B.O.B. sta per Bob Noto, uno dei più grandi gastronomi italiani (per stare nel didattico, in realtà fu personaggio unico).
B.O.B. Best of Bites, edito da Topic, si definisce “Quaderno in dolceforte per una gastronomia liberata”.
Ma liberata da cosa? Liberata dalle classifiche e dal personal branding (o egocentrismo?) di tanti e tante Chef, professionisti, comunicatori e comunicatrici che hanno portato la gastronomia ad essere un topic per almeno una quindicina d’anni ma che ora sta iniziando a rallentare sempre più vistosamente (anche per prodotti editoriali tutti uguali).
B.O.B. è anche un quaderno di riflessioni sullo stato della ristorazione contemporanea.
Racconta e racconterà la cucina italiana nella sua versione più divertente, attuale e accessibile, senza appunto voti e classifiche.
Invita il lettore a guardare oltre il piatto e a riscoprire ciò che rende unica la tavola italiana: la cultura, la convivialità, l’arte del mangiare insieme.
Alcuni autori firmano contributi in cui immaginano il ristorante che verrà e il gusto di domani.
Il libro contiene anche un indirizzario dei locali one-to-watch.
Ci sono le nuove trattorie, i bar di quartiere e i progetti più audaci, presentati in schede brevi e ironiche.
Ogni scheda comprende anche i motivi per non andarci (per Torino ci sono AL, Kadeh, Consorzio, Le Vitèl e…comprate il libro!).
Ci sono tante firme conosciute del mondo del giornalismo enogastronomico, ed è forse questa la parte meno innovativa del progetto.
Ovviamente non per la qualità delle firme (da Sara Porro a Edoardo “Tokyo” Cervigni fra gli altri) o della direzione editoriale di Bolasco e Mastrovito.
Ma quanto sarebbe stato bello far scrivere di gastronomia a chi solitamente scrive di tutt’altro? Magari un’idea per il B.O.B. 2.
Infine una domanda. Perché comprarlo e spendere 20 euro in un mondo di contenuti gratuiti?
La risposta è che i prodotti fatti bene meritano di stare nella libreria casalinga, e sicuramente Topic fa uscire dei bei prodotti.
Secondo perché leggere su carta fa bene al cervello e al cuore. Terzo perché avere il numero 1 di qualsiasi edizione è sempre una scommessa da fare.



