Nel 1959, quando la Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea (GAM) di Torino aprì le porte, nessuno pensò di apparecchiarci una tavola.
Per sessantasette anni le sale hanno ospitato quadri, sculture e il silenzio un po’ sorvegliato dei musei.
Ma il 22 ottobre 2026 ci sarà un pranzo, poi una cena, con quaranta ospiti seduti a una tavola imperiale nella Sala del Riposo.
È la prima volta che il museo accoglie una produzione gastronomica pensata per le sue sale.
Il progetto si chiama “Contemporanea”.
Gli organizzatori lo presentano come l’evento clou della sesta edizione di Buonissima.
Mette uno di fronte all’altro due cuochi che sembrano venire da pianeti diversi: Niko Romito, che al Reale di Castel di Sangro ha costruito una cucina di essenzialità, precisione tecnica e ricerca della purezza del gusto, e Jeremy Chan, il cui Ikoyi, a Londra, propone una cucina cosmopolita e molto personale.
Romito ha parlato di “un privilegio e una sfida”.
Chan, a sua volta, ha raccontato di essere rimasto colpito dalla visita al Reale e ha annunciato un menu inedito, in parte nato da quella visita.
Non è la solita cena a quattro mani, in cui due chef si dividono le portate per cortesia.
Qui la formula è un confronto fra due linguaggi.
Un’idea semplice, e ambiziosa
Buonissima è nata nel 2021 con un’idea essenziale: costruire a Torino un grande evento gastronomico che intrecciasse cibo, arte e bellezza e richiamasse nel capoluogo piemontese foodies e grandi chef da tutta Italia e dal mondo.
L’ambizione dichiarata è “mettere Torino sulla mappa” della gastronomia internazionale e farne il “place to be” dell’ultima settimana di ottobre.
Dietro il festival ci sono Stefano Cavallito, Luca Iaccarino e Matteo Baronetto.
L’organizzazione è quella di To-Be Company.
Poi i numeri: oltre cento chef italiani e internazionali e più di centocinquanta eventi in cinque giorni.
Il calendario, dal 21 al 25 ottobre, ha una trama prevedibile e insieme curiosa.
Il mercoledì si apre con la cerimonia e il Premio Bob Noto alle 16:00, poi la cena inaugurale.
Dal mattino alla sera la Casa Buonissima occupa piazza Castello.
Ogni giorno ci sono i pranzi e le cene “a quattro mani” sotto l’etichetta Metti Torino a tavola, e ogni sera alle 20:00 Piolissima, che porta l’idea del festival nei piole, le trattorie torinesi.
Le Chef’s Table partono già martedì 20 ottobre.
Poi ci sono le voci più eccentriche.
Un Tram Buonissimo è in programma venerdì dalle 14:00 alle 19:00 e sabato alle 19:00.
Il venerdì alle 17:00 c’è la Giornata dell’arte.
Il sabato c’è il Bistromania Festival, dalle 10 del mattino alle 4 della notte, con un afterparty a mezzanotte.
La domenica a mezzogiorno e mezza arriva “Il grande pranzo della domenica”.
Per chi vuole esserci c’è anche una priority list, che promette 48 ore di accesso anticipato ai biglietti.
Il rischio del festival
Un festival gastronomico vive di un equilibrio fragile.
Da una parte c’è l’evento che fa notizia, con lo chef stellato e il luogo inaccessibile.
Dall’altra c’è la città vera, quella dei tavoli di trattoria, dei banconi e dei locali che restano aperti anche il lunedì successivo.
Buonissima dice di voler tenere insieme le due cose: palazzi storici, piazze, trattorie e spazi simbolici, dove la cucina esce dai suoi luoghi consueti senza perdere significato.
La GAM è il caso più netto.
Portare una cucina d’autore in un museo può diventare una scenografia elegante e vuota, oppure una domanda seria su cosa sia oggi la cucina contemporanea.
Dipenderà da quello che succederà nella Sala del Riposo, e nessuno può saperlo prima del 22 ottobre.
La scommessa di Torino è questa: che una città nota per l’industria, il barocco e i caffè storici riesca a diventare uno dei posti dove chi ama mangiare vuole trovarsi sempre.




