Economia e analisi

Sciopero Deliveroo il 1° maggio a Torino

Sciopero Deliveroo il 1° maggio a Torino. Dopo il noto caso Foodora (trattato da Eat Piemonte e che ha visto anche il Country Manager Gianluca Cocco parlare con noi) anche la Multinazionale inglese e concorrente di Foodora ha visto il mercato di Torino bloccato da agitazioni di protesta dei bikers.

Il 1° maggio (già dalle ore 20,00, secondo la fonte Deliverance Project) la app sarebbe andata in down sulla piazza di Torino per mancanza di ciclo-fattorini (foto fianco).

Presente in 100 città su 12 Stati, Deliveroo verrebbe valutata oltre 1 miliardo di €. Ma come ormai molte realtà della GIG Economy è nel mirino di molte azioni legali nel panorama europeo (vedi qui).

Lo sciopero Deliveroo di Torino segna la prima agitazione italiana, molto simile nelle motivazioni ai precedenti episodi.

Deliveroo propone ai suoi ciclofattorini un lavoro flessibile, dinamico che consente ad ognuno di rendersi disponibile in base ai suoi impegni. La piattaforma di gestione dei turni permette di candidarsi per determinate fasce orarie e di attendere la conferma del turno da parte dell’azienda, quindi scegliere settimanalmente quanto lavorare e quando no – spiegano i rider in una lettera inviata alla direzione di Deliveroo – un racconto che, invece, è lontano dalla realtà. Ma questa sbandierata flessibilità offerta da Deliveroo è totalmente vanifica dal sistema di riconferma dei turni di settima in settimana (copia incolla) che da febbraio ad oggi ha imposto a tutti i componenti della flotta un lavoro che di flessibile ha ben poco. Limitando drasticamente la facoltà di scelta di ogni ciclofattorino, questo sistema di organizzazione del lavoro ha determinato per non pochi fattorini la perdita di totale o parziale delle ore di lavoro e reso particolarmente difficile, se non impossibile, riottenere le ore perdute o un numero di turni paragonabile a quello promesso durante “l’on boarding”, o meglio l’assunzione”. 

Lo sciopero Deliveroo ha come obiettivo un confronto con l’azienda: per assicurare una reale flessibilità e una distribuzione delle ore che garantisca almeno dieci ore di lavoro per tutti. Necessarie per assicurare uno stipendio agli app-fattorini che macinano chilometri ogni giorno, comprese le festività, con qualsiasi condizione meteo.

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