Nel 2024 Baladin raccolse 5 milioni di euro in sei giorni da oltre 2.300 piccoli soci.
Due anni dopo ha trovato un investitore che mette sul tavolo più del triplo di quella cifra, da solo.
Il birrificio fondato da Teo Musso ha chiuso un round da 16,4 milioni di euro con un imprenditore olandese attivo nel fintech.
L’imprenditore agisce tramite un family office e ha rilevato una quota “rilevante, seppur di minoranza”.
La società non ne ha diffuso l’identità né la valutazione. Il closing è atteso a novembre, dopo il via libera degli organi societari delle parti coinvolte.
Da una nostra indagine (ma è una pura ipotesi) il profilo più probabile è quello di Rob Thielen.
Robertus "Rob" Thielen è un imprenditore e investitore olandese, attivo principalmente in Europa. È presidente e fondatore di Waterland Private Equity, socio co-fondatore del gruppo di private equity russo Elbrus Capital e presidente del family office Gryphion.
Perché serve il capitale
Baladin sostiene di essere cresciuta più del comparto.
Nel 2025 ha prodotto 27mila ettolitri.
Per il 2026 stima ricavi per 16 milioni di euro, in rialzo del 10%, e attribuisce lo slancio soprattutto a Botanic, la birra analcolica.
Il dato dice molto del mercato. A trainare un marchio nato per le specialità ad alta gradazione è oggi un prodotto senza alcol.
I fondi andranno su quattro fronti: raddoppio della capacità produttiva, spinta commerciale in Italia e all’estero, infrastruttura digitale e sei nuove aperture.
Due locali “iconici” sono in arrivo a Milano e Roma nei prossimi mesi. Si aggiungeranno a Piozzo, Torino, Torino Aeroporto, Roma e Cuneo.
La base di partenza è ampia per una realtà artigianale.
Baladin è presente in 47 Paesi, con circa 3.000 rivenditori. Il suo e-commerce ha servito 24.000 clienti.
L’aritmetica del piano
Il passaggio più ambizioso è societario.
In una seconda fase i locali Open Baladin, che fatturano circa 5,5 milioni l’anno, entreranno nel perimetro del gruppo.
Birrificio e retail finiranno sotto lo stesso tetto, con ricavi complessivi oltre i 22 milioni a fine 2026. L’obiettivo è superare i 45 milioni di ricavi netti di gruppo nel 2029.
Le cifre meritano una lettura attenta.
Un +10% sui 16 milioni attesi nel 2026 implica ricavi 2025 attorno a 14,5 milioni, un mio calcolo sui dati diffusi.
Portare il gruppo da 22 a 45 milioni in tre anni richiede invece una crescita composta di circa il 27% annuo, sempre secondo una mia stima. Il ritmo è molto più alto di quello della sola birra.
La società lo lega a volumi, diversificazione dei canali e nuove aperture.
Per questo il raddoppio della capacità produttiva è la scommessa centrale.
Una rete retail più larga e un’esportazione più spinta hanno senso solo se il birrificio regge i volumi.
Il ruolo dei piccoli soci
Il comunicato agli azionisti insiste sulla continuità.
Il ruolo dei 2.300 soci del 2024 “non cambia”, scrive la società.
Resta da vedere come cambieranno i pesi nel capitale.
Una quota rilevante di minoranza per un singolo investitore ridisegna gli equilibri, anche se la società non ha chiarito come.
Teo Musso parla di un partner “con una visione di lungo periodo”. Non è la prima volta che il fondatore stupisce il settore.
Aprì a Piozzo il pub Le Baladin quarant’anni fa e nel 1996 lo trasformò in brewpub.
Oggi l’azienda dichiara che oltre il 95% delle materie prime arriva dalla filiera agricola di proprietà.
Il presidente Isaac Musso (seconda generazione in azienda) definisce l’operazione “un importante salto dimensionale”.
Baladin è assistita da Euromerger e Giovannelli e Associati. L’investitore ha scelto Ropes & Gray e JB Law.



