Open Baladin torna ad aprire le porte in piazzale Valdo Fusi dopo un mese di lavori, e lo fa con un intervento che va ben oltre il semplice restyling.
Il locale, punto fermo della vita serale torinese dal 2014, si presenta oggi con una nuova pelle esterna: una facciata specchiante che riflette letteralmente gli edifici liberty della piazza, a partire dal Museo Regionale di Scienze Naturali che vi si affaccia proprio di fronte.
Cosa è cambiato
I lavori, condotti nel mese di agosto, hanno riguardato due fronti.
Da un lato l’efficientamento energetico dell’involucro esterno, con interventi su isolamento, serramenti e impianti.
Dall’altro una riorganizzazione degli spazi interni, pensata per migliorare comfort e vivibilità senza tradire l’identità informale che ha reso il pub uno dei riferimenti serali della città.
L’elemento più riconoscibile resta però la facciata a specchio: non si limita a restituire pietra e architettura storica, ma cattura anche il movimento quotidiano di piazzale Valdo Fusi, dagli skater che si allenano sulle sue piastre agli street artist che animano lo spazio.
Un modo, spiega il gruppo, per rendere concreta la filosofia “OPEN”: un locale come luogo che si apre a chi lo circonda, prima ancora che un posto dove si entra.
Un investimento sulla piazza, non solo sul locale
Open Baladin definisce l’operazione “il primo vero intervento di riqualificazione della piazza”, un investimento fatto in prima persona per restare all’altezza di un luogo che lo ospita da oltre dieci anni.
Non un caso isolato: la stessa filosofia — intervenire sui luoghi esistenti invece di limitarsi ad abitarli — guiderà anche le prossime aperture di Milano e Roma, che porteranno la rete del gruppo a sette locali complessivi tra Piozzo, Roma Centro, Roma Salario, Milano, Torino, Torino Aeroporto e Cuneo.
Le radici del progetto
Open Baladin nasce a Roma nel 2009 da un’idea di Teo Musso, come spazio dove raccontare e condividere la birra artigianale italiana.
Il gruppo Baladin, fondato dallo stesso Musso a Piozzo (CN) nel 1996, è tra i protagonisti della nascita del movimento brassicolo artigianale in Italia e ha sviluppato una filiera agricola propria per produrre birre interamente italiane.



