San Carlo Osteria a New York compie 10 anni
Fondata da un gruppo di amici torinesi nel 2016, è diventata ambasciatrice della cucina piemontese nella Grande Mela.
Agnolotti del plin, bagna cauda, tajarin ai 50 tuorli. La storia di come un gruppo di amici torinesi ha portato la cucina più autentica del Nord Italia nel cuore di SoHo — e ci è rimasto.
C’è un toro di bronzo all’ingresso. Non fa parte dell’arredamento trendy di SoHo, non è una scelta di design studiata per compiacere il pubblico newyorkese.
È lì perché era giusto che ci fosse: simbolo di Torino, di una città che questi ragazzi portavano dentro anche a 7.000 chilometri di distanza.
Era il 2016 quando Carlo Rolle — nato in Thailandia, adottato a sei mesi da una famiglia torinese, direttore commerciale di una multinazionale svizzera di macchine utensili nel tempo libero dalla ristorazione — decise insieme a un gruppo di amici imprenditori di fare una scommessa difficile.
Non aprire l’ennesima trattoria italiana a New York, non proporre pizza e pasta al pomodoro, non addomesticare i sapori per incontrare il palato americano a metà strada. Portare il Piemonte, quello vero. Senza sconti.
La scommessa che nessuno voleva fare
Prima di San Carlo Osteria Piemonte, la cucina italiana a New York era il racconto di un’emigrazione: le regioni del Sud, i grandi classici trasformati in icone globali, la pizza come simbolo universale.
Una narrativa costruita sulle ondate migratorie di inizio Novecento, legittima e potente, ma che lasciava in ombra un’intera geografia gastronomica.
“Abbiamo letteralmente messo sul piatto un’alternativa che prima non esisteva”, racconta Rolle. “Abbiamo fatto scoprire sapori diversi da quelli a cui erano abituati i newyorkesi e abbiamo fatto cultura, mostrando che l’Italia ha una grandissima varietà di eccellenze tanto al nord quanto al sud.”
La scommessa era rischiosa proprio per la sua coerenza: rinunciare a quella fetta di mercato che vuole la cucina italiana rassicurante e familiare, per conquistarne un’altra — quella dei curiosi, dei gourmand, di chi a New York va a cercare l’autentico, non il confortante.
Cosa vuol dire essere “100% Piemonte” a SoHo
Il menu cambia con le stagioni, ma alcuni piatti non se ne vanno mai.
Gli agnolotti del plin sono l’unico presente in carta tutto l’anno, qualunque cosa accada.
La pasta è fatta in casa: tajarin ai 50 tuorli, agnolotti, tutto rigorosamente artigianale.
Le materie prime fresche arrivano dai mercati newyorkesi, ma cardo gobbo di Nizza Monferrato, porri di Cervere, tartufo e gorgonzola attraversano l’Atlantico.
La fassona piemontese — quella vera, geneticamente — viene allevata da un farmer americano che ha importato negli States il patrimonio genetico della razza.
E poi c’è la bagna cauda. Una rivelazione per i newyorkesi, servita spesso come salsa di accompagnamento — sulle capesante scottate al burro, per esempio — trasformando un rito collettivo piemontese in un momento di scoperta gastronomica.
La carta dei vini parla piemontese con oltre 250 etichette, con Barolo e Barbaresco in primo piano accanto a piccoli produttori locali.
Il programma cocktail celebra l’aperitivo italiano: spritz, creazioni originali, digestivi — e il San Simone, amaro di cui San Carlo Osteria Piemonte è l’unico referente a New York.
Dieci anni non sono un caso
Nel mondo della ristorazione newyorkese, dove i ristoranti aprono e chiudono nel giro di pochi mesi, dieci anni sono un’eternità.
San Carlo Osteria Piemonte ha attraversato la pandemia — che da crisi si è trasformata in acceleratore per consolidare il team — ed è uscita dall’altra parte più solida. Oggi conta 25 persone in crew, 55 coperti (75 in estate con il dehors), è aperta 7 giorni su 7 ed è entrata nella Guida Michelin.
Il New York Times ne ha scritto. Il ministro Lollobrigida l’ha premiata in occasione della candidatura della cucina italiana a patrimonio UNESCO.
La clientela racconta la storia meglio di qualsiasi comunicato stampa: la comunità italiana di New York che ritrova i sapori di casa, i residenti di SoHo, i manager di Prada e Tommy Hilfiger che hanno i loro uffici nel quartiere, e poi i vip — Naomi Watts, Cuba Gooding Jr., Ed Harris, Giorgio Armani, Jovanotti, Zucchero, Andrea Pirlo — che hanno scelto San Carlo per la cucina genuina e l’atmosfera riservatamente sabauda.
E adesso?
I dieci anni non sono un traguardo: sono la rampa di lancio.
A giugno aprirà il San Carlo Bistrot alla Marina di Varazze, dove la cucina piemontese incontrerà quella ligure. Nel mirino ci sono anche Montecarlo e, in prospettiva, gli Emirati Arabi.
“Quello di buono che abbiamo fatto a New York può essere replicabile”, dice Rolle. “San Carlo Osteria Piemonte ha l’ambizione di diventare un ambasciatore del Piemonte autentico, saporito e genuino in ogni angolo del mondo.”
Un toro di bronzo che attraversa il mondo, portando con sé il profumo degli agnolotti e il calore della bagna cauda. Non c’è modo migliore di festeggiare dieci anni.
📍 San Carlo Osteria Piemonte · SoHo, New York City.
📍 San Carlo Bistrot · Marina di Varazze · apertura giugno 2026.



