Vermouth di Torino: tra Salone che esplode e Consorzio che si tiene a distanza
Vermouth, aperitivo, Torino, turismo: basta litigi.
Il Vermouth di Torino scivola in un solco diviso tra due visioni: da un lato il Salone del Vermouth, evento che raccoglie migliaia di persone in un format tra talk, aule didattiche e Fuori Salone.
Dall’altro il Consorzio del Vermouth di Torino IGP, che preferisce restare a distanza e punta sulla tutela, il disciplinare e il controllo di qualità.
Tra questi due poli, il vermouth si colloca come prodotto di confine: tra bevanda di consumo e simbolo culturale, tra tradizione torinese e laboratorio creativo internazionale, tra disciplina normativa e sperimentazione di barman e piccoli produttori.
Un successo oltre le aspettative
La terza edizione del Salone del Vermouth, ospitata al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano dal 21 al 23 febbraio 2026, ha superato le 10.000 presenze complessive in tre giorni, con numeri in netta crescita rispetto alle precedenti edizioni.
Laura Carello, anima del progetto editoriale MT Magazine e direttrice del Salone, parla di un “cambio di passo decisivo”: il format, ideato nel 2024, ha già messo a punto un’architettura solida, attrattiva e credibile, in grado di coinvolgere pubblico, istituzioni e operatori.
La forte affluenza ha portato persino a un cambiamento di programma in corsa: la giornata B2B di lunedì 23 febbraio è stata aperta al pubblico, per consentire l’ingresso di più visitatori e capitalizzare l’interesse crescente.
Al centro del Salone si è confermata l’area talk, con 10 appuntamenti guidati dal giornalista Carlo Carnevale, che hanno raccolto oltre 500 iscrizioni complessive, con sale costantemente piene e un forte coinvolgimento su temi di storia, produzione, mixology e sostenibilità.
Parallelamente le 8 aule didattiche hanno registrato circa 150 iscritti, segnale di un pubblico che non si limita alla curiosità dell’aperitivo ma cerca conoscenza, approfondimento e competenze professionali.
Il Vermouth come motore di turismo e di cultura
Il bilancio del Salone si chiude quindi con un risultato estremamente positivo: numeri, partecipazione e qualità dei contenuti consolidano l’evento come riferimento nazionale ed internazionale per il mondo del vermouth.
La Carello parla esplicitamente di “asset strategico” per il turismo e per il brand Torino: il vermouth non è solo una bevanda, ma un veicolo culturale che unisce tradizione, territorio e visione internazionale.
Il Salone si presenta come piattaforma esperienziale, dentro e fuori il museo: a ogni edizione corrisponde un Fuori Salone diffuso per tutta la città, con eventi in musei, bar, ristoranti, librerie e piazze, che trasformano Torino in un palcoscenico a tema vermouth.
Nel 2026 il Fuori Salone ha coinvolto 45 eventi e 32 location, con guest shift di bartender da tutta Italia, cene in pairing e appuntamenti serali nei locali cittadini, alternando talk culturali, presentazioni editoriali, tour tematici e degustazioni tecniche.
Tra gli appuntamenti chiave, la tavola rotonda istituzionale “Cosa cambia perché nulla cambi – Capitolo 2” ha affrontato il tema della sostenibilità e delle strategie di esportazione del brand “Torino” nel mondo, con interventi di figure come Guido Bolatto, Beppe Musso, Matteo Bonoli e Piero Bonnet.
Il vermouth è così diventato filo conduttore di un racconto contemporaneo, capace di unire marchi storici e nuovi produttori artigianali, classici dell’aperitivo torinese e interpretazioni creative che si confrontano con gastronomia, caffè e sperimentazione mixologica.
Il Consorzio del Vermouth di Torino: non partecipa
Proprio in questo quadro di successo, suona però una nota discordante la mancata partecipazione del Consorzio del Vermouth di Torino IGP, che ha scelto di non prendere parte al Salone del Vermouth 2026.
Il presidente Bruno Malavasi, ricercatore di lungo corso in Campari e figura di spicco nella ricerca di erbe aromatiche e botaniche, ha dichiarato che l’evento viene giocato “sull’ambiguità” e non rappresenta adeguatamente gli interessi del Consorzio.
Malavasi ricorda che il Vermouth di Torino IGP è disciplinato da norme precise: vini base piemontesi, erbe aromatiche locali, metodologie di produzione definite e controlli stringenti.
Il Salone, invece, ospita molte versioni creative e non IGP, che si ispirano al vermouth torinese ma restano fuori dal disciplinare, generando a suo avviso un rischio di confusione per il consumatore e una diluizione del valore del prodotto originario.
Il Consorzio, che ha costruito in pochi anni una macchina di tutela, controllo e promozione, preferisce altri canali di valorizzazione: iniziative più tecniche, focalizzate sul disciplinare, sulla filiera delle erbe aromatiche e sulla qualità documentata, piuttosto che su format generalisti che accolgono tutte le declinazioni possibili del vermouth.
Due visioni, una sola identità in costruzione
Il confronto tra il Salone e il Consorzio pone in luce una frattura di narrazione più che di sostanza: da un lato c’è un evento che parla al pubblico, ai turisti, ai curiosi e ai drinker, trasformando il vermouth in un pretesto culturale ed esperienziale.
Dall’altro c’è un organismo di tutela che parla ai produttori, alle istituzioni agricole e ai buyer, con un occhio puntato sulla tracciabilità, sugli standard qualitativi e sulla sostenibilità della filiera.
Il Salone, guidato da Laura Carello, propone un’immagine di Torino come “capitale mondiale del Vermouth”, dove la bevanda diventa motore di turismo, editoria e ristorazione.
Il Consorzio, con Malavasi ai vertici, punta a costruire una maturità professionale del Vermouth di Torino IGP, lavorando su disciplinare, controlli, relazioni internazionali e sulla definizione di un profilo di qualità riconoscibile.
Il passaggio chiave, per il futuro, è trovare un punto di convergenza: il Salone può diventare uno spazio dove il prodotto IGP sia valorizzato in modo trasparente, mentre il Consorzio può partecipare più esplicitamente, senza rinunciare alla sua funzione di tutela, ma riconoscendo il ruolo del Salone come piattaforma di divulgazione e di interesse culturale.
Verso il 2027: il futuro del Vermouth di Torino
La quarta edizione del Salone del Vermouth è già confermata per febbraio 2027, sempre al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, con l’obiettivo di consolidare Torino e il Piemonte come poli mondiali della cultura del vermouth, sia in ambito di consumo che in ambito di turismo esperienziale.
Nel frattempo, il Consorzio del Vermouth di Torino IGP, con Malavasi alla presidenza, continuerà a costruire la sua fase adulta, puntando su struttura, controllo di qualità e relazioni internazionali, con un occhio sempre attento a non diluire il valore del marchio attraverso formulazioni generiche o non disciplinate.
Il Vermouth di Torino sembra così diventato uno degli esempi più chiari di “food branding” contemporaneo: un prodotto che vive tra tradizione e creatività, tra disciplina e contaminazione, tra il museo e il bancone del bar.
La vera sfida sarà far sì che questa tensione non diventi conflitto, ma motore di crescita comune, capace di valorizzare sia il prodotto tutelato che il racconto culturale che lo circonda.



