L'espressione giapponese "chotto matte" (ちょっと待って) significa "aspetta un attimo", "un secondo" o "aspetta un momento"
Tra Porta Palazzo e Palazzo di Città, dove il mercato più grande d’Europa sfuma nella Torino istituzionale, c’è una vetrina che non somiglia a nessun bar della zona.
Si chiama appunto Chotto Matte.
Quasi un invito, forse una provocazione, rivolta a una città che il caffè lo beve in piedi e in fretta.
Un altro indirizzo dell’universo specialty coffee torinese.
Il posto
Al civico 7 di via Milano c’era un bar di quelli che ogni quartiere ha.
Oggi ci sono circa cinquanta metri quadri che guardano più a Copenaghen o Londra che al banco di zinco.
Il segno più forte del progetto è una parete in vetro opaco che separa la sala dal laboratorio. Non mostra tutto, lascia intuire, e già si fa riconoscere.
A gestirlo sono Andrea Cossu, 46 anni, torinese, un passato da regista per istituzioni culturali e sport outdoor, e Giulia Gamberini, 34 anni, ravennate arrivata in Piemonte nel 2020.
Lei viene dalla ristorazione, ultima tappa un bistrot di vini naturali a San Salvario.
A unirli è il caffè, e per Cossu non è una passione recente. Frequenta lo specialty da vent’anni, grazie a un amico di famiglia che lavora nel settore e vive in Kenya.
La scommessa
Si servono solo caffè africani.
Il continente da cui la pianta ha origine è anche quello con alcune delle filiere più delicate, e tra i più notevoli per qualità.
Chotto Matte tosta in proprio. Oggi i monorigine arrivano da Kenya, Burundi, Ruanda ed Etiopia, con qualche microlotto in piccoli batch. Gli stessi chicchi si usano al banco e si vendono in sacchetto.
Il banco offre anche filtro, aeropress e cold brew, più un angolo di attrezzatura per chi vuole replicare il rito a casa: macinini e piccoli strumenti.
Il dettaglio che sorprende è il prezzo.
L’espresso parte da 1,50 euro, tra i più bassi della città per un caffè di questo livello.
Da mangiare
Per far funzionare l’invito a fermarsi, serve qualcosa nel piatto, e qui la squadra è locale.
Dal forno storico Perino Vesco arrivano sfogliati e lievitati, dolci e salati, per la colazione.
A pranzo entra Emporio Vegetale, progetto di gastronomia veg: spianate farcite, toast, croissant salati, insalate e zuppe.
Una formula da light lunch, che secondo i gestori sta piacendo.
Il giudizio
Il rischio di un bar monotematico è la rigidità.
Chi vuole un caffè “all’italiana”, amaro e rotondo, qui troverà acidità, frutta e note floreali tipiche dei caffè africani.
Sarà un incontro, o uno scontro. Ma la coerenza è il punto di forza: un menu corto, una filiera dichiarata, una tostatura interna, prezzi onesti.
Cossu lo dice senza giri di parole: stiamo iniziando a capire che il caffè italiano non è necessariamente il migliore al mondo.
Detta a Torino, patria di Lavazza e del bicerin, è una frase coraggiosa ma necessario.
Se il quartiere risponderà, lo diranno le tazze vuote nei prossimi mesi. Intanto, ogni tanto, aspettare un attimo non fa male.
Info pratiche: Chotto Matte, via Milano 7, Torino. Aperto da agosto 2026.
Visita: settembre 2026.









