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Avatar di Bela Tusa Trattoria

La grammatica è la parola giusta, e le aggiungo il posto dove quella distinzione si verifica davvero, che non è in cucina ma al tavolo.

Il test è se un piatto ha bisogno di essere spiegato per essere ordinato. Chi tratta il territorio come un museo deve raccontarlo prima, e quando racconti prima la gente smette di mangiare e comincia a valutare. Chi lo tratta come una lingua lo serve e basta, e la storia semmai arriva dopo, se qualcuno la chiede.

C'è anche una misura brutale che da fuori non si vede: la nostalgia vende la prima visita, la grammatica vende la seconda. La prima la fai con il nome, il racconto e la fotografia. La seconda te la dà solo chi è tornato perché aveva voglia di quel piatto, non della storia di quel piatto. E un locale sta in piedi sulla seconda.

Dal mio bancone a Milano invidio a Torino una cosa sola: da voi la parola osteria non è ancora diventata un genere di arredamento.

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Assolutamente, procediamo.