L'ottimismo consapevole del ristorante Solferino (e del bollito)
Umiltà (tanta), professionalità, cliente al centro.
Per anni sono passato davanti al ristorante Solferino, per poi tirare dritto. Il suo nome è riemerso anni fa grazie ad un bravissimo uomo di comunicazione come Mario Antonaci.
Ma è stato l’incontro con Simone Crotta, il direttore, ad avermi aperto gli occhi sulla vera anima del Solferino.
Primo fattore importante: chi entra al Solferino respira una bella aria. Colleghi che lavorano insieme da molti anni, alcuni camerieri e cameriere giovani. Insomma, un team coeso che fa sentire il cliente al centro e coccolato.
La location suggerirebbe una eccessiva rilassatezza su menu e scelte turistiche (come avviene in tante città italiane), ma non è così.
Il Solferino, che come storia è nel filone dei “ristoranti storici” di scuola toscana che rivoluzionarono la ristorazione torinese (es. il Galante, Al Gatto Nero, Pollastrini e altri), è oggi una fucina di ricerca calibrata.
Intanto il servizio al cliente: qui vige il 7/7 a pranzo e a cena, con orario continuato in alta stagione turistica torinese. Questo permette a turisti e torinesi di avere un punto di riferimento costante.
Poi la struttura interna: il locale ha due sale, con un design interno che rimanda alla storia ma senza appesantimenti. I tavoli distanziati, l’acustica, i quadri alle pareti (in parte del progetto torinese Arteaportè) concorrono a creare un ambiente piacevole ed autentico, poco incline all’appiattimento architettonico hipster o “finto povero” o al contrario eccessivamente ricco.
Infine, le carte gastronomiche e dei vini: cucina piemontese, cucina tradizionale, carta dei vini piemontese ed italiana.
Si parte con la nuova sezione “aperitivi e piattini” con una selezione vermouth di Cocchi (es. acciughe e vermuttino vanno a 12 euro) per rendere omaggio ad un trend cittadino che ormai ha conquistato tutti.
Poi partono antipasti, primi e piatti per loro storici come il “Brucio”, ovvero spaghettoni caserecci con salsa piccante al pomodoro profumati da rosmarino e aglio (14,5 euro). Il vitello tonnato prezza 16 euro, il plin a 17 euro (prezzi in linea con la città ed il centro).
Ieri siamo stati invitati per il loro carrello dei bolliti, che è in carta fra gennaio e marzo (un bollito a pranzo è esperienza mistica…). Il Gran Carrello dei Bolliti prezza 30 euro, con un professionista in sala che lo prepara davanti al cliente.
Pesci, trippe, anche la grissinopoli. Sbizzarritevi nel vedere il menu.
La cucina è quasi tutta al femminile, in sala un team rodato di veterani e professionisti giovani.
Il ristorante Solferino sta studiando e realizzando un metodo che può valere anche per altri ristoranti borghesi storici: non perdere la propria identità ma non viverla nemmeno in modo stantio. Numerose sono le collaborazioni, e ancora di più saranno quelle del 2026.
E poi investire sempre: in arrivo nuovi progetti in grado di rendere ancora più forte la parte eventi (che oggi è il 30% del fatturato).
Ci sarebbe da fare una riflessione su una società di ristorazione che nel 2026 arriva ad avere 24 dipendenti sfiorando i 2 milioni di fatturato. Senza fare proclami e senza essere in tante guide.
La ristorazione, parafrasando Massimiliano Allegri, è facile da capire: se non deludi il cliente, se sei sempre presente, se hai una carta comprensibile e che non mette in soggezione, se offri un’esperienza affidabile, se rispetti e paghi i collaboratori avrai il ristorante pieno. E i clienti torneranno.
E allora perché se è semplice non lo fanno tutti e tanti ristoranti falliscono? Questo chiedetelo a Simone Crotta e ai suoi colleghi. Semplicemente bravi nel loro lavoro, appassionati ed entusiasti.
Ristorante Solferino Torino, piazza Solferino 3, aperto 7 giorni su 7, Pranzo: 12:15 – 14:30, Cena: 19:30 – 22:30.



