Sarah Scaparone racconta la Torino sotterranea del gusto
Un pezzo per Rolling Stone. Qui riposa la storia gastronomica italiana.
Sarah Scaparone firma per Rolling Stone Italia un pezzo che meriterebbe di stare tra le pagine patinate del New Yorker: non tanto per l’argomento — un cimitero seppur monumentale — quanto per il modo in cui lo tratta, trasformando una passeggiata tra le lapidi in un saggio di microstoria imprenditoriale.
L’autrice parte da una premessa quasi filosofica — “i cimiteri sono luoghi dell’anima” — per poi scivolare, con eleganza giornalistica, verso il concreto: nomi, date, indirizzi, storie di famiglia dietro ai marchi che tutti conosciamo.
Il pregio del pezzo è la struttura a cerchi concentrici: si apre sul fenomeno globale del tombstone tourism (Père-Lachaise, il Zentralfriedhof di Vienna), si stringe sull’Italia e i suoi “cimiteri monumentali” censiti nell’Atlante dei Cimiteri storici, per poi atterrare, definitivamente, tra i viali del Monumentale di Torino.
Da lì, la scrittura si fa quasi cartografica: ogni tomba è una coordinata, ogni nome un capitolo di storia del gusto piemontese — dal Vermouth di Antonio Benedetto Carpano al tramezzino inventato al Caffè Mulassano, passando per il cioccolato di Caffarel e Talmone e l’espresso di Angelo Moriondo.
È un pezzo che funziona perché non moralizza sulla morte: la usa come pretesto narrativo per raccontare l’imprenditorialità sabauda con la stessa cura affettuosa che si userebbe per un profilo umano.
Il Monumentale, museo a cielo aperto
Il Cimitero Monumentale di Torino nasce nel 1829 per volontà e finanziamento personale del marchese Tancredi Falletti di Barolo, allora sindaco della città, ed è oggi considerato un vero e proprio “museo a cielo aperto” per l’imponenza delle sue architetture funerarie.
Progettato dall’architetto Gaetano Lombardi, che ne firmò l’ingresso su corso Novara e la cappella neoclassica, il complesso si sviluppa oggi su circa 600.000 metri quadrati suddivisi in otto ampliamenti successivi, nel tempo diventati specchio dei mutamenti stilistici e sociali della città: dal nucleo ottagonale originario fino alle aree liberty e novecentesche.
Il fascino del Monumentale sta nella convivenza di storia, arte e memoria collettiva: qui riposano figure che hanno segnato il Risorgimento come Massimo d’Azeglio e Silvio Pellico, scrittori come Primo Levi ed Edmondo De Amicis, scienziate come Rita Levi Montalcini, oltre ai calciatori del Grande Torino scomparsi nella tragedia di Superga.
A rendere il luogo un vero museo diffuso contribuiscono sculture di grandi maestri come Leonardo Bistolfi e Pietro Canonica, autori di opere che dialogano con lo spazio verde e gli arcate ottocentesche, tanto da far parte della rete europea “Association of Significant Cemeteries in Europe” e della European Cemeteries Route.
Ciò che distingue il Monumentale da altri “giardini dei morti” è la sua funzione di archivio urbano: ogni sezione — dal Primitivo Sud al cimitero evangelico, passando per il Campo della Gloria dedicato ai partigiani — racconta una fase diversa della città, dalle élite risorgimentali alle comunità religiose minoritarie, fino agli industriali del gusto che resero grande il nome di Torino nel mondo.
Le visite guidate tematiche, curatissime e organizzate su più livelli (artistico, storico, di genere), permettono di leggere il cimitero come un libro aperto sulla storia sociale piemontese, cosa che rende il pezzo di Scaparone particolarmente riuscito: usa quell’archivio silenzioso per raccontare, con leggerezza e rigore, l’identità gastronomica di una città intera.
Autore foto copertina: Roberto Cortese. Copyright: Roberto Cortese tutti i diritti riservati 2018.




