Il grattacielo Intesa Sanpaolo perde il suo inquilino più glamour.
Il Gruppo Sacco chiude con Piano 35 il 3 gennaio 2027 e lascia sia il ristorante stellato sia il lounge bar.
Il ristorante è il più alto d’Italia in un contesto urbano, a 150 metri .
La versione ufficiale è che Marco Sacco vuole concentrarsi sul Piccolo Lago a Mergozzo e su Il Verbano all’Isola dei Pescatori.
Intesa-San Paolo ringrazia, parla di “nuova gestione” e promette di riaprire “appena possibile”.
Non cita nessun nome. Torino resterà senza una stella che, nella Guida 2026, era una delle otto rimaste in città.
Le domande sono tre: perché ora, perché così, e chi arriva dopo.
Il tempismo che non quadra
Il 4 settembre 2025, la famiglia Sacco presentava ai giornalisti il Lounge rinnovato. Erano 400 metri quadrati al 37° piano, tre banconi, toni pastello e un percorso di degustazione dei drink.
Il figlio Simone Sacco, 29 anni e bartender di formazione anglosassone, curava la mixology. Marco Sacco firmava i piatti .
Il lavoro vero era stato fatto in un solo mese, agosto, e Sacco rivendicava che il bar “funzionava benissimo” anche prima.
Nessuno investe in un progetto così per poi andarsene dopo quattordici mesi, a meno che qualcosa sia cambiato nel frattempo.
Nel comunicato Sacco ringrazia la banca come “partner inestimabile”.
Intesa, a sua volta, celebra i sette anni e il risultato Michelin.
È un addio fin troppo cortese. Quando le due parti sono così educate, di solito il vero confronto si è svolto altrove.
Le ipotesi
1. Il lago chiama (la versione ufficiale)
Il Piccolo Lago ha avuto due stelle e le ha perse. Nell’edizione 2025 della Guida non c’era più. Per Sacco la causa era la vicenda giudiziaria sulle vongole contaminate con norovirus, che nel 2021 colpì un banchetto di nozze.
Il 25 ottobre 2025 la Corte d’Appello di Torino ha assolto lui e la moglie Raffaella Marchetti, perché “il fatto non costituisce reato”.
Le stelle però non sono tornate.
Nemmeno la Guida 2026 ha reinserito il locale. Per un chef che ha costruito su quel lago la propria identità, non è una ferita da lasciare aperta.
Forse Sacco vuole riconquistare lì il terreno perso, e per farlo gli serve presenza fisica.
Tra Torino e Mergozzo ci sono circa duecento chilometri di autostrada, e due stelle non si recuperano a distanza. E forse la squadra torinese non era così forte.
2. I conti
Non esistono dati pubblici sui bilanci della gestione Piano 35.
Chi sostiene che sia in perdita, per ora, sta ipotizzando. Si può però ragionare sulla struttura.
L’alta cucina d’autore in un edificio simbolo ha costi di personale e di rappresentanza molto alti.
Il canone, per un contratto in una sede bancaria, è quasi sempre riservato.
Un Lounge ristrutturato in un mese si ripaga solo con affluenza costante, e il bar apre dalle 17:00.
La tesi è plausibile, ma resta una tesi. Chi la dà per certa dovrebbe mostrare i numeri.
3. Si è rotto qualcosa con la Banca
Sette anni sono un ciclo lungo per un contratto di concessione, e Sacco firmò il 3 settembre 2019.
Alla scadenza un rinnovo si negozia: canone, investimenti, durata, clausole sul servizio.
Due dettagli meritano attenzione. Sacco dice “lasciamo”, non “siamo stati lasciati”.
Intesa, dal canto suo, scrive di essere “al lavoro per individuare la nuova gestione”. Una banca che ha già un sostituto di solito lo annuncia insieme all’addio, per non lasciare buchi nella narrazione. Qui il buco c’è.
4. L’asso nella manica: le Gallerie d’Italia
Intesa ha creato rapporti con importanti Chef grazie a Gallerie d’Italia.
A Torino, in piazza San Carlo, ha affidato gli spazi ai fratelli Costardi.
A Napoli è arrivato Giuseppe Iannotti, due stelle con il Krèsios.
La mia lettura è questa. Intesa ha dimostrato di saper costruire una sua scuderia di Chef.
L’idea di un gruppo di cucine, legate al marchio della banca e non al singolo cuoco, non è fantascienza. Resta un’ipotesi forse troppo fantasiosa.
Il quadro
Torino non è nel suo momento migliore sul fronte stelle.
Prima di Piano 35 è sparito il Magorabin e Unforgettable è al centro di note vicende a avvicendamenti.
Ora il grattacielo cambia mano.
Torino intesa come città (e non come area urbana) può ancora contare su Del Cambio, Condividere, Larossa, Cannavacciuolo Bistrot, Carignano e Vintage.
Resta da capire chi gestirà il nuovo Piano 35.
Se Intesa annuncerà una nuova firma, se andrà verso un modello Gallerie d’Italia o se cercherà un nome forte da fuori.
Sacco, intanto, riparte dal lago con in tasca un’assoluzione, nessuna stella da difendere e un cognome che pesa ancora.
La domanda vera è se questa sia una ritirata o una riconquista.
Sull’argomento, leggere Valentina Dirindin su Dissapore. Anche sul caso delle due stelle tolte nel 2025.



