giovedì 5 marzo 2015

RAMEN-YA-LUCA LA PASSIONE PER L'ORIENTE CHE PASSA DALLA PUGLIA


L'immagine di Gianluca Zambotto ti accoglie all'ingresso del suo locale, Ramen-Ya-Luca. Una pacatezza orientale e un marcato accento tarantino.
In via San Domenico 24, zona Quadrilatero, ha aperto il primo ristorante di "ramen" a Torino.
Nostro concittadino dal 2003, dopo la Laurea in Fisica ha scoperto il mondo e la cucina giapponese dutrante il suo anno sabbatico.
La passione per la ristorazione lo ha portato ad aprire il suo primo locale.


L'ambiente è veramente un "pezzo" di Tokyo a Torino, curato. 20-25 coperti, un servizio abbastanza veloce.
Il menù è scritto su una lavagna ed è comunque consigliabile chiedere alla ragazza in sala.
La pasta del "ramen" è fatta in casa, la qualità media eccellente.
Ottimi anche gli "udon" e i ravioli. Siamo lontani anni luce dai "giappo-cinesi" che hanno riempito la città.
Da premiare!

via San Domenico 24/F,
Torino. Tel 011.7653240


martedì 3 marzo 2015

EXPO2015 - MCDONALD'S E COCA-COLA ALL'ASSALTO



Abbiamo fatto passare un pò di giorni per commentare la notizia della partnership ufficiale fra McDonald's ed Expo 2015.
A caldo avrebbe prevalso il fattore emotivo e non avremmo offerto un buon servizio ai nostri pochi ma preparati lettori.

I fatti sono che McDonald's sarà presente nel sito espositivo di Expo2015 e avvierà il progetto "Fattore Futuro" (qui comunicato).

"Fattore Futuro" darà la possibilità a 20 imprese agricole (con imprenditori under40) di diventare fornitori della Multinazionale per tre anni. 
Il progetto è sostenuto da MiPAAF con il ministro Maurizio Martina in prima fila (per altre iniziative simili il ministro Zaia era stato messo in croce dall'ormai "Exposilente" Carlin Petrini ...).

La questione morale ed etica aperta è se è giusto o meno aprire le porte ad organizzazioni fortemente responsabili di fattori critici come obesità ed inquinamento
E se i loro sforzi "green" sono vero cambiamento culturale aziendale o una semplice "verniciata" di marketing (i risultati di Mc non sono buoni e la perdita di appeal è ormai una realtà)

Il grande capo di Expo2015 Giuseppe Sala, ha dichiarato che le sponsorizzazioni hanno fruttato all'organizzazione 380mil€ cash.
Ovviamente, la maggior parte proviene proprio da Multinazionali e soprattutto da quelle Multinazionali alimentari che hanno budget importanti per diffondere il brand a livello globale.

Cosa ne pensiamo? Difficile dirlo. Non entriamo in un fast-food da anni e il cibo McDonald's (e Coca-Cola) ci fa "schifo".
Ma è difficile per un manager chiudere le porte alle Multinazionali, soprattutto se si è responsabili di un budget.

Expo2015 non è una manifestazione culturale ma un evento di business, politica e comunicazione
Tutte le organizzazioni e le aziende del "cibo" parteciperanno e cercheranno un "posto al sole", dagli chef italiani (ieri si è svolto il primo Forum per la cucina italiana) fino alle Multinazionali.
Quindi Expo2015 riproduce i medesimi equilibri economici del "sistema food" mondiale, senza possibilità di smentite.

Del resto, ognuno dei 55 padiglioni ospiterà almeno un ristorante tematico
Fra questi ci saranno 16 ristoranti Eataly, punti pizza e punti piadina, lo spazio polifunzionale di Identità Golose, oltre a 20 punti ristoro allestiti da Cir Food, 32 postazioni di "street food" e il percorso alimentare di Slow Food.

Al consumatore, come sempre, la scelta fra responsabilità ed irresponsabilità.
Noi andremo da Eataly e da Peck (dentro Padiglione Italia). Chi ci ama ci segua.

Modulo di candidatura per "Fattore Futuro";

lunedì 2 marzo 2015

NUOVA FASSONERIA - UNIONE DI FILIERA


Da molto tempo sosteniamo che il "sistema cibo" italiano deve coinvolgere competenze e professionalità diverse. 
E dall'unione del know-how industriale e dall'expertise del mondo entertainment è nata la nuova "Fassoneria".
Il locale di piazzetta Emanuele Filiberto, a Torino, rinasce grazie all'unione di Compral (Società Cooperativa di allevatori cuneesi) e di Fabrizio Bocca, inventore del marchio e animatore delle notti torinesi.

La scorsa settimana siamo stati loro ospiti per approfondire il progetto e l'idea di business. Il locale di Torino è infatti diventato un laboratorio per il lancio del franchising su tutto il territorio nazionale.


FILIERA
L'alleanza fra Compral e Bocca, nata durante la manifestazione Collisioni e dopo 10.000 burger serviti, ha creato un modello di business dalla filiera corta.
Ma siamo lontani dalla moda del km0. Compral è una realtà associativa ed industriale che garantisce un prodotto di qualità ma a ritmi compatibili con un progetto ambizioso di espansione commerciale. La Cooperativa macella 10.000 capi/anno, appoggiandosi ad un laboratorio di analisi interna. Il prodotto arriva nelle cucine di Fassoneria entro 24 ore.

IL LOCALE
Il locale è stato completamente rinnovato. Più luce e arredi migliori assicurano un'esperienza al consumatore più confortevole rispetto al passato. I coperti sono 80 fra interno e dehor esterno (direttamente sulla piazza). 4 lavoratori FTE (a tempo pieno) sono impiegati nel locale che offre 20 hamburger diversi a rotazione stagionale (noi abbiamo provato il normaburger).
La Fassoneria garantisce anche il delivery e la partecipazione ad eventi.
Nella sua evoluzione, il locale offrirà anche prodotti Compral da asporto e acquisto (filetto, tagliata, albese) posti in un apposito banco/frigo.

ESPANSIONE E NUOVA BIRRA
Nei piani dei soci c'è l'apertura di un secondo locale entro 6 mesi e il lancio di un progetto di franchising sul territorio nazionale.
Il progetto è affiancato da un'altra bella novità, la comparsa di Birra Madama (il mastro birraio è Alessandro Santinelli) altra iniziativa torinese.

La FASSONERIA,
piazzetta Emanuele Filiberto, Torino.
Pranzo: dal martedi alla domenica dalle 12:30 alle 14:30.
Cena: dal martedi alla domenica dalle 19:30 alle 23:00. 

Prezzo medio 12€.
Delivery qui.
 



venerdì 27 febbraio 2015

LA STRATEGIA DEL PIAGNISTEO PAGA?


E' noto che, da molti anni, una certa fetta di imprenditoria italiana è dedita al lamento. A volte giustamente (pressione fiscale, burocrazia, Stato) a volte per abitudine.

Oggi, leggendo La Repubblica, siamo sobbalzati. Un articolo a firma Diego Longhin riporta il pianto di una cinquantina di imprese alimentari "locali" che non sono più presenti all'Aeroporto di Torino con i loro prodotti. E per questo si sarebbero rivolte all'Assessore al Commercio del Comune di Torino (azionista di SAGAT, società di gestione dello Scalo) Domenico Mangone.

Il management dell'Aeroporto di Torino (che ricordiamo essere una realtà privata ma partecipata da Enti locali) ha deciso di vendere il ramo di business "negozi diretti" ad una multinazionale tedesca con base ad Amburgo - Heinemann Duty Free - al fine di assicurare un miglior servizio al pubblico.

Essendo i tedeschi una multinazionale, ovviamente, acquistano centralmente i prodotti distribuendoli nei punti vendita sparsi per il globo (servono più di 60 aeroporti nel mondo).
E si sa, chi acquista centralmente predilige i grandi marchi che assicurano organizzazione, consegne precise, logistica. E tende a trascurare i marchi locali magari eccellenti ma non organizzati con una filiera internazionale. C'est la vie.


I nostri imprenditori "locali" si sono trovati di fronte ad un cambio di gestione. Se prima dialogavano con un funzionario SAGAT si sono ritrovati davanti una società specializzata in "travel-retail".

Molti direbbero che questa è un'opportunità di allargare il proprio business, altri ne sarebbero terrorizzati.
Un consulente junior alle prime armi (ma anche noi avremmo dato questo consiglio gratis) avrebbe proposto di creare una cooperativa, un'Associazione, un marchio cappello e di presentarsi ai tedeschi con una proposta unica e magari esportabile anche all'estero.
Pare invece che ci siano stati approcci timidi di Heinemann, l'agire sparso delle aziende e poi il nulla.

Ora il lamento delle solite Associazioni di categoria e il coinvolgimento del politico di turno per "sensibilizzare" i vertici dell'Aeroporto (che ricordiamo essere pagati per attirare voli e non vendere food).
E' questa la soluzione giusta? Ovviamente no. Negli ultimi mesi hanno aperto in Aeroporto marchi come Borbonese, Guido Gobino, Tiger (catena danese ma molto "torinese") e ricollocato il negozio Venchi.

Perchè cinquanta imprese non hanno proposto al management una soluzione simile? O, come detto prima, non hanno presentato ad Heinemann un format "chiavi in mano"?
Cosa può fare un Assessore? E' forse pagato dalla collettività per fare l'export manager?

Siamo realmente basiti dalla reazione di certi imprenditori ai naturali cambiamenti ambientali. Sarebbe ora di imparare la lezione di Michele Ferrero, che frequentava pochi Assessori al Commercio e non delegava a loro il lavoro di imprenditore ...

giovedì 26 febbraio 2015

VOGLIA DI STARTUP - FANCEAT

Danna, Cremonini, Mosca il team vagamente hipster di Fanceat

Nei giorni scorsi ci ha colpito la storia di Fanceat, azienda che si propone di risolvere il problema del "mangiare di merda" alleviando le sofferenze di tanti professionisti e lavoratori fuori sede.

Abbiamo incontrato il CEO e co-founder Tommaso Cremonini.

Come nasce Fanceat? Raccontaci un aneddoto.

Ad ottobre 2013 io, Carlo Alberto (Danna) e altri tre studenti ci incontrammo per discutere insieme due idee diverse, che avevano come minimo comun denominatore la volontà di portare a casa dei clienti una spesa di altissima qualità. 
Carlo voleva garantire ai consumatori un servizio di spesa a domicilio acquistando i prodotti nelle botteghe indicate dal consumatore al momento dell'ordine. Io pensavo di offrire un servizio di spesa a domicilio con prodotti scelti direttamente dai produttori.
Le idee originarie furono completamente stravolte. Il vero bisogno da colmare è quello di offrire la possibilità di preparare pasti di qualità in poco tempo.

Nel Novembre 2013 partecipammo al primo Startup Weekend organizzato dall’I3P (l'incubatore di imprese del Politecnico di Torino).
Cinque mesi più tardi, verso fine Aprile 2014, del team originario rimanemmo io e Carlo a cui si aggiunse Giulio (Mosca) come Creative Director.

A Settembre 2014 fummo selezionati dall’acceleratore milanese 3040Regeneration per partecipare ad un evento dedicato alle startup del settore agroalimentare nella tenuta della famiglia Rana.
Il pitch fu un successo e Fanceat vinse un periodo di accelerazione.
Dopo un viaggio di esplorazione a Londra, durante il quale conoscemmo il cuoco italiano che ci aiuterà nella definizione delle ricette per il mercato inglese, riuscimmo a prendere i contatti con quelli che diventeranno i nostri partner per il servizio logistico.

Il 12 gennaio 2015 viene costituita Fanceat Srl innovativa e da fine marzo 2015 il servizio sarà online in beta test nella città di Milano
Il mese successivo è previsto un beta test anche su Londra, con la volontà di effettuare un A/B test dei mercati.

Cosa differenzia Fanceat dai concorrenti? Quale bisogno punta a soddisfare?
Fanceat al contrario degli altri competitor, vuole promuovere un esperienza italiana completa. Oltre ai semplici ingredienti, saranno allegati accessori per aiutare il cliente.   
Fanceat vuole diventare il primo brand a esportare lo stile di vita italiano raccontandolo attraverso le 4A che hanno reso l’Italia grande in tutto il Mondo: alimentare, automotive, arredamento e abbigliamento.
Questo è quello che ci differenzia da Blue Apron, Plated, Marzapane, Hellofresh, Eataly.net, Paisan e Quomi: noi non vogliamo vendere semplicemente degli ottimi ingredienti ma vogliamo vendere un’esperienza, uno stile di vita e uno status symbol.
Attraverso lo storytelling, le foto/video ricette annesse al box, con un booklet che racconta dei prodotti e l’inserimento di attrezzi da cucina vogliamo accompagnare il cliente nella creazione di un menù italiano che sia però portatore di tutti i nostri valori.

Spesso capita di tornare a casa dal lavoro (o dall’università come è stato nel nostro caso) tardi, stanchi, con poco tempo da dedicare alle proprie passioni e trovare il frigo vuoto. Nonostante la voglia di variare la propria alimentazione e la crescente propensione alla cucina, si ripropone costantemente lo stesso menù per mancanza di tempo, voglia, capacità o difficoltà di reperire ingredienti di qualità. Fanceat è il rimedio a questo problema.

Bisogna chiaramente puntualizzare che il nostro servizio è nato e sarà sviluppato sempre con focus sul mercato estero.
All’estero il nostro box sarà l’occasione per trascorrere una piacevole serata in casa in compagnia di amici, ricreando un’atmosfera e una convivialità a tavola tipicamente italiane.
In Italia invece stiamo lavorando molto sulle ricette per cercare di soddisfare questa fame di sapere e saper fare in cucina che da 3 anni a questa parte sta pervadendo tutti noi.

Il servizio pare essere "timesaving" per gli appassionati di cucina. Ma la spesa è uno dei momenti più importanti per un cooker. Come pensate di inserirvi in questo contesto?
Trattandosi di una vendita online, il confronto lo abbiamo sempre fatto con chi già acquista sul web ma secondo una modalità analoga ad un supermercato online.
Gli scaffali digitali da cui il cliente può scegliere il tipo di prodotti acquistabili rappresentano per ora la maggior parte degli e-commerce agroalimentari.
Ricerche di settore hanno però evidenziato come l’abitudine del consumatore stia sempre più vertendo verso le proposte di pacchetti già pronti. 
Per tale motivo si è ragionato su un modello in abbonamento dove il cliente può solo scegliere il menù, senza cambiare gli ingredienti (al massimo potrà cambiare il vino).
Inoltre il successo di alcune attività come Cortilia dimostrano che gli utenti italiani sono ormai pronti ad acquistare “kit” di prodotti freschi online in abbonamento, senza nemmeno poterli vedere, toccare o annusare.

Purtroppo il cliente o appassionato “integralista” (se mi passa il termine), che vuole verificare in prima persona la qualità dei prodotti scelti non sarà mai un potenziale cliente né del nostro servizio né di qualunque altra piattaforma online.
Per combattere l’eventuale diffidenza nei confronti del nostro modello di gestione abbiamo deciso di organizzare, con cadenza ancora da definire, piccoli eventi degustazione presso gli store dei nostri partner.

Come è strutturata la catena dei fornitori? Avete ceduto alla moda del Km0 o avete altri parametri di selezione?
Per una fase iniziale, visti i bassi volumi, ci appoggeremo ai due partner per il rifornimento degli ingredienti. Entrambi sono inseriti nella categoria “gourmet” con prodotti di prima scelta.
A regime gli ordini saranno fatti direttamente ai fornitori, per minimizzare i costi di approvvigionamento.
Abbiamo già trascorso innumerevoli weekend a scorrazzare per le Langhe, il Monferrato, il Vercellese e tante altre zone ricche di prodotti straordinari, raccontando il nostro progetto e raccogliendo feedback molto positivi.
I criteri principali non sono il km0 ma:
- L’offerta di una parziale porzionatura del prodotto al momento dell’ordine da parte del fornitore, così da facilitare i processi successivi di confezionamento;
- Una storia e una tradizione da raccontare.

Operativamente, qual'è il "customer journey" ideale del vostro cliente? Come avete strutturato la "customer experience"?
Il consumatore mostra un grado di competenza in campo alimentare in continua crescita. 
Il pericolo è trasformare questa “competenza” in diffidenza nei confronti della qualità dei nostri prodotti. 
Si è pensato a numerosi modi per instaurare un rapporto di fiducia tra team, consumatori e produttori: in primis sarà dedicata una pagina del sito web alla presentazione dei nostri fornitori, così da informare il cliente sulla provenienza dei prodotti che acquisterà e approfondire i dettagli della nostra filiera.
E’ stata integrata una instant-chat, attiva durante l’intero orario lavorativo, che permetterà al cliente di fare qualsiasi domanda e fugare ogni dubbio riguardante il servizio durante la  navigazione. 
Abbiamo poi predisposto uno spazio personale accessibile tramite log-in che permetterà di consultare lo storico dei propri acquisti, visualizzare velocemente i post del blog preferiti ed inserire le proprie preferenze alimentari (con conseguente ricezione di suggerimenti sul box che meglio potrebbe  soddisfare le sue esigenze). 
Una app mobile permetterà al cliente di essere sempre aggiornato sulle nostre offerte e di poter ordinare comodamente ovunque lui si trovi. 
Inoltre abbiamo inaugurato una community che si manifesterà attraverso un blog.
All’interno del blog sarà offerta anche la possibilità di inserire ricette di propria creazione e di votare quelle proposte degli altri utenti e da noi del team. Analizzando i feedback dei consumatori si potrà così renderli partecipi della fase di selezione dei menù proposti e quelli vincitori saranno inseriti nei box dei mesi successivi.  

http://www.fanceat.com/

Funzionamento


Ogni box contiene una cena per due persone, composta di due portate più una bottiglia di vino. Agli ingredienti sono allegate sia le video-ricette, per aiutare il cliente nella preparazione, sia le ricette stampate con la spiegazione dei passaggi necessari per la preparazione.


Entro fine marzo il servizio sarà attivo nella città di Milano.
Dopo circa un mese di test nel capoluogo meneghino il servizio partirà anche nella città di Londra con lo chef Guglielmo Arnulfo, titolare di un ristorante e un’enoteca italiani (rispettivamente l’Acciuga ed Enoteca Rabezzana).

Per entrambe le città il modello di vendita sarà analogo: servizio in abbonamento o carnet.
Chi acquista il box per la prima volta potrà disdire gratuitamente il servizio dopo la ricezione del primo menù.
Il carnet invece consentirà al cliente di prenotare in sconto 6 box.

Si agirà secondo la modalità seguente:
- Le consegne saranno effettuate tutti i giorni;
- I clienti potranno effettuare l’ordinazione entro le 17,00 del giorno di consegna precedente;
- In base agli ordini ricevuti, gli ingredienti necessari alla composizione dei box saranno forniti dai due partner e l’invio sarà delegato ai corrieri interni in fasce orarie definite dal cliente.

Oltre alla consegna a domicilio sarà garantito un secondo modello di vendita: il click & collect
L’acquisto del prodotto avverrà da web o app mobile ma il ritiro sarà effettuato presso un punto fisico (i due partner commerciali nelle città di Milano e Londra).

Il sito di Fanceat.

martedì 24 febbraio 2015

CRAI IN AEROPORTO - ESPERIMENTO DI TRAVEL RETAIL?


Parliamo poco di G.D.O. e Distribuzione Organizzata in Piemonte.
Ma oggi vogliamo segnalare un interessante esperimento commerciale.
Per la prima volta all'Aeroporto di Torino, una realtà del commercio alimentare organizzato apre un punto vendita. Questa realtà è la Codè Crai NordOvest (178 punti vendita in provincia di Torino).
Le dimensioni sono quelle della superette, aperto 7 giorni su 7 e con orario continuato (8/20).

Posto strategicamente al livello Arrivi dell'Aeroporto, il punto vendita si propone di raccogliere le esigenze degli operatori aeroportuali (un indotto di circa 3.000 persone) e dei normali fruitori della struttura.

Sarà un successo? Sicuramente il marchio Crai non ha grandi expertise nel segmento "travel-retail" e un precedente esperimento (di un'altra insegna) alla Stazione di Porta Nuova è fallito.
Ma in un periodo di stagnazione dei consumi, è giusto sperimentare ed avere coraggio.

Livello ARRIVI Aeroporto di Torino,
aperto 7 giorni su 7 con orario 8-20.

Il taglio del nastro all'Aeroporto di Torino

lunedì 23 febbraio 2015

MERENDA REALE - ALLA RISCOPERTA DI UN RITO POPOLARE


Grazie all'opera di TurismoTorino e Provincia dal 7 marzo 2015, durante tutti i weekend dell'anno, i turisti (e i torinesi) potranno rivivere il rito della Merenda Reale (QUI il link con informazioni e tariffe).
La Merenda Reale era ed è una tradizione sabauda che abbraccia il Settecento e l'Ottocento piemontese, passando dalla Corte dei Savoia ai Caffè storici del piccolo Regno.

Un rito popolare che abbracciava nobili, borghesia e clero.


Grazie alla Merenda Reale nacquero e si diffusero quei prodotti del gusto (dal "Bicerin" alla cioccolata, dai Savoiardi ai Garibaldi) che tanto hanno dato al panorama della pasticceria italiana.

La Merenda Reale ottocentesca verrà offerta dal Caffè Elena, dalla Gelateria Pepino, dal Neuv Caval'd Brons (che ci ha ospitato per la presentazione dell'iniziativa e da cui sono tratte le foto, NDR) e dalla Torrefazione Moderna.

Con soli 12€ a persona, quindi, è possibile tornare nell'Ottocento e gustare il "Bicerin" con una selezione di "bagnati" (i biscotti dell'epoca dal chifel al Savoiardo, dal Garibaldi al Bricciolano).

Sarà possibile anche degustare la Merenda Reale del Settecento (qui info).


Senza timore di smentita, si può affermare che la Merenda Reale fu la punta di diamante dell'economia del Gusto torinese. 
Nell'Ottocento diede fiato a centinaia di Caffè Storici, dando lavoro agli artigiani e alla nascente industria agroalimentare.

Un rito che, come affermato sopra, era realmente popolare.

Savoiardi artigianali

mercoledì 18 febbraio 2015

MASSIMO BOTTURA A TORINO

CAPRI Battery - J. Beuys - Mary Boone Gallery

Massimo Bottura, chef di fama globale e patron di Osteria Francescana, è "salito" a Torino nell'ambito degli incontri Eat-Art organizzati dalla Fondazione De Fornaris presso la GAM.

La grande Arte contemporanea è stato il centro dell'incontro, un dialogo che ha deliziato le centinaia di persone intervenute.
Citando Cattelan, De Dominicis, Ai Weiwei, Emilio Mazzoli e altri Bottura ha creato un link fra i suoi piatti e il messaggio artistico.
Il parallelo fra un piatto e l'ultima opera di Joseph Beuys - "Capri Battery" - ha poi definitivamente dimostrato che l'eccellenza in cucina non può prescindere da un patrimonio culturale.

Ma Bottura ha lanciato anche, attraverso frasi ad effetto, importanti messaggi al mondo della gastronomia italiana.

In estrema sintesi:

- L'eccellenza passa dagli artigiani e dai produttori che forniscono materia prima;
- Lo Chef non è un artista ma il link fra artigianato e pubblico;
- La gastronomia italiana ha un futuro (Baronetto e Crippa su tutti) ma non deve aver paura di aprirsi a nuovi stimoli;
- Il cibo locale e sostenibile non è moda, ma vera rivoluzione culinaria;
- Un grande Chef non cucina per lo stomaco ma per la mente.

Dall'incontro abbiamo capito una cosa. Alle tre stelle Michelin non possono arrivare tutti.
In conclusione l'intervista di Massimo Bottura rilasciata agli amici di Cocina Clandestina.


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