Gault&Millau: lo sbarco in Piemonte e in Italia
Promosso da Miroslav Lekeš, che con grande eleganza escluderà il FRE (di cui è patrono) dalla nuova guida.
Lo aveva anticipato un grande conoscitore dei retroscena dell’alta gastronomia italiana come Marco Trabucco: ma ora è ufficiale.
Gault&Millau, l’altra Guida francesce, sbarca in Italia.
Fondata nel 1972 da Henri Gault e Christian Millau—due celebri giornalisti francesi—dopo decenni di successo nella loro nazione d’origine, la guida è oggi presente in ben venti Paesi [1].
Rimandiamo i giudizi alla prima edizione (in uscita a gennaio 2027) per capire innovazioni e punti di unicità rispetto alle altre guide sul mercato. Da lettore ed appassionato spero in un prodotto fresco, dirompente, appassionato ed autorevole.
La selezione degli ispettori è centrale nel nuovo progetto, sperando che puntino su professioniste e professionisti giovani e “affamati”.
Da capire anche quanti fondi ha puntato Regione Piemonte e con quali ritorno attesi.
Lanciare una guida in Italia oggi è una grande scommessa.
Un debutto strategico e graduale
Quello di Gault&Millau Italia sarà un ingresso nel mercato sapientemente dosato nel tempo.
La prima edizione coprirà inizialmente le regioni del Nord Italia: Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia e Trentino-Alto Adige.
Il piano di espansione prevede poi una progressiva mappatura dell’intero territorio nazionale, con l’obiettivo ambizioso di arrivare a una copertura capillare dell’intera penisola entro il 2031.
Per questa prima fase, sono già oltre cento ispettori italiani di nazionalità italiana al lavoro sul campo, impegnati nella ricerca di quelle eccellenze culinarie ancora nascoste, delle nuove tendenze della gastronomia contemporanea italiana e delle migliori interpretazioni della tradizione locale.
Una squadra considerevole, che lavorerà in anonimato—uno dei principi cardine della metodologia Gault&Millau—per garantire l’imparzialità delle valutazioni.
La struttura della nuova guida
La guida Gault&Millau Italia si strutturerà secondo il modello internazionale già collaudato con successo in venti Paesi.
Il nucleo della valutazione rimane il sistema dei Toques, i celebri riconoscimenti che rappresentano il gradino massimo dell’autorevolezza gastronomica:
· Nessun Toque (10-10.5/20): ristoranti con cucina semplice, genuina, di qualità, ma ancora ai primi passi.
· 1 Toque (11-12.5/20): ristoranti gourmet con cucina solida, prodotti di qualità, tecniche consolidate.
· 2 Toques (13-14.5/20): cucina versatile con l’impronta riconoscibile dello chef, creatività affermata.
· 3 Toques (15-16.5/20): eccellenza culinaria con personalità creativa e uso consapevole di ingredienti stagionali e locali.
· 4 Toques (17-18.5/20): cucina d’autore prestigiosa, basata su eccellenze culinarie, esperienza emozionante.
· 5 Toques (19-19.5/20): eccezionalità assoluta, un’esperienza gastronomica unica, memorabile.
Accanto al sistema tradizionale dei Toques, la guida introduce la categoria “POP”—dedicata alla ristorazione più informale—che pur non ricevendo punteggi, viene segnalata e recensita come esperienza di qualità da provare per chi cerca semplicità autentica.
La metodologia di valutazione rimane rigorosissima: gli ispettori—scelti tra giornalisti e appassionati, non professionisti della ristorazione—dovranno aderire a un codice etico imprescindibile che prevede l’anonimato totale, pena l’esclusione immediata e irrevocabile.
Ogni scheda valutativa comprende punteggi per piatti, ingredienti, staff di sala, ambiente, atmosfera, prezzo e proposta beverage: una valutazione olistica dell’esperienza gastronomica.
Il Piemonte come casa
La decisione di fissare la sede legale e operativa di Gault&Millau Italia in Piemonte non è casuale.
È il frutto di una strategia deliberata della Regione Piemonte, che negli ultimi anni ha investito significativamente sulla promozione della sua eccellenza enogastronomica mondiale.
Quanto ha investito la Regione Piemonte? La presenza del presidente Alberto Cirio a Praga per il lancio ufficiale rappresenta una testimonianza di un impegno diretto dell’Ente regionale.
Con quali ritorni? Oltre alla presenza fisica della sede, sarà da misurare l’impatto degli eventi programmati per professionisti. Anche qui una scommessa.
Il Gault&Millau Academy Center
A supporto di questa ambizione è stata creata una struttura formativa dedicata: il Gault&Millau Academy Center, che avrà sede presso il Réva Resort di Monforte d’Alba (proprietà di Miroslav Lekeš, l’editore), dove verranno formati tutti gli ispettori secondo i rigorosi protocolli internazionali.
Le radici di una guida
Per comprendere il valore di quello che sta per accadere, vale la pena ripercorrere brevemente la storia di Gault&Millau.
Tutto inizia nei primi anni Sessanta, quando Henri Gault, celebre giornalista del quotidiano Paris-Presse, firma una rubrica settimanale dal titolo “Evasioni del fine settimana”.
I consigli di Gault erano audaci, le scelte spesso divisive ma sempre capaci di cogliere lo spirito contemporaneo della gastronomia francese.
Christian Millau, allora caporedattore, coordina e edita questi contributi, e nasce una consapevolezza comune: il mercato ha bisogno di una guida che racconti la ristorazione con uno sguardo fresco, in prosa giornalistica moderna, capace di individuare le tendenze emergenti piuttosto che canonizzare le tradizioni statiche.
Nel 1972 esce la prima edizione della Guida Gault&Millau Francia, che diventa rapidamente la mitica “Guida Gialla”.
Il mercato delle guide gastronomiche in Italia
L’arrivo di Gault&Millau non avviene in un vuoto. Il panorama italiano delle guide gastronomiche è consolidato e vivo, con una leadership storica della Guida Michelin ma anche con altre pubblicazioni come Gambero Rosso, Slow Food (con la celebre “Osterie d’Italia”) e L’Espresso[2].
L’importanza delle guide nel driver decisionale?
Se i numeri del turismo enogastronomico sono robusti, quale ruolo giocano le guide nella scelta finale dei turisti? La risposta è difficile.
La Michelin, con i suoi 356 ristoranti stellati italiani, genera un indotto stimato di oltre 300 milioni di euro all’anno[2]. Questo dato da solo testimonia il valore economico che una stellatura o un inserimento in guida produce per un territorio e per i singoli esercizi.
Gambero Rosso—la casa editrice più prolifera in termini di pubblicazioni gastronomiche—rilascia molteplici edizioni annuali dedicate a categorie specifiche (street food, pizza, bar, vini), con valutazioni che bilanciano cucina, servizio, ambiente e cantina[2].
Slow Food con “Osterie d’Italia”—che conta oggi 1.657 segnalazioni e 271 osterie contrassegnate dalla chiocciola simbolo—rappresenta un modello di descrizione esperienziale capace di portare ai locali inclusi circa il 30% della loro clientela[2].
Le guide oggi non vivono di vendite dirette, ma di sviluppo dell’indotto (eventi, sponsorship, consulenze). Vedremo la “gialla” se saprà ritagliarsi un suo spazio e posizionamento.
Il contesto economico della ristorazione
Non bisogna però dimenticare il contesto economico più generale.
Nel 2024 il settore della ristorazione italiana ha raggiunto 83 miliardi di euro di spesa, con un incremento del 2% rispetto al 2023 nonostante il calo complessivo della spesa delle famiglie[4].
Un risultato inaspettato, che indica una polarizzazione della domanda: da un lato ricerca di promozioni e ristoranti economici, dall’altro aumentata frequentazione di locali di fascia alta per accedere a esperienze uniche[4].
È esattamente in questo contesto che una guida come Gault&Millau trova il suo spazio naturale: non come competitor di Michelin, ma come narratore alternativo della contemporaneità.
Una nuova era per la gastronomia italiana?
L’arrivo di Gault&Millau Italia può rappresentare un momento di svolta nella narrazione della ristorazione nazionale. Ma solo se farà scelte “disruptive”.
Il pericolo è che sia l’ennesima guida di un catalogo affollato di pubblicazioni enogastronomiche; ma invece ha la possibilità di essere una dichiarazione al mondo della cucina italiana. Uno sguardo critico e affettuoso per una delle cucine più rispettate a livello planetario.
Bibliografia
[1] Gault&Millau. Comunicato stampa ufficiale: “Gault&Millau annuncia il debutto della sua prima guida Italia e sceglie il Piemonte come sede ufficiale”. (2026)
[2] L’Espresso; Gambero Rosso; Slow Food. Guide gastronomiche italiane - diverse metodologie e ricerche di settore consolidate. (Vari anni)
[3] Garibaldi, R. (2024). Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano 2024. Curato per AITE – Associazione Italiana Turismo Enogastronomico.
[4] Deloitte. (2025). Foodservice Market Monitor 2025: Il mercato della ristorazione italiana fra stabilità e opportunità di crescita.
Articolo scritto con il supporto di Perplexity.ai




