Torino al buio, i locali dicono basta: la rivolta dei pubblici esercizi contro i blackout
Proteste, soluzioni, investimenti ed ordinanze. Ma la programmazione?
Oltre cento operatori della somministrazione (qui la lista completa) hanno firmato una lettera aperta-petizione indirizzata al sindaco Stefano Lo Russo, all’assessorato al Commercio, a Iren, Ireti e alle associazioni di categoria, chiedendo la fine dei blackout che stanno mettendo in ginocchio bar, ristoranti e locali torinesi.
Il Comitato NoBlackOut, nato dalla mobilitazione spontanea di esercenti esasperati, chiede interventi strutturali, ristori economici e una riduzione delle imposte per chi ha subito danni diretti dall’emergenza energetica che da settimane colpisce la città.
Un’estate di disservizi senza fine
Da metà giugno Torino vive blackout a macchia di leopardo che hanno interessato quartieri centrali e periferici: Gran Madre, corso Re Umberto, Porta Nuova, Mirafiori, Vanchiglia e Politecnico.
Il picco si è registrato tra il 22 e il 23 giugno, con un’interruzione durata oltre dieci ore a Mirafiori Nord che ha reso impossibile per i residenti, in particolare anziani, difendersi dal caldo estremo.
Secondo Iren, la causa risiede in un mix di ondate di calore prolungate, che surriscaldano asfalto e cavi sotterranei fino a 65-70 gradi, e nella vetustà della rete elettrica cittadina, composta da circa 5.000 chilometri di infrastruttura con oltre 6mila giunti spesso datati.
Il conto salato per bar e ristoranti
Le stime economiche parlano chiaro: i danni complessivi ai pubblici esercizi torinesi superano i 20 milioni di euro, con ogni singolo blackout che costa a un’azienda tra 1.500 e 5mila euro.
Cna Piemonte, Federalberghi e Codacons stanno valutando un’azione legale collettiva contro Iren, mentre Confesercenti ha già chiesto al sindaco “interventi più incisivi” e l’istituzione di un tavolo di confronto permanente con le associazioni per monitorare l’efficacia delle misure adottate.
Ascom Confcommercio Torino, insieme a comitati civici come Torinoinmovimento, sostiene la mobilitazione degli esercenti, chiedendo che i disservizi non diventino la normalità di ogni estate torinese.
Lo scontro politico in Sala Rossa
Il caso è arrivato più volte in Consiglio comunale, con l’opposizione che ha attaccato duramente l’amministrazione: “Basta scuse, rimborsi a chi ha subito danni”.
L’assessora alla Transizione ecologica Chiara Foglietta ha respinto le accuse di allarmismo, ribadendo che il Comune sta “mettendo in campo le azioni necessarie per affrontare i cambiamenti climatici” e ha chiesto alle partecipate il massimo impegno per accelerare gli investimenti.
Le minoranze, con prima firmataria la consigliera Federica Scanderebech, hanno presentato un’interpellanza generale chiedendo trasparenza sulle cause dei guasti, sugli investimenti effettuati dopo le emergenze del 2025 e su un piano di emergenza coordinato per tutelare cittadini fragili e persone dipendenti da apparecchiature elettromedicali.
Le soluzioni sul tavolo
Di fronte alla pressione di comitati e associazioni, Iren e il Comune hanno annunciato una serie di misure per contenere l’emergenza nell’immediato e nel medio periodo:
Piano di investimenti da 515 milioni di euro sulla rete elettrica torinese, con orizzonte fino al 2030.
Task force di circa 150 tecnici Ireti dispiegati sul territorio per interventi rapidi sui guasti.
Generatori ausiliari mobili posizionati in punti strategici della città per garantire continuità di servizio durante le emergenze.
Ordinanza del sindaco che impone la chiusura delle porte nei locali con condizionatori accesi, per ridurre il carico sulla rete elettrica.
Nuova stazione di trasformazione elettrica inaugurata a nord della città, investimento da circa 25 milioni di euro.
Richiesta di un tavolo di confronto permanente tra Comune, Iren/Ireti e associazioni di categoria per monitorare gli interventi.
Nonostante gli annunci, Iren stessa ammette che il problema non si risolverà a breve: l’amministratore delegato Gianluca Bufo ha dichiarato che i blackout “non spariranno nei prossimi sei mesi e neanche nella prossima stagione”.
Una previsione che pesa come un macigno sulla petizione dei cento operatori della somministrazione, i quali non chiedono più solo interventi tecnici, ma un riconoscimento economico concreto per i danni già subiti e garanzie fiscali per non pagare due volte un disservizio di cui non sono responsabili.
La vicenda resta aperta: mentre il Comune promette accelerazione sugli investimenti e Iren dispiega tecnici e generatori, il Comitato NoBlackOut continua a raccogliere adesioni, pronto a valutare, insieme a Federalberghi e Codacons, la strada della class action se le richieste di ristori e agevolazioni non troveranno risposta concreta nelle prossime settimane.
La rete elettrica torinese, dopo un’estate di blackout ricorrenti, è al centro di un piano di investimenti da 515 milioni di euro annunciato da Iren/Ireti per il periodo 2025-2030, cifra che si affianca ai 275 milioni già spesi tra 2021 e 2025.
Le criticità strutturali della rete
La rete elettrica torinese si estende per circa 5.000 chilometri, quasi interamente sotterranei, collegati da circa 60.000 giunti e circa 3.000 cabine di trasformazione ad alta, media e bassa tensione.
L’amministratore delegato di Iren, Gianluca Bufo, ha spiegato che in quasi quattro casi su cinque i guasti sono legati proprio ai giunti sovraccarichi, sottoposti a stress termico per il caldo estremo e per la mancanza di precipitazioni, in un contesto di aumento dei consumi elettrici fino al +30% durante i picchi estivi.
Iren sottolinea che la funzionalità della rete resta comunque pari al 99,99%, definendo gli episodi di giugno 2026 come “eccezionali” per la concentrazione di guasti multipli in poche decine di minuti sulla stessa porzione di infrastruttura.
Il piano di investimenti 2025-2030
Il piano da 515 milioni di euro presentato da Ireti in Commissione Bilancio comunale punta su interventi mirati per rafforzare resilienza e capacità della rete.
Un orizzonte che si allunga fino al 2035
Nonostante l’accelerazione, Iren ha annunciato che sono già in fase di definizione nuovi obiettivi di piano industriale con orizzonte al 2035, che comporteranno un ulteriore incremento degli investimenti già previsti su Torino.
Questo segnala implicitamente che i 515 milioni attuali non sono considerati sufficienti a garantire una soluzione definitiva nel breve periodo, coerentemente con quanto ammesso dai vertici aziendali circa la persistenza dei rischi di blackout nei prossimi mesi.
Le criticità denunciate dai sindacati
Non tutti gli osservatori giudicano il piano adeguato: in un comunicato separato, i sindacati hanno criticato la cronica carenza di personale in Iren e quella che definiscono una insufficiente politica di investimenti pregressa, elemento che avrebbe contribuito alla vulnerabilità della rete davanti alle ondate di calore estreme.
Iren si è comunque impegnata a incontri periodici, anche mensili, con il Consiglio comunale per rendere conto dello stato di avanzamento dei lavori di manutenzione e rafforzamento della rete.




