Torino a tavola in primavera: dal Valentino a Borgo Dora, due indirizzi per non sbagliare
Il ritorno di Diego Dequi e il nuovo corso di Johnny Mazzarino al San Giors.
Una riapertura e due menu di stagione meritano attenzione per ragioni diverse ma convergenti: entrambe parlano il linguaggio di una ristorazione che non si prende troppo sul serio, ma che sa esattamente quello che fa.
In mezzo a nuove aperture, ecco due ritorni su indirizzi
Dal Valentino: Diego Dequi rinasce al DuParc
Il giornalista Luca Iaccarino ha visitato il bistrot di DuParc a gestione Diego Dequi.
“Diciamocelo chiaramente: in tempi recenti, c’è stato a Torino un oste migliore di Diego Dequi? Il líder máximo di Luogo Divino incarnava alla perfezione la figura del patron capace di condurre con intelligenza ed estro tanto la sala quanto la cucina.
Il ragazzo venuto dal Brasile era cresciuto con noi gaudenti sabaudi, regalandoci Gin Tonic e Champagne, acciughe al verde e tapioca, Barolo e risotti.
Da “Luogo” — come lo chiamavano gli habitué — ogni serata era una festa, uno di quei rifugi in cui andavi da solo, mangiavi un boccone, bevevi un bicchiere, facevi due chiacchiere. Quando qualche mese fa ha chiuso, lo sconforto è stato reale.
Poi è arrivato il messaggio: «Vieni a pranzo da me?». E così, in meno di ventiquattr’ore, ci si ritrova seduti all’Hotel DuParc. Nell’immaginario del quartiere San Salvario, il DuParc era uno storico residence al Valentino, accanto a Torino Esposizioni, da anni trasformato in albergo a quattro stelle con oltre settanta camere — alcune enormi suite che erano gli appartamenti dei long-stay dirigenziali. È qui che Diego ha ripensato il ristorante a sua immagine: un bistrot divertente, luminoso, contemporaneo, con struttura in cemento e opere alle pareti”.
In cucina c’è Diego Silva, brasiliano anche lui, con trascorsi di tutto rispetto — ha lavorato da Jefferson Rueda alla Casa do Porco di San Paolo, Brasile, non il Borgo.
Il menu di pranzo è costruito con intelligenza: piatto principale più antipasto o dolce a 20,90 euro, tutti e tre a 24,90 euro.
Si mangia bene e ci si diverte secondo Luca — il cannolo di alga nori farcito di salsiccia di Fassona è squisito, la lattuga romana grigliata con capperi e salsa orientale funziona, gli gnocchi di manioca con ragù sono una piccola sorpresa.
Da mercoledì 8 aprile partirà anche il servizio serale, con un conto attorno ai 40-50 euro — come era da Luogo Divino.
Il cantiere della Biblioteca Civica procede, il parco è in fiore, e questa zona tornerà presto una delle più belle della città.
A Borgo Dora: San Giors e il rito della tavola di Pasqua
A pochi chilometri di distanza, in quel Borgo Dora che conserva ancora un’anima di quartiere, il San Giors costruisce per Pasqua e Pasquetta 2026 due proposte che dicono molto sull’identità del locale: nessuna tentazione scenografica, nessun eccesso formale, ma una cucina che conosce le sue radici e sa come tenerle vive.
Per domenica 5 aprile, lo chef Johnny Mazzarino firma un pranzo di Pasqua a 55 euro a persona — coperto, acqua e caffè inclusi — che si muove nel perimetro della festa con precisione e leggerezza.
Il gastronomico piemontese dialoga con la stagione: si parte con il vitello tonnato alla “moda veja” e il morbido di asparagi con fonduta al Castelmagno d’Alpeggio e nocciole Piemonte IGP.
I primi sono di forte identità — ravioli rossi con radicchio tardivo e porri di Cervere al ragù bianco di maialino di Cuneo, e un risotto alla rosa canina con mela verde, robiola di Roccaverano e profumo di rosa. Poi il carré di agnello al forno con patate vitellotte e campagnole al rosmarino.
Finale coerente: colomba pasquale con crema chantilly al limone.
Il lunedì dell’Angelo, invece, il San Giors cambia completamente registro.
La Pasquetta abbraccia il lato più solare e disteso della festività: il ristorante sarà aperto sia a pranzo sia a cena, con un menu speciale disponibile solo a pranzo e ordinabile per l’intera tavolata.
Si parte da una bruschetta con datterino, cipolla di Tropea, capperi e olio al basilico — subito un lessico più mediterraneo, fragrante.
Il cuore è una grigliata generosa: costine di suino c.b.t., galletto Vallespluga c.b.t., arrosticini di agnello, sottofiletto di Fassona e salsiccia di vitello, accompagnati da verdure alla griglia, tomino boscaiolo fuso, insalata mista e dieci salse.
Stessa colomba chantilly in chiusura, a creare continuità con il giorno precedente. Il prezzo: 45 euro a persona, coperto, acqua e caffè inclusi.
Una città che torna a tavola
Due locali distanti per zona e vocazione, ma legati da una stessa idea di ristorazione: quella che non alza la voce, che non insegue l’effetto, che preferisce la sostanza all’immagine.
Il DuParc Bistrot e il San Giors raccontano una Torino gastronomica che sa essere contemporanea senza rinnegare il territorio, accessibile senza rinunciare alla qualità.
Con la primavera appena arrivata, c’è di peggio che scegliere dove sedersi.




