Tra svincoli, camion in manovra e capannoni di componentistica, aerospazio e tessile, da ieri esiste anche un museo.
Non un museo qualunque: un museo che si affaccia sulle linee produttive vere, con operaie e operai in camicia bianca che lavorano dietro grandi vetrate, mentre i visitatori li osservano a pochi passi.
È la Fabbrica della Felicità, il nuovo spazio esperienziale di Leone 1857 inaugurato il 22 settembre a Collegno, in via Italia 48.
Un museo dentro la fabbrica, non accanto
L’idea di fondo è semplice da dire e rara da realizzare: far coincidere il racconto con il lavoro reale.
Il percorso, firmato dallo studio milanese Piuarch, si sviluppa su 7.000 metri quadrati e due piani, con una struttura ad anello che alterna installazioni immersive, teche con macchinari d’epoca e affacci diretti sulle linee di produzione delle pastiglie e del cioccolato.
Non è un allestimento a parte costruito per stupire i turisti: è la fabbrica stessa, attraversata da un corridoio di vetro, che diventa esperienza pubblica.
Si entra da un atrio dominato da una latta gialla Leone monumentale sospesa a mezz’aria, si sale lungo una rampa che avvolge un vortice luminoso, e il primo personaggio a farsi incontro, in un effetto olografico a grandezza naturale, è Luigi Leone, il maestro confettiere che nell’Ottocento apriva la sua confetteria.
Accanto a lui compare Giselda Balla, la “leonessa”: l’imprenditrice che nel 1934, in un mondo di soli uomini, comprò il marchio e lo trasferì nella palazzina liberty di corso Regina Margherita.
Il racconto arriva fino a oggi, fino a Michela Petronio e Luca Barilla, la coppia che nel 2018 ha acquisito Leone 1857 dalla famiglia Monero, e che chiude il percorso insieme alle operaie e agli operai dell’azienda.
170 anni in un vortice di profumi
Lungo il museo si incontrano i vecchi quaderni delle ricette di Giselda Balla, le prime macchine da pastiglie, gli stampi in bronzo dei mastri caramellai, le postazioni dove annusare essenze storiche come l’assenzio o l’arquebuse.
È un percorso costruito apposta per essere multisensoriale: non solo da guardare, ma da respirare.
Il punto più alto, letteralmente e simbolicamente, è il Teatro, la sala che si affaccia sulle linee produttive storiche, dove macchinari d’epoca e tecnologie contemporanee lavorano fianco a fianco.
La visita si chiude con un assaggio dei prodotti Leone e con una “sala delle meraviglie” fatta di luci e colori, prima di sfociare nel modellino meccanico costruito da un ex ingegnere elettronico, Piero Ricciarelli Marcucci: una piccola Fabbrica della Felicità in miniatura, con il camion che fa rifornimento e la notte che cala sulle macchine.
Ad accompagnare i visitatori nel racconto commerciale ci sono anche personaggi più leggeri, quasi da fiaba pubblicitaria: la Mastra Caramellaia, gli Esperti Confettieri, il Tipografo, che secondo la narrazione ufficiale del brand guidano il pubblico fino al “momento del lancio”, quando le pastiglie partono da Torino verso Tokyo o New York.
Non solo turismo: una scelta industriale
Dietro l’allestimento scenografico c’è una struttura produttiva pensata per durare.
Il nuovo stabilimento punta alla certificazione LEED Gold, con impianti fotovoltaici, recupero delle acque piovane e materiali naturali e riciclabili.
È un dettaglio che conta, perché racconta la logica dell’operazione: la Fabbrica della Felicità non è un padiglione fieristico temporaneo ma un investimento produttivo vero, in cui l’apertura al pubblico è parte integrante del progetto industriale, non un’aggiunta di marketing.
Lo confermano le parole di Michela Petronio al taglio del nastro: il museo nasce prima di tutto per le operaie e gli operai, per condividere con le famiglie l’ambiente di lavoro, e solo dopo si apre alla città, alle scuole, alle aziende.
Una gerarchia di intenti che vale la pena notare, in tempi in cui molte operazioni di “fabbrica aperta” nascono già pensate per Instagram.
Cosa si trova, in pratica
L’atrio, con caffetteria (gestita da Popup Location Wow) e flagship store in una grande serra con vendita sfusa, è visitabile senza biglietto.
Il percorso museale, quello a pagamento, è aperto dal martedì alla domenica dalle 10:00 alle 18:00, mentre shop e caffetteria restano attivi fino alle 19:00.
Il lunedì gli spazi sono riservati a prenotazioni: visite private, laboratori, eventi aziendali, team building.
I biglietti si acquistano sul sito o in biglietteria, con opzioni per gruppi, scuole e tour operator.
Perché conta per Torino
Al netto della retorica da comunicato stampa, resta un fatto concreto: in una zona industriale che raramente compare nelle guide turistiche, nasce un polo che mette insieme produzione dolciaria, patrimonio d’archivio e architettura contemporanea, scommettendo che raccontare il lavoro quotidiano — non solo il prodotto finito — possa attrarre visitatori italiani e internazionali.
Per una città come Torino, che da anni cerca nuove chiavi per il proprio racconto post-industriale, è un esperimento da seguire con attenzione: non l’ennesimo museo del cibo a tema, ma una fabbrica vera che ha deciso di aprire le vetrate.
Il caffè lo fa POP UP, con vermouth e Gianduioso
A gestire la caffetteria dell’atrio, quella accessibile senza biglietto, è POP UP, il gruppo piemontese che ha già fatto pratica di ristorazione museale al Mauto, alla Pinacoteca Agnelli e alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo.
Il menu segue la stessa logica del percorso espositivo: raccontare Leone attraverso il gusto, non solo attraverso le teche.
I croissant vengono farciti al momento con il Gianduioso, la crema di gianduiotto della casa, mentre le cioccolate calde arrivano in quattro varianti gourmet — fondente, arancia e cannella, rum, caffè — con la possibilità di aggiungere un topping di caramelle assortite.
C’è spazio anche per il territorio in senso più ampio: una selezione di vermouth torinesi abbinata in degustazione ai diversi cioccolati Leone, oltre a drink alla violetta, affogati e frappè con il gelato del marchio.
POP UP cura anche i servizi di catering per gli eventi privati che la Fabbrica della Felicità può ospitare nei suoi ambienti modulari: dalle 40 persone della Sala Violetta alle 110 del Teatro Leone, passando per Belvedere e Laboratorio, fino ai 500 posti dell’intera struttura per i grandi eventi.
“Crediamo che la nostra esperienza nel mondo dei catering e degli eventi privati abbia giocato un ruolo fondamentale nel presentarci come il partner giusto per questo progetto”, ha commentato Fabrizio Bocca, CEO di POP UP, mentre per Leone 1857 Mario De Luca, Marketing, Retail & Brand Experience Director, ha parlato di un interlocutore scelto “fin dalle prime fasi del progetto” per la sua “attenzione per la qualità, l’accoglienza e la valorizzazione del territorio”.




