Un pomeriggio di vendemmia anticipata sotto la Mole
I vini della provincia di Torino volano al Mercato.
Venerdì 17 luglio, il Mercato del Corso di Torino ospiterà “Ti presento i vini della provincia di Torino”, una giornata organizzata da Coldiretti Torino che intreccia degustazione, convegno accademico e showcooking, con l’obiettivo dichiarato di restituire visibilità a un comparto vitivinicolo spesso relegato ai margini del racconto piemontese, dominato mediaticamente da Langhe e Monferrato.
Nel tentativo di leggere l’evento con lo sguardo analitico che la tradizione della critica letteraria anglosassone applica ai testi complessi, si potrebbe dire che il programma della giornata funziona come un dittico: da un lato la dimensione simbolico-culturale (l’aperitivo, lo street food, il showcooking), dall’altro la dimensione strategico-economica, condensata nel convegno delle 17:00 dal titolo “Il potenziale enologico della provincia di Torino: territorio, identità e nuovi mercati”.
Non è un caso che i due registri coabitino nello stesso spazio fisico, l’Enoteca Divinorum del Mercato del Corso: la retorica dell’identità territoriale ha bisogno, per sopravvivere, di un’infrastruttura di mercato che la sostenga.
La scena e i suoi protagonisti
Il convegno pomeridiano riunisce un cast che rappresenta bene le tre anime che tengono in vita questo comparto: l’istituzione agricola (Carlo Loffreda per Coldiretti Torino), l’istituzione economica (Sergio Arnoldi della Camera di Commercio) e l’istituzione scientifica (Vincenzo Gerbi dell’Università di Torino, che interverrà specificamente sull’evoluzione dei vini nelle quattro zone vitivinicole della provincia).
A questi si affianca Diana Lenzi, responsabile dell’ufficio vitivinicolo della Confederazione Nazionale Coldiretti, che porterà una lettura di mercato più ampia, nazionale e internazionale, mentre i ristoratori torinesi Gianluca Poggio e Maurizio Zito calano il discorso nella concretezza della ristorazione cittadina.
Le conclusioni, affidate al presidente Bruno Mecca Cici, chiudono un impianto che va dal dato scientifico alla filiera commerciale.
La sostanza: 17 vignaioli, 70 etichette
Il cuore materiale della serata è l’incontro tra i wine lovers e 17 vignaioli provenienti dalla Collina Torinese e Chierese, dal Canavese, dalla fascia pedemontana e dalle valli, per un totale di 70 etichette in degustazione.
La lista dei produttori — dalla Cooperativa Produttori Erbaluce di Caluso alla Cantina Sociale della Serra, da Rubatto Guido di Chieri alla Società Agricola L’Autin di Bibiana — disegna una mappa che attraversa Canavese, Collina Torinese, Pinerolese e Valsusa, le quattro zone che strutturano l’intera denominazione Torino DOC.
Il filo conduttore è l’Erbaluce di Caluso DOCG, presente in quasi la metà delle etichette dei produttori elencati, confermandosi il vitigno-bandiera del territorio.
Il rito gastronomico come chiusura
La giornata si chiude con un momento di showcooking che ha il sapore di un piccolo manifesto identitario: il risotto all’Erbaluce che “abbraccia” il risotto al Freisa, il carpione — piatto simbolo delle estati piemontesi — in tre preparazioni, e due ricette sfumate con i vini del territorio.
È una scelta non casuale: il carpione, tecnica di conservazione contadina, e il risotto, piatto identitario per eccellenza, vengono scelti proprio per ancorare il vino a una cultura materiale condivisa, piuttosto che presentarlo come prodotto isolato da collezione.
Focus: la viticoltura in provincia di Torino
La viticoltura torinese è un comparto di forte valenza identitaria, spesso definito “eroico” per le condizioni orografiche estreme in cui opera, distribuito su quattro aree — Canavese, Collina Torinese, Pinerolese e Valsusa — che insieme collocano la provincia al quarto posto in Piemonte per superficie vitata e al quinto in Italia per superficie coltivata in territori montani.
Numeri e denominazioni
Il territorio conta sette denominazioni di origine storiche e recenti, con più di 30 tipologie di vino riconosciute, un patrimonio che il progetto Torino DOC della Camera di Commercio locale si occupa di tutelare e promuovere.
Le denominazioni più antiche — Erbaluce di Caluso (o Caluso) DOCG e Carema DOC, entrambe riconosciute nel 1967 — convivono con la Freisa di Chieri DOC e con arrivi più recenti come Canavese DOC (1996), Valsusa DOC (1997) e Collina Torinese DOC (1999).
Erbaluce, il vitigno simbolo
Erbaluce, sebbene non tecnicamente un vitigno autoctono in senso stretto, rappresenta il cuore storico e identitario dell’enologia canavesana, dove ha trovato le condizioni ambientali ideali per il proprio sviluppo.
Il comprensorio dedicato conta 37 comuni tra le serre moreniche di Ivrea e Caluso, con quasi 300 ettari vitati e una produzione 2023 di quasi 965mila bottiglie di Erbaluce di Caluso DOCG imbottigliato.
Negli ultimi vent’anni gli impianti sono cresciuti di oltre il 77%, passando da 128 a 227 ettari tra il 2000 e il 2020, sostenendo una filiera di 288 viticoltori e generando un fatturato annuo stimato in 10 milioni di euro.
Viticoltura eroica e paesaggi estremi
Al di là dei numeri di superficie, la specificità del Torinese sta nella qualità “eroica” della coltivazione: i vigneti di Carema, della Valsusa e di diverse zone del Pinerolese e del Canavese si spingono su terrazzamenti e pendii scoscesi, talvolta fino ad altitudini tra le più elevate d’Europa per la vite, richiedendo lavorazione manuale e tecniche di allevamento tradizionali come la pergola canavesana.
Vitigni antichi come Avanà e Becuet in Valsusa, o Doux d’Henry e Chatus nel Pinerolese, sopravvivono proprio in virtù di questa nicchia produttiva legata a suoli acidi e silicei e a microclimi alpini che nessun’altra zona del Piemonte replica.




