuendo la quantità di sale
E via con interviste ed opinioni.

Marco Ramassotto, imprenditore agricolo ed esperto di panificazione, ha rilevato una serie di incongruenze. A partire dalla quantità di sale, cioè il cuore dell'accordo.

Il cibo è un argomento difficile, spesso trattato dai grandi giornali più per moda che per vocazione. Invitiamo i consumatori e i lettori ad usare tutti i mezzi loro disponibili per informarsi.
E Marco Ramassotto ci ha esposto il suo punto di vista.

Perchè la quantità di sale indicata nell'articolo di Alessandro Mondo per La Stampa non è corretta?
 
La quantità di sale indicata nell'articolo è in linea con quanto suggerito dall'Associazione italiana panaificatori
Ma non corrisponde assolutamente alla quantità che solitamente viene impiegata. 
Provate ad impastare 1 kg di farina, 15 grammi di sale e un po' di lievito. Vedrete se il risultato che otterrete ha la stessa sapidità del pane che acquistate solitamente. Occupare due pagine di uno dei principali quotidiani italiani per dire che abbassando la quantità di sale nel pane migliora la salubrità del prodotto è ridicolo
E' come sostenere che con un ombrellino tascabile diminuisce il rischio se siamo investiti da un tornado tropicale. 
Si parte dall'assunto che un piemontese consumi mediamente 85 grammi al giorno. 
Considerando che una buona parte di quegli 85 grammi sono costituiti da acqua (i 15/20 grammi sono riferiti alla farina a cui va aggiunta l'acqua), significa diminuire di circa 0,7 grammi la quantità di sale giornaliera. 
E se poi mi scappa nell'insalata?

Cosa rende il prodotto finale più salubre? Cosa incide nella salubrità del prodotto - materia prima, lievitazione?
 
Ciò che renderebbe il prodotto più salubre sarebbe sicuramente una migliore selezione di materie prime e la drastica eliminazione di miglioratori chimici, additivi e grassi di dubbia provenienza (olio di palma, sansa). 
Elementi presenti nella stragrande maggioranza dei prodotti da forno che acquistiamo compreso il pane, ma che non vengono quasi mai dichiarati. 
Sicuramente una corretta fermentazione e una lunga lievitazione dell'impasto sono di importanza fondamentale. 
Con la lunga fermentazione arricchiamo di "batteri buoni" il nostro impasto. Il che, abbinato ad una farina ricca di fibre con al suo interno il germe di grano, donerebbe un sapore e una fragranza al prodotto ineguagliabili. 
Ma sicuramente per il "sistema" pane è più conveniente depauperare la farina e vendere il germe e la crusca in farmacia a prezzi stellari.
Oggi purtroppo si inseguono le copertine, a suon di compromessi.

 
Cosa dovrebbero fare realmente i produttori per essere in linea con il mercato e i bisogni dei clienti?

Ti capovolgo la domanda. Cosa dovrebbero fare i consumatori? 
Una cosa sola: rivedere le priorità e pensare che qualche km o qualche € in più per l'acqusito di un prodotto più salubre è forse più importante di un pomeriggio passato al Centro Commerciale. 
Se ci fosse più domanda di qualità sarebbero i produttori a doversi adeguare. 
I consumatori avranno sempre il coltello dalla parte del manico. 
A patto che se ne rendano conto. E che interessi loro.

giovedì 4 dicembre 2014

NICOLA FARINETTI - EATALY E GLI INSEGNAMENTI DI MIO PADRE


Ai margini del 2° Forum Food&MadeinItaly de il Sole24Ore abbiamo avuto la possibilità di incontare Nicola Farinetti.

E' nata un'interessante chiaccherata virtuale sul mondo Eataly e le evoluzioni del mondo Food.

Oggi Nicola Farinetti è impegnato, con gli altri due fratelli, nella crescita dell'azienda fondata dal padre Oscar. Ha maturato una notevole esperienza internazionale avendo seguito le aperture estere del marchio.
Evoluzione dell'azienda, sciopero di Firenze ma anche alcuni consigli ai coetanei che vogliono lavorare negli States. Ecco le risposte di Nicola Farinetti alle domande di Eat Piemonte.
 

Il rapporto Coop 2014 testimonia una stagnazione dei consumi. Come Eataly siete impegnati in nuove aperture e in un grande progetto come il FI.CO a Bologna. Quali misure avete attuato e attuerete per reagire ad un mercato interno sostanzialmente fermo?

La nostra risposta a questa crisi è: creatività, lavoro e cambiamento . Nel nostro mondo bisogna dare un motivo ai clienti per sceglierti e pensiamo che bisogna continuare a creare e a "sbattersi" per poter essere diversi tutti i giorni e offrire sempre qualcosa di nuovo. 

FI.CO nasce dalla voglia di fare, dalla voglia di realizzare qualcosa di nuovo e di diverso e dalla profonda convinzione che ci sia sempre possibilità per sperimentare.

Come Eataly avete investito risorse nell'e-commerce (con la società ad hoc Eataly Net). E siete parte attiva del progetto Ebay-Gusto

Come giudichi l'andamento sul mercato italiano e su quello statunitense? Oltre alle dimensioni diverse dei due mercati quali sono le differenze di approccio fra consumatore digitale italiano e quello statunitense nella categoria cibo?
 

I due approcci non sono così diversi. 
Lo sono di più su città come NYC e LOS ANGELES, dove ormai ci sono servizi online di ogni tipo con delivery in giornata (anche da parte di enti terzi) e quindi la possibilità di comperare online in qualsiasi negozio in tempo reale sta aumentando di molto i consumi. 
In pratica mandi qualcuno a farti la spesa. Questo è un nuovo approccio all’acquisto online e lo trovo molto interessante.
 

Per il resto noi stiamo andando molto bene anche nell’online, abbiamo una grandissima crescita anche se continuiamo a parlare di cifre piccole. Le cifre potranno aumentare quando cominceremo seriamente ad offrire i prodotti freschi, cosa che oggi non stiamo ancora facendo.

Possiamo ipotizzare un Eataly acquirente di startup innovative italiane sia nel mondo digitale che fisico legate al cibo? Una sorta di Google dell'ecosistema cibo italiano?
 

Direi di no. Siamo troppo impegnati nel nostro lavoro e nello sviluppo sia all’estero che in italia per poter pensare di acquisire molte aziende durante il nostro cammino.

Eataly e personalmente suo padre sono stati attaccati da alcuni organi di stampa, soprattutto dopo lo sciopero di Firenze. Vorrei dare un'informazione precisa. Quanti sono in Italia i dipendenti Eataly e quali sono le tipologie di contratto? E infine come funziona il percorso di selezione e crescita delle HR in Eataly?

I dipendenti Eataly in italia sono poco meno di 1700. Noi rispondiamo al contratto nazionale del turismo. 

Eataly si avvale della consulenza di un grande azienda di HR come Adecco per la selezione dei suoi collaboratori. 
E’ assolutamente normale, per una azienda in forte crescita come la nostra, che assume centinaia di nuove persone tutti gli anni, utilizzare questi servizi. 
Quindi normalmente un nuovo assunto da Eataly fa una prova con contratto interinale, poi viene assunto direttamente da eataly con un contratto a tempo determinato e se va tutto bene normalmente si arriva al contratto a tempo indeterminato nel giro di 12/18 mesi. 
E’ una prassi abbastanza normale, sarebbe impensabile per una negozio come Milano assumere 300 persone nuove tutte assieme in modo indeterminato.
Per darvi un’idea, a Milano nel giro dei primi 9 mesi abbiamo già più del 50 % di assunti con contratti indeterminati o con apprendistati.

Expo 2015 ha portato l'attenzione sul cibo. Ma ormai non è più nascosto l'interesse del mondo Private Equity per aziende food italiane (sia consumer sia artigianale alto di gamma). Anche Eataly ha visto l'ingresso di Tamburi Investment Partners

Come cambierà il panorama industriale del cibo dopo il rafforzamento di questa tendenza? 

Difficile da dire. dipenderà molto dal tipo di Private Equity. Tamburi è per noi un partner importante perché lo vediamo non solo utile per la quotazione in borsa, ma anche come investitore di lungo corso, mentre sovente le private equity vogliono una way put nel giro di 4/5 anni.
Spero che le private equità possano portare nel mondo del cibo un po’ di competene internazionali ed aiutare il cibo italiano ad andare nel mondo, in quassia forma. Vendita, ristorazione e didattica.

 

LVMH con Cova e Prada con Pasticceria Marchesi sono entrati nel settore food alto di gamma. Anche voi come Eataly o come famiglia Farinetti sareste interessati a valorizzare un marchio artigianale alto di gamma (e magari espanderlo all'estero) o il vostro spirito "animale" è quello del segmento consumer?
 

Noi abbiamo sempre creduto nell’alto di gamma ma questo non vuol dire che non possa essere anche consumer. 
La pasta di Gragnano del pastifico Afeltra è uno dei massimi esempi di pasta di grano duro al mondo. Difficile farla meglio ed in modo più rigoroso, eppure siamo in grado di offrirla sul mercato a 2,8€ 500gr, “solo” 3 o 4 volte il prezzo della industriale. 
Pensiamo che in molti campi le due cose si possano fare combaciare. Ma il nostro obiettivo rimane avere qualcosa per tutti, dalla focaccia lavorata a mano, con farine macinate a pietra biologiche e cotta nel forno a legna a 3€ fino al barolo a 100€ la bottiglia.
 

Lei è un manager molto giovane, soprattutto per gli standard del mondo del lavoro italiano. Quali consigli darebbe ad un suo coetaneo che volesse intraprendere un percorso imprenditoriale nel mondo del cibo in Italia? E cosa consiglierebbe ad un coetaneo che volesse intraprendere un'esperienza di lavoro negli Stati Uniti? 

Mi verrebbe da dire che sconsiglierei di fare l’imprenditore in italia, ma non voglio dirlo e quindi non lo dico. Io ho imparato la professione di imprenditore da mio padre, dove passione e voglia di lavorare vengono prima di qualsiasi altra cosa. 
Quindi primo consiglio è di guardarsi dentro ed essere sicuro di aver tanta tanta voglia di lavorare, tutto il giorno tutti i giorni. 

Secondo, di cercare un mercato che piaccia a prescindere dal lavoro e che possa diventare la propria vita. Lavorare deve diventare divertimento. 

Terzo, l’America non è più difficile dell’italia. Chiunque di noi può anche realizzarsi là, però bisogna essere umili. Non bisogna aver paura di fare i camerieri se si vuole aprire un ristorante.

giovedì 27 novembre 2014

KENTUCKY FRIED CHICKEN SBARCA A TORINO

Ci siamo. Oggi 27 novembre 2014 Kentucky Fried Chicken Corporation (la sua filiale italiana) sbarca a Torino, all'interno di 8Gallery (e quindi vicino al colosso Eataly).

Dopo Roma (ma prima di Milano e Venezia) la catena americana simbolo del pollo fritto arriva sotto la Mole (qui articolo de Il Fatto Alimentare).

E forse in pochi lo sanno ma anche un'altra mega catena americana opera da poco a Torino, ovvero Subway.
Pare prepararsi una stagione di sbarchi di marchi americani anche in Italia (aspettando Starbuck's e Pizza Hut).
Ma se il mercato interno è fermo, i consumi immobili, perchè i grandi brand investono nella Penisola?
Proviamo a ipotizzarlo (qui un pezzo de Linkiesta) basandoci su indizi:

- Il consumatore italiano è impoverito ma non rinuncia all'out of home: in parole povere il portafoglio dell'italiano medio non ride e piuttosto di rinunciare all'iPhone (a rate) e a cenare fuori preferisce il fast food al ristorante;
- Expo 2015 aumenterà i turisti globali nelle città italiane:  scorazzando in giro i nostri amati consumatori inglesi, americani, tedeschi entreranno nelle catene fast food conosciute per consumare i pasti;
- Il consumatore italiano non è così attento alla salubrità dei cibi: al contrario della vulgata propinata da Carlin Petrini e soci. E il brand AMERICA ha ancora un suo fascino;
- Il consumatore Eatalycentrico - gastrofighetto non è la maggioranza: lo snobbatore seriale di fast food (ci annoveriamo nel segmento) non è la maggioranza della popolazione italiana. E KFC punta su tutti gli altri.

Questi pensiamo siano le motivazioni della discesa in Italia di KFC e della sua holding di controllo (Yum Brands Inc).
Ma soprattutto c'è un ragionamento economico; i locali KFC sono in franchising. Alcuni imprenditori locali italiani (qui le condizioni) puntano sulla potenza di fuoco di KFC e Yum Brands per investire e il colosso americano ci mette faccia e know-how ma mezzi finanziari limitati.
Quindi l'Italia è un banco di prova, ma anche un esperimento realizzato in tutta sicurezza (finanziaria).

Solo il tempo ci dirà se questi brand, simbolo delle pattumiere alimentari ma macchine da guerra organizzative senza precedenti, riusciranno a rimanere sulla Penisola o meno.
Certo il loro arrivo è uno stimolo per la ristorazione nostrana, ancora troppo chiusa e timida verso le innovazioni.

La polarizzazione in atto fra una minoranza di consumatori "etici" (vegani, vegetariani, slowfoodisti o semplicemente informati) e tutti gli altri (che ricordiamo essere maggioranza) è stata perfettamente compresa da queste Corporation. Che hanno trovato terreno fertile nel diventare il riferimento della maggioranza, lasciando agli altri la spartizione degli "etici" (locali Street Food, Sagre, mercati a Km0).
E con gli "etici" si realizza (forse) qualche margine ma non sicuramente un fatturato tale da impensierire il colonello Saunders e soci.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...