A Rivalta, una famiglia piemontese scommette sull'esperienza al posto del ristorante
Nasce Laboròt all'interno di Cascina Pariani.
In un’epoca in cui i ristoranti stellati inseguono recensioni e follower, una famiglia piemontese ha scelto la strada opposta: costruire un luogo che, deliberatamente, non aprirà mai al pubblico.
Si chiama Laboròt, ed è stato presentato all’interno di Cascina Pariani, una struttura agricola del centro storico di Rivalta, di fronte a un monastero dell’XI secolo.
Un forno storico diventa laboratorio del gusto
Il progetto nasce dall’idea di Mattia e Anna Pariani, che dopo vent’anni passati a costruire relazioni con cuochi, pasticceri, produttori e viticoltori hanno deciso di trasformare la cascina di famiglia in un centro esperienziale.
Il nome stesso — Laboròt — richiama il concetto di laboratorio e di movimento, quello delle stagioni e delle persone attorno a una tavola.
Non è un caso che il luogo scelto abbia già una storia gastronomica alle spalle: all’interno della cascina si trovava uno dei forni storici del circondario, dove dal dopoguerra si vendevano e scambiavano frutta, verdura e galline.
Oggi quella stessa vocazione si traduce in spazi per eventi, un negozio con prodotti selezionati e due alloggi — Lavanda e Ulivo — per chi vuole vivere la cascina più a fondo.
La formula è volutamente esclusiva: niente apertura al pubblico come un locale qualsiasi, ma accoglienza riservata a occasioni speciali organizzate dalla proprietà o a eventi privati, spesso su misura per aziende in cerca di format di team building fuori dagli schemi — come imparare insieme a preparare una conserva di pomodoro da portare a casa.
Una rete di eccellenze piemontesi e non solo
Dietro Laboròt c’è un tessuto di partnership che racconta l’ambizione del progetto: dalla famiglia Bava a Giulio Cocchi Spumanti, che ha dedicato un Altalanga al marchio, fino a Valrhona per il cioccolato, Norohy per la vaniglia, Coalvi per la Fassona piemontese e Tartuflanghe per il tartufo.
La mixology porta la firma di Velier e del barman Daniele Macciò, mentre la direzione artistica del soundtrack è affidata a Madaski, figura storica della scena musicale torinese.
Anche la parte gastronomica coinvolge nomi di peso come lo chef Igor Macchia de La Credenza Group e il maestro pasticcere Lorenzo Zuccarello.
Il filo rosso di Mattia Pariani: dalla nocciola al tartufo
Dietro l’operazione Laboròt c’è un imprenditore che ha già scritto un capitolo importante della filiera agroalimentare piemontese.
Mattia Pariani, classe 1980, ha fondato nel 2010 l’omonima azienda di Givoletto specializzata nella lavorazione di frutta secca italiana di alta qualità, partendo da un olio di nocciola del Piemonte esclusivamente Igp per poi ampliare la gamma a pistacchio di Bronte e mandorle siciliane.
Nel gennaio 2022 l’azienda è stata acquisita dal gruppo francese Savencia Gourmet, che detiene tra gli altri il marchio di cioccolato Valrhona — una sinergia non casuale, considerando le affinità di posizionamento tra i due brand nel mondo della gastronomia professionale.
Dopo l’operazione, Pariani ha mantenuto il ruolo di managing director e socio, restando alla guida operativa dell’azienda che porta il suo nome.
Un secondo passaggio, ancora più recente, arriva a chiudere il cerchio: da gennaio 2026 Pariani entra come socio e amministratore delegato in Tartuflanghe, storica azienda albese attiva dal 1975 nella selezione del tartufo fresco piemontese, fondata da Domenica Bertolusso e Beppe Montanaro e oggi guidata dai figli Paolo e Stefania.
Lo stesso Pariani definisce il passaggio “dalla nocciola al tartufo” come l’incontro di “due prodotti piemontesi che si parlano e due grandi eccellenze del territorio”.
Il legame con la famiglia Montanaro non è nuovo: Paolo Montanaro è stato socio di Pariani per vent’anni, e proprio quella collaborazione ha aperto la strada al nuovo incarico, che vedrà Pariani concentrarsi sullo sviluppo internazionale di un’azienda che oggi esporta in 63 paesi.
Un modello che intreccia impresa e territorio
Non è un caso che nel comunicato di presentazione di Laboròt compaia proprio Tartuflanghe tra i partner ringraziati, insieme a realtà come Pedemontis e Marchesi de Frescobaldi.
La rete di relazioni costruita da Mattia Pariani in vent’anni di attività — dalla frutta secca al tartufo, passando per la joint venture con un gruppo multinazionale come Savencia — sembra oggi confluire nello stesso disegno che anima Laboròt: un ecosistema di eccellenze piemontesi che si sostengono a vicenda, più che un singolo prodotto o marchio.
La cascina, con i suoi toni di verde alle pareti e il profumo di menta, elicriso e lavanda nel giardino, è pensata come un invito permanente: a ogni ospite dell’inaugurazione è stata donata simbolicamente una chiave, “un invito a entrare, a fermarti, a tornare”.
Per un progetto che rifiuta la logica del locale aperto a tutti, è un modo elegante di dire che l’esclusività, in Piemonte, può ancora essere raccontata come ospitalità.
Articolo redatto con il supporto di Claude Sonnet 5.0 Thinking.



