Il Vermouth ritorna a casa
Carpano compie 240 anni e sceglie di festeggiare con una mappa. Tre luoghi di Torino, tre declinazioni dello stesso rito.
C’è qualcosa di deliberatamente circolare nell’operazione che Carpano ha scelto per celebrare il suo 240° anniversario.
Il brand — oggi parte del gruppo Fratelli Branca Distillerie — non ha organizzato un evento.
Ha costruito una geografia. Tre indirizzi torinesi accomunati da una logica che tiene insieme memoria e frequentazione attiva: il Caffè Platti 1875 in corso Vittorio Emanuele II, la pasticceria Gerla 1927 nella stessa arteria, e la terrazza de La Pista Restaurant sul tetto del Lingotto, dove dall’11 giugno apre al pubblico House of Carpano.
È, a tutti gli effetti, un racconto diffuso per la città — o almeno così viene presentato.
Torino, 1786
Per capire cosa stia succedendo, conviene tornare all’origine.
Nel 1786, sotto i portici di Torino, Antonio Benedetto Carpano mescola vino bianco con erbe aromatiche e spezie e inventa qualcosa che non esiste ancora: il vermouth moderno.
Non è un dettaglio folkloristico. È un atto fondativo che trasforma un consumo in un rito — l’aperitivo — e un rito in un’identità culturale collettiva che Torino ha esportato nel mondo prima ancora di essere capitale d’Italia.
Duecentoquaranta anni dopo, il brand porta quell’atto di fondazione nei luoghi in cui Torino ha continuato a esercitare la propria vocazione alla convivialità raffinata: i grandi caffè storici, la pasticceria d’autore, la nuova ristorazione di qualità.
Tre luoghi, tre registri
I tre spazi scelti per la collaborazione con il Gruppo Gerla 1927 non sono intercambiabili, e la distinzione vale la pena di essere sottolineata.
Il Caffè Platti 1875 è qualcosa che poche città possono ancora permettersi: un caffè letterario sopravvissuto, un salotto in cui Luigi Einaudi e Cesare Pavese hanno seduto — non per retorica, ma perché era lì che ci si sedeva.
Gerla 1927, sulla stessa strada, è la custode della via e oggi anche proposta di cocktail bar che estende il dialogo tra dolce e aperitivo senza forzarlo.
La terza location è diversa per natura e per temperatura simbolica: La Pista Restaurant è un ristorante fine dining aperto sul tetto di quello che fu lo stabilimento Fiat, con le Alpi all’orizzonte e sotto i piedi la pista di collaudo in cui venivano testate le automobili.
Tre registri — il caffè storico, la pasticceria-cocktail bar, il fine dining con vocazione scenografica — che insieme descrivono una Torino capace di abitare il proprio passato senza museificarlo.
L’aperitivo come linguaggio
Roberto Munnia, Presidente del Gruppo Gerla 1927, usa una formula: “Le grandi idee diventano rilevanti solo quando trovano una forma concreta, quando entrano nei luoghi, nei gesti e nelle abitudini delle persone”.
È esattamente il punto di tensione interessante in questa operazione.
L’aperitivo torinese non è mai stato solo un bicchiere: è una durata, un modo di occupare il tempo di mezzo tra il lavoro e la cena, di trasformare un consumo in una pratica sociale.
Niccolò Branca, Presidente di Fratelli Branca Distillerie, lo formula diversamente: “La tradizione non è conservazione: è la capacità di scegliere il futuro con la stessa intransigenza con cui si è sempre scelto il meglio”.
Entrambe le dichiarazioni puntano nella stessa direzione — legittimazione attraverso il radicamento territoriale — ma il progetto funziona perché i luoghi scelti hanno una storia propria e non sono meri contenitori brandizzati.
Cosa si beve e quanto costa
La drink list è costruita con una logica pedagogica esplicita, e il nome della sezione principale lo dice senza ambiguità: “L’ABC dell’Aperitivo Italiano”.
Al Caffè Platti e da Gerla, i cocktail sono a 10 euro; alla Pista, dove il contesto fine dining impone un posizionamento diverso, la stessa carta sale a 15 euro.
I classici ci sono tutti — l’Americano (Carpano Rosso, Botanic Bitter, soda), il Negroni, il Vermuttino con Antica Formula e soda, il Mi-To — ma la proposta si articola in direzioni che raccontano qualcosa dello stato attuale del mercato dei cocktail.
I Carpano Special Negroni includono varianti geograficamente ambiziose: un Nicaraguan Negroni con Flor de Caña 12Y, un Mexican Negroni con tequila Partida Reserva Blanco.
Alla Pista, la sezione “Ultimo Sorso” pensata per il post-dinner propone il Reverse Manhattan (Antica Formula, whisky, gocce di Fernet-Branca), l’Hanky Panky, il Classic Stinger con Brandy Stravecchio Branca e crema di menta.
Non mancano — e in questo il progetto intercetta una tendenza di mercato che ha smesso di essere marginale — le proposte Low Alcol e No Alcol, con il Bianco Paloma (Carpano Bianco, lime, pompelmo rosa) come emblema di un bere consapevole che non rinuncia all’estetica del rito.
Il Lingotto come metafora
House of Carpano apre l’11 giugno sulla terrazza de La Pista, con DJ set ogni giovedì, venerdì e sabato.
La scelta del Lingotto non è casuale né solo scenografica.
È l’edificio che meglio racconta la trasformazione di Torino: da stabilimento di produzione industriale a polo culturale, commerciale e gastronomico — con la rovina della pista di collaudo come ornamento architettonico e promemoria di ciò che fu.
Carpano, brand che nasce nell’artigianato liquoristico e diventa patrimonio industriale, trova in questo contenitore un rispecchiamento quasi troppo perfetto.
Il rischio, in operazioni di questo tipo, è sempre lo stesso: che la storia diventi scenografia, che la memoria si riduca a mood.
Quello che distingue questa collaborazione è la scelta di insistere su luoghi ancora abitati dalla loro funzione originaria — un caffè che è ancora un caffè, una pasticceria che è ancora una pasticceria.
Il racconto regge perché non ha bisogno di spiegare troppo.




