lunedì 21 luglio 2014

MURAZZI, GALLERIA SAN FEDERICO, GALLERIA UMBERTO I

Spiaggia lungo Senna, Parigi

L'estate ci permette di parlare anche dell'evoluzione urbanistica ed entertainment di Torino.
Dopo la polemica "Murazzi" che ha contrapposto il pool di investitori privati e l'Assessore Ilda Curti (QUI nostro post) ecco annunciare in pompa magna la nuova spiaggia e la nuova programmazione culturale estiva. Casualmente gestite da ARCI/AICS, ovvero dalla stessa area politica di provenienza dell'Assessore Curti. Una coincidenza? Sicuramente.

La Stampa, con un reportage di Emanuela Minucci, annuncia invece che i primi 1.000mq della "nuova" Galleria San Federico (proprietà UNIPOL) sono completati.
La vera notizia food è l'apertura di un ristorante dal "nome altisonante" e proveniente dall'estero. 
L'ex galleria del Cinema Lux manterrà quindi uno stile anni '30 con negozi di lusso. 
Tutti contenti i commercianti, peccato che di grandi progetti ne abbiamo visti tanti negli anni.
Ma, ad oggi, pare che la riqualificazione sia in dirittura di arrivo e con garanzie dei vertici bolognesi di UNIPOL.

Per ultimo, la polemica "movida". In preda ad un moralismo degno del miglior Savonarola, il Sindaco Fassino vorrebbe emettere un'ordinanza di chiusura anticipata dei locali notturni. 
Esattamente come farebbe qualsiasi città che vuole definirsi turistica (sic!). 
Ma La Repubblica di oggi ci informa che la sua idea è portare la movida dentro la Galleria Umberto I.
L'ex ospedale seicentesco, trasformato in Galleria commerciale a fine '800 (QUI info) è ad oggi un deserto commerciale.
La proposta di Fulvio Griffa di Confesercenti (area politica del Sindaco) invece di destare perplessità è ritenuta seria e percorribile. La crisi del Quadrilatero la vediamo solo noi?

Galleria Umberto I, Torino

giovedì 17 luglio 2014

LAVAZZA CONTRO VERGNANO - DUE MODI DI VIVERE IL RETAIL


Due modi di vivere la caffetteria come spazio di confronto. 
Lavazza e Vergnano sono protagoniste di due approcci differenti nella gestione, sul suolo italiano, del mondo del bar (a gestione diretta).
Mentre Lavazza si appresta ad aprire il nuovo centro direzionale di largo Brescia con ristorante incorporato, chiude le serrande sui negozio di via Garibaldi e piazza Solferino
E avvia un'indefinita opera di restyling sul San Tommaso 10 (il luogo di nascita dell'azienda).
La gestione dei due negozi non sarà più diretta, ma (forse) affidata a partner terzi.

L'aggressività di Vergnano, invece, oltre a portare ad una serie di aperture in città e ad accordi con marchi storici (vedi quello con Gelateria Pepino 1884) vede anche la conquista (in tandem con Eataly) del simbolo torinese per eccellenza.

Ai settanta Coffee Shop 1882 di Vergnano si affiancherà una nuova realtà all'interno del Museo del Cinema di Torino. Il concept sarà lo stesso visitabile nella vicina via Lagrange.

Due attivismi differenti, dunque, che vede la Vergnano occupare spazi in città e la Lavazza concentrarsi soprattutto all'estero.

mercoledì 16 luglio 2014

SALVATE IL "SOLDATO" RISOTTO


Dopo la mobilitazione torinese di piazza Castello (post precedente), la protesta di Roberto Moncalvo e della sua Coldiretti contro il dumping risicolo di Cambogia e Cina si sposta a Roma.
Incassato lo scontato appoggio del Governatore piemontese Chiamparino (qui reportage), l'attenzione si sposta verso il Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina.
Ovviamente, grazie allo sfruttamento del suolo e della manodopera, il riso grezzo cambogiano arriva a costare meno di 200€ a tonnellata (circa la metà dell'italiano) mettendo a rischio l'intera produzione nazionale.
La varietà "Indica" (coltivata in Italia) cala a causa delle importazioni dall'Asia, che però vengono spesso sanzionate per presenze di pesticidi non autorizzati.

Mentre un'indagine Intesa-San Paolo registra un miglioramento delle esportazioni (anche per il riso, +0,7% contro il +9.4% del settore vitivinicolo) notiamo che, ancora una volta, il sistema risicolo italiano è sotto scacco sia per colpe esterne sia per colpe interne.
A differenza di vino o moda, il "risotto" non è un brand capace di fare "pressioni" in Europa e in Italia per essere salvaguardato.

Nel solo Piemonte sono 120.000 gli ettari coltivati con 840.000 tonnellate prodotte e 8.000 lavoratori
2.500 le aziende attive.
Numeri da microimprese, che scontano le debolezze di fare sistema tipiche dell'Italia economica.
E l'Expo 2015 alle porte, certo, non aiuterà affatto ...(guardate chi sono gli Stati ospiti e capirete il perchè).

venerdì 11 luglio 2014

RISO TROPPO ASIATICO?


Il riso importato in Italia è sano? E soprattutto, si deve importare riso?
Roberto Moncalvo e la Coldiretti hanno iniziato a protestare in piazza contro le "indiscriminate importazioni dall'estero, in particolare dalla Cambogia, per l'azzeramento dei dazi doganali da parte dell'Unione Europea e delle sperequazioni all'interno della filiera".
Oggi, partendo da piazza Castello a Torino, 1.500 risicoltori piemontesi hanno offerto insalata di riso e informazione ai passanti.
Il sistema piemontese conta 2.500 imprese e un totale di 8.000 addetti.

Altre proteste e assaggi di prodotto sono previste, da lunedì, in altre piazze italiane (QUI notizia di La Repubblica).

Nel primo semestre 2014 sono aumentate le importazioni cambogiane del 360%; e l'uso di pesticidi non autorizzati è all'ordine del giorno.
"In questo primo semestre 2014 — denuncia Roberto Moncalvo, presidente della Coldiretti c’è stata una sanzione alla settimana, sul riso arrivato dalla Cambogia, per presenza di pesticidi non autorizzati o assenza di certificazioni sanitarie. E non si tratta di piccoli quantitativi: nel primo trimestre di quest’anno le importazioni da quel Paese sono aumentate del 360%".

L'accordo "Everything But Arms" (promosso dall'Unione Europea per agevolare Stati sottosviluppati)  ha fatto aumentare del 1.783% le importazioni italiane da Stati terzi. La concorrenza di prezzo rischia, quindi, di danneggiare l'Italia e il sistema risicolo.
Un pericolo in più per la salute del consumatore.

mercoledì 9 luglio 2014

IL MARCHIO ROMANO "GIOVANNI FASSI" PASSA AI COREANI


"Palazzo del Freddo Giovanni Fassi" è un nome noto agli amanti del gelato artigianale romano
Attiva dal 1880 è, con Gelateria Pepino di Torino (attiva dal 1884), la più antica gelateria d'Italia.
Cinque generazioni che, con il Palazzo del Freddo di via Principe Eugenio a Roma, hanno scritto pagine importanti nel mondo del cibo.
Da ieri, i partner coreani dell'azienda hanno acquisito il marchio e le attività (QUI notizia).
Haitai Confectionery and Foods Co, che in Corea del Sud ha già aperto 60 gelaterie a marchio "Giovanni Fassi", ha acquisito la fonte. 
L'obiettivo è spingere l'accelleratore sull'espansione coreana (da 60 a 300 punti vendita) e sul resto del mondo (200 punti vendita). Fatturato target a 100mil€ entro il 2020.

I coreani vogliono entrare nel segmento della gelateria alto di gamma, e lo possono fare solo acquisendo un marchio italiano (questo il riassunto della nota di ieri di Haitai).
L'ennesima lezione ad un sistema Italia incapace di crescere autonomamente, e l'ennesima famiglia che non ha saputo o voluto crescere ed essere globale.
Ancora una volta, a capire il valore del brand italiano e della sua heritage, sono stati gli stranieri.
Quanti marchi storici italiani passeranno ancora la mano?

martedì 8 luglio 2014

CARLIN PETRINI PREMIATO DALLE NAZIONI UNITE


Il "Papa laico" del cibo italiano (e non solo) non poteva mancare al "Torino Leadership Forum 2014", aperto ieri dalle Nazioni Unite e dal Comune di Torino (presso il Teatro Regio).
Ovviamente stiamo parlando di Carlin Petrini, fondatore di Slow Food. Il "Torino Leadership Forum" ha assegnano quattro "Torino Leadership Award" ad altrettante personalità dedite alla costruzione di un'economia sostenibile (QUI programma dell'evento).

L'ennesimo riconoscimento per il piemontese Petrini e la "sua" creatura, diventata ormai una multinazionale in grado di influenzare decisioni politiche e opinione pubblica.
All'interno dei confini italiani la voce di Petrini è ascoltata da tutti i Partiti. Sul tavolo dell'organizzazione sono aperti i dossier OGM, EXPO 2015, Terra Madre 2014.

venerdì 4 luglio 2014

POMODORO&BASILICO


Patrick Ricci è l'ideatore e l'anima di Pomodoro&Basilico, l'Officina artigianale della Pizza di San Mauro Torinese.
Il locale è diventato un punto di incontro per la comunità del cibo di Torino.
E noi di Eat Piemonte, finalmente, abbiamo provato questo locale!
La prima impressione è quella di uno spazio ben progettato, dove ognuno sa cosa fare.
Ma la vera innovazione arriva quando si inizia a leggere il menù: materie prime, presidi Slow Food, creazioni frutto di studio e pensiero.
Una pizzeria che "eleva" la pizza a piatto ricco di gusti.
Alzi la mano chi ha mai mangiato, su Torino, una pizza con il "Conciato romano" come ingrediente? 



Le pizze a scelta sono numerose (qui lista), molte non personalizzabili proprio per non alterare l'equilibrio nutrizionale ed organolettico.
"Sontuosa" anche la lista delle birre, dove spicca il Birrificio Montegioco ma non solo.
Per chi è abituato ad una pizzeria "standard" l'esperienza può sembrare particolare; si consiglia di chiedere un aiuto al personale, ovviamente preparato e gentile.

I prezzi (medio/alti) sono in linea con gli ingredienti di alta qualità e con la passione di Ricci. Le farine (Mulino Marino) e la preparazione consegnano al cliente una pizza mai pesante.
Locale promosso!

Pomodoro&Basilico
Via Martiri della Libertà 103,
San Mauro T.se.
Contatti e orari.
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