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Il milanese aveva due parole per la cosa che qui si divide in due. Nel vocabolario di Giuseppe Banfi, terza edizione, Milano 1870, il «prestin» è il forno, dal latino pistrinum, e il «prestinée» è il fornaio. Francesco Angiolini, nel 1897, la voce la definisce per intero: prestinee è «chi fa e vende il pane fatto nel suo forno», e subito sotto tiene separato il panicuocolo, cioè chi «cuoce il pane altrui, ma non lo vende». Il mestiere stava in quel doppio verbo, fa e vende, e chi ne faceva metà aveva un nome suo. Qui succede una terza cosa: a Battifollo resta il forno che cuoce, a Carate vanno marchio, ricette e vendita. Non è un'obiezione, è il punto in cui si vede quanto il modello sia nuovo, perché il lessico del mestiere non lo aveva previsto. Da questo lato del tavolo la prova non è il biscotto: in sala il nome di chi ha fatto una cosa il cliente lo ricorda solo se qualcuno glielo dice, e nessuna etichetta lo dice al posto suo. Nei passaggi piemontesi che stai seguendo, quello che sopravvive di solito è il forno o il marchio?

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Assolutamente, procediamo.