Torna il Gaya Gaya al Mercato Centrale Torino
Torino diventa Giappone: il festival GAYA GAYA trasforma il Mercato Centrale in un viaggio al Sol Levante.
Questo weekend, 21 e 22 marzo, il Palafuksas di Piazza della Repubblica ospita la terza edizione di uno degli eventi più attesi della città.
Due giorni, undici ore al giorno, un solo obiettivo: portare il Giappone nel cuore di Torino.
C’è un momento, al Mercato Centrale Torino, in cui la città smette di essere Torino.
Succede quando le bacchette dei taiko cominciano a battere, quando la spada di un samurai fende l’aria del Palafuksas, quando il profumo del matcha si mescola a quello del ramen.
Succede con GAYA GAYA, il festival della cultura nipponica che sabato 21 e domenica 22 marzo torna per la sua terza edizione, dalle 10:00 alle 21:00.
Il nome non è scelto a caso.
Gaya gaya in giapponese evoca il rumore festoso e vivace della folla — quell’energia caotica e calda che si respira nei mercati del Sol Levante.
Ed è esattamente l’atmosfera che Akira Yoshida, imprenditore del settore food e principale motore del festival, ha voluto replicare nel cuore di Torino.
Un festival che non si guarda, si vive
La formula di GAYA GAYA non è quella del festival da platea.
Non ci si siede ad aspettare che qualcosa accada: si partecipa, ci si immerge, si tocca con mano.
Il programma delle performance gratuite è già di per sé un palinsesto degno di un teatro: si va dalla kenbu — la danza con la spada — ai concerti di Kotomen con il suo KOTO-POP, che reinterpreta la musica pop con l’arpa tradizionale giapponese.
Poi i fuochi ritmici di Takuya con il Taiko, i live di calligrafia del maestro Shozo Koike, la performance di mixology From Sake to KOTO music, fino allo show cooking di sushi moderno con Mime Kataniwa, partecipante di MasterChef 11.
Domenica, uno dei momenti più attesi è la performance Taiko tra Generazioni, dove Takuya si esibirà insieme ai Taiko Kids — un racconto di disciplina e crescita che dice molto su come il Giappone trasmette le proprie arti.
E poi, alle 17:00, sarà Akira Yoshida in persona a prendere il microfono, per raccontare la sua storia e la visione che ha dato vita al festival.
I workshop: quando la cultura diventa esperienza diretta
Ma è nell’Aula Didattica e nella Scuola di Cucina che GAYA GAYA mostra la sua faccia più autentica e, forse, più coraggiosa.
Il calendario dei laboratori a pagamento è un catalogo di pratiche che in Italia si vedono raramente a questa profondità. Si può imparare il Sakiori con Yumi Shirao — l’arte di trasformare strisce di vecchi kimono in gioielli unici attraverso l’intreccio con le dita (20€, 16 posti) — o scoprire il Shodō, la calligrafia giapponese, con Shohei Tsuruno del Kanyukai (20€, 18 posti).
Per chi vuole portare a casa qualcosa di più affilato — letteralmente — c’è il laboratorio con Ryota, il maestro dell’affilatura con milioni di follower nel mondo, che per soli 5 partecipanti alla volta mostrerà dal vivo la sua straordinaria tecnica.
A 50€ a testa, è probabilmente il workshop più esclusivo del festival.
Spazio anche alla Via del Tè con Leda Kasahara (25€), seguendo gli insegnamenti di Sen no Rikyū, il maestro che codificò il rituale nel XVI secolo, e agli Origami da indossare — dove la piegatura tradizionale della carta si trasforma in orecchini, mescolando artigianato e design contemporaneo (20€).
Per i più piccoli, invece, un laboratorio di origami gratuito al cocktail bar.
La cucina, cuore pulsante del festival
Non esiste cultura giapponese senza cibo. E su questo GAYA GAYA non transige.
La Scuola di Cucina propone un calendario denso, con masterclass che spaziano dal Gyoza (40€, con Yo Ichikawa) all’arte del Bento con Mariko Suzuki — dove la pausa pranzo diventa un’opera d’arte da comporre bilanciando i cinque colori fondamentali.
Il piatto più iconico del festival è però il Ramen, con una masterclass tenuta da Akira Yoshida stesso (50€): non una semplice ricetta, ma un viaggio nella filosofia della cucina giapponese fatta di pazienza e brodi lunghi.
Il sushi viene sdoppiato in due anime: sabato è Mime Kataniwa (50€) a guidare il percorso tra nigiri e hosomaki con lo sguardo della cucina contemporanea; domenica tocca al maestro Arita Seiichi (40€) riportare tutto alla rigore della tradizione. Due letture diverse di uno stesso capolavoro.
Chiude il cerchio il Melonpan con Mariko Suzuki (40€): il re delle merende giapponesi, croccante fuori e soffice dentro — la risposta nipponica alla brioche, potremmo dire, ma sarebbe riduttivo.
Torino, crocevia tra culture
C’è qualcosa di significativo nel fatto che questo festival sia arrivato alla sua terza edizione in una città come Torino.
Non è solo il riflesso di un interesse crescente per la cultura giapponese in Italia — fenomeno reale, alimentato da anime, manga e gastronomia — ma anche la conferma che il Mercato Centrale sta costruendo una sua identità come spazio di contaminazione culturale, oltre che gastronomica.
GAYA GAYA funziona perché non si limita a “portare il Giappone”: lo fa praticare, lo fa toccare, lo fa assaggiare. È la differenza tra assistere a uno spettacolo e partecipare a un rito. E in questo, gaya gaya, il rumore festoso della folla, è la colonna sonora più onesta che potesse scegliersi.
📍 Mercato Centrale Torino – Palafuksas, Piazza della Repubblica
📅 Sabato 21 e domenica 22 marzo 2026, ore 10:00–21:00
🎟️ Le performance sono gratuite. I laboratori e le masterclass sono a pagamento e con posti limitati. Biglietti acquistabili online: shorturl.at/wm52G



