Torino non può permettersi di perdere il Mercato Centrale
Il Comune sospende la rata 2026 e apre un'indagine sull'IMU: è l'ultima chance per salvare uno dei cuori pulsanti di Porta Palazzo.
Qualcuno a Palazzo Civico si è finalmente svegliato.
E per farlo ha avuto bisogno di guardare in faccia una verità che molti sapevano già da mesi: se il Mercato Centrale di Porta Palazzo chiude, Torino si ritrova con un’altra ferita aperta nel cuore della città — un guscio di vetro e acciaio firmato Massimiliano Fuksas trasformato in un enorme vuoto urbano.
Per questo la decisione del Comune di sospendere la prima rata del 2026 e di avviare finalmente una perizia indipendente sull’immobile non è solo un atto burocratico: è un segnale che qualcosa si sta muovendo, e che muoversi era necessario, urgente, doveroso .
Il disastro catastale
Al centro del problema c’è una storia che ha tutti gli elementi di un incubo kafkiano: il Mercato Centrale paga l’IMU come se fosse un centro commerciale, mentre tutti gli altri padiglioni mercatali di Porta Palazzo sono classificati come “servizio pubblico” — e quindi esenti.
Il risultato? Un debito da circa 600mila euro con Soris che si è accumulato nel tempo, mentre l’immobile veniva valutato in convezione a quasi 12 milioni di euro, contro i soli 490mila stimati dal professor Curto del Politecnico di Torino .
In altre parole: Umberto Montano e la sua squadra stavano pagando canoni e tasse calcolati su presupposti che, secondo la perizia tecnica, sarebbero stati errati fin dall’inizio.
Come ha ammesso candidamente l’assessore al Commercio Paolo Chiavarino: “Ci siamo trovati davanti a una situazione che si basava su presupposti probabilmente errati fin dall’inizio” .
Chi ha tenuto in piedi la baracca
Bisogna dirlo chiaramente: senza Umberto Montano, il Palafuksas sarebbe già un fantasma.
Quando nel 2016 la Cooperativa storica dell’abbigliamento andò in liquidazione commissariale, fu il patron di Mercato Centrale a farsi avanti — portando capitali, progetto, nome e una visione — per evitare che uno degli edifici più iconici di Torino finisse abbandonato .
L’investimento totale si è avvicinato ai sei milioni di euro: denaro vero, rischio vero, impegno concreto verso una città che non sempre sa riconoscere chi ci crede.
Oggi, nonostante ricavi in crescita, i costi energetici fuori controllo, i vizi strutturali originari di progettazione e la rigidità degli spazi rendono impossibile generare utili sufficienti a coprire la gestione.
Non è un fallimento imprenditoriale: è un sistema di regole mal costruito che sta punendo chi ha scelto di investire.
Virano: il lavoro oscuro che tiene tutto insieme
In questo scenario, la figura di Paola Virano, direttrice della Divisione Commercio del Comune, emerge come quella di una funzionaria che ha fatto esattamente il suo lavoro — cercare soluzioni nell’interesse della città. Le sue parole sono precise e professionali: “Stiamo lavorando a tutto campo per avere un quadro il più possibile completo”.
Non è retorica: è la descrizione di mesi di approfondimenti tecnici su un dossier complicatissimo, dove ogni risposta apre tre nuove domande.
Vale la pena ricordarlo: i pm che l’avevano indagata per presunte irregolarità legate al Mercato Centrale hanno concluso che la sua condotta era “riconducibile all’attività tipica del suo ruolo”, non ad atti contrari ai doveri d’ufficio.
Una persona che fa il suo mestiere con particolare attenzione al risultato non dovrebbe essere oggetto di sospetti — dovrebbe essere un modello.
L’alternativa è inaccettabile
Il consigliere Pierlucio Firrao ha detto la cosa giusta nel modo giusto: “Ripartire da zero significherebbe lasciare un vuoto urbano per anni prima di trovare un nuovo investitore”.
E Porta Palazzo non si può permettere un altro vuoto. È già uno dei quartieri più complessi della città, un crocevia di culture, economie informali e tensioni sociali che anche Mercato Centrale aiuta ogni giorno a tenere insieme, portando qualità, presidio e vita.
Il consigliere PD Tony Ledda ha usato la parola giusta: presidio.
Perché è esattamente quello che è il Mercato Centrale — non solo un posto dove mangiare, ma un baluardo contro il degrado, un punto di riferimento fisico e simbolico per tutta l’area.
Entro fine giugno, niente alibi
Il Comune ha promesso risultati concreti entro fine giugno: le stime definitive sugli investimenti necessari e sulla situazione catastale dell’immobile.
Da lì partirà il negoziato sul futuro della struttura.
Le istituzioni non hanno più alibi né tempo: chi ha investito su Torino merita risposte, non altri mesi di attesa.
Umberto Montano ha creduto nel Palafuksas quando nessun altro lo faceva.
Paola Virano ha lavorato per trovare una soluzione quando altri alzavano le mani.
Ora tocca al Comune fare la sua parte — con coraggio, rapidità e la consapevolezza che alcune opportunità, una volta perse, non tornano più.
Il Mercato Centrale di Torino si trova in Piazza della Repubblica, nel cuore di Porta Palazzo.



