Oggi la magnifica e brava narratrice di Torino, Rosalba Graglia, intervista per il Corriere Torino Monica Werling. Ovvero la signora “Stratta”.
Werling narra una bella storia, che sotto riassumiamo. Ma andando a ricercare sue vecchie interviste, me ne è capitata la sua spiegazione del perché Stratta chiude in agosto. Ad ognuno le sue conclusioni.
Ma il messaggio più importante per chi ama Torino, è che la nuova generazione è già in azienda pronta a progettare e condurre Stratta verso i decenni futuri.
La storia si fa qui
Una fattura è diventata un cimelio di famiglia.
Ventinove chili di marron glacés, diciotto chili di sorbetto, trentasette chili di frutta caramellata, e poi paste secche, confetture e meringhette: 2.547 lire e 60 centesimi, una fortuna per l’epoca.
Il committente era Camillo Benso, conte di Cavour.
E quella spesa non era un capriccio: era strategia.
Quelle leccornie finivano davanti agli ambasciatori d’Europa, che il futuro Regno d’Italia aveva urgente bisogno di conquistare.
Prima ancora che esistesse l’espressione “soft power”, Torino lo praticava già, a base di zucchero.
Stratta occupa lo stesso angolo di piazza San Carlo dal 1836 e quest’anno spegne 190 candeline, celebrando con una torta dalla ricetta ancora segreta — in vendita fino alla fine del 2026 — e, da settembre, con una caramella inedita il cui gusto porta il nome stesso dell’anniversario: “190”.
Più antica di un monumento
Quando i maestri confettieri Stratta e Reina aprirono la loro bottega di liquori e dolciumi sotto i portici, la piazza non aveva ancora il suo abitante più celebre: il monumento equestre a Emanuele Filiberto firmato da Carlo Marocchetti, il Caval ‘d bronz, sarebbe arrivato solo due anni dopo, nel 1838.
Il locale si insediò dentro il settecentesco Palazzo Solaro del Borgo, oggi sede della Società del Whist–Accademia Filarmonica e fra i pochissimi interni ottocenteschi della città arrivati intatti fino a noi.
Una ventina d’anni più tardi l’insegna divenne Fratelli Stratta, e la caffetteria si guadagnò la reputazione di una delle più belle d’Europa.
Fu anche tra i primi esercizi torinesi a farsi installare l’illuminazione a gas sulla facciata: un gesto che oggi chiameremmo marketing, e che allora trasformava una vetrina in un faro acceso sulla città che calava il buio.
Il sigillo della Real Casa
Il titolo di Fornitore della Real Casa campeggia tuttora sopra gli specchi, incastonato tra arredi originali dell’Ottocento.
Attorno, una collezione di diplomi, onorificenze e medaglie accumulate in decenni di rifornimenti a corte.
Quando nel 2011 l’Italia festeggiò i 150 anni dell’Unità, Stratta celebrò insieme al Paese: in fondo, ragionano in famiglia, anche loro un piccolo merito lo avevano avuto, un ambasciatore alla volta.
Un capitolo dall’altra parte dell’oceano
La famiglia che oggi guida Stratta ha un cognome che a Torino suona straniero, e una biografia che attraversa tre paesi.
Il nonno paterno, Willy Werling, arrivò da Zurigo all’inizio del Novecento.
Ma la storia che porta alla confetteria comincia dal ramo materno: Oreste Monzeglio incontrò la futura moglie Luisa in piazza Vittorio, durante una parata del regime negli anni Venti.
Si sposarono, ebbero una figlia, Adriana, nata a Torino nel 1935, e poi partirono per il Venezuela, come tanti piemontesi in cerca di fortuna.
A Caracas aprirono Las Flores, una caffetteria-gastronomia di grande successo; lì nacquero, nel 1941, le gemelle Rosa e Irma.
Di quegli anni resta un monumento inatteso: Villa Monzeglio, che la famiglia chiamava Villa Olari, intrecciando le iniziali dei suoi cinque abitanti. Progettata dall’architetto italiano Antonio Montini, sospesa su un pendio del quartiere di Bello Monte, era così avveniristica che nel 2005 lo Stato venezuelano l’ha dichiarata bene culturale.
Nel 1958 i Monzeglio tornarono in Italia.
Passeggiando in piazza San Carlo, Oreste notò che la caffetteria — allora di proprietà della contessa Giordano, già celebre e coperta di riconoscimenti — era in vendita.
La comprò. Rosa sposò Sergio Werling, e con la gemella Irma e la sorella maggiore Adriana costruì un’impresa interamente condotta da donne.
Irma è mancata nel 2009; le tre sorelle restano, per chi ci lavora, il modello di tutto.
La vita alternativa e la quarta generazione
Oggi alla guida c’è Monica Werling, che per un soffio avrebbe potuto non esserci.
Dopo il liceo volò a Londra, tornò per laurearsi in lingue con il massimo dei voti e la dignità di stampa, con una tesi su Anita Desai assegnatale dal professor Paolo Bertinetti.
Con la scrittrice indiana è rimasta in contatto per tutta la vita; Desai è venuta anche a trovarla dietro il bancone.
L’altra vita possibile — insegnare, scrivere — è rimasta una porta chiusa: appena laureata, Monica scelse Stratta senza nemmeno passare per l’anticamera del dubbio.
Il fratello Dario dirige il ramo banqueting ed eventi, affiancato dalla figlia Rebecca e dal nipote Filippo.
Il figlio di Monica, Matteo, dopo laurea ed esperienze all’estero coltiva il progetto di portare il marchio fuori dai confini, forse in Francia, anche se tutto è ancora da definire.
La figlia Sofia lavora a Madrid: il futuro, per ora, è un punto interrogativo con vista sull’Europa.
Il futuro ha la forma di una caramella
La risposta di Stratta alla domanda su come si resta contemporanei è semplice: non smettendo mai di essere artigiani.
Le caramelle — la specialità delle origini — si producono ancora a mano, in oltre trenta gusti, avvolte una a una in un foglietto di carta stampata ripiegato a farfalla da una macchina semi-automatica del 1933.
I marron glacés, la Torta Adri dedicata alla zia Adriana, le Gioie di Cavour — praline di crema gianduia rivestite di nocciola tostata, modellate singolarmente nel laboratorio di Lungo Dora Colletta e indicate dal Comune di Torino come prodotto simbolo del locale — seguono la stessa regola.
E i prodotti Stratta, in tutta Torino, si trovano in un solo posto: qui.
Il prossimo progetto è uno spazio museale dove esporre i piccoli tesori dell’archivio, a cominciare proprio dalle note spese di Cavour.
Intanto, a settembre, arriverà la caramella “190”.
La ricetta della torta dell’anniversario resterà segreta ancora per qualche mese; tutto il resto è già scritto in una fattura di oltre un secolo e mezzo fa, che dimostra come a Torino anche la storia possa avere il gusto di un marron glacé.
L’anniversario in breve
🎂 La torta dei 190 anni — ricetta segreta, in vendita fino a fine 2026.
🍬 La caramella “190” — in arrivo a settembre.
📍 Piazza San Carlo, Torino — l’unico luogo dove trovare i prodotti Stratta.
🏛️ In cantiere: uno spazio museale con i cimeli d’archivio, incluse le note spese di Cavour.




