El Beso, Torino: quando il Messico smette di essere un cliché
Nel cuore di San Salvario, un ristorante rivoluziona tutto ciò che pensavi di sapere sulla cucina messicana.
C’è un momento preciso, seduti a un tavolo di El Beso, in cui si capisce che non si sta semplicemente mangiando messicano.
Succede forse con il primo morso dell’Aguachile Cascabel (27 euro)— gamberi e filetti di pesce crudo abbracciati da lime, peperoncini chiltepin e cipolla rossa — quando l’acidità colpisce il palato.
È un piatto che non mente, non si scusa, non viene incontro alle aspettative europee. È puro Messico. E questo, nel panorama gastronomico di Torino, è una rarità assoluta.
Un indirizzo da segnare
El Beso si trova in via Bernardino Galliari 22, San Salvario.
Il locale accoglie già dall’esterno: mattoni a vista che evocano il calore di un altro tempo, illuminazione calibrata, e alle pareti alcune opere d’arte — che trasformano la sala in uno spazio dove la cultura messicana non è decorazione, ma dichiarazione d’intenti.
Il bancone d’ingresso è la prima stazione del viaggio: una selezione di tequila, mezcal e cocktail che prepara il palato a ciò che verrà. Non è un bar come gli altri. È un prologo.
I due cuori del locale
Dietro El Beso ci sono due persone: Andrea Angiono, torinese, e sua moglie Maria Antonietta Girón Caballero, nota come Tony, messicana, chef e anima gastronomica del ristorante dal 2016.
La sua è una cucina di studio e di memoria: ogni piatto nasce da una ricerca approfondita di ingredienti originali, spesso importati direttamente dal Messico, e da un rispetto quasi filologico per le ricette regionali, senza per questo rinunciare a uno sguardo contemporaneo.
“Il nostro obiettivo è sfatare il mito di una cucina messicana omologata” dice Tony. E lo fa con ogni singolo piatto.
Al bancone, invece, comanda Fernando Andrés Rodríguez Pinzon, bartender di rango che trasforma la mixology in racconto liquido.
Un menu che attraversa un continente
Dimenticate le fajitas e i nachos “all’italiana”.
El Beso propone un menu che percorre geograficamente il Messico, regione per regione, con una coerenza rara.
Dal Nord arrivano le carni: tagli selezionati, cotture lente, sapori robusti ispirati alla tradizione della pastorizia del Sonora e del Nuevo León.
Dal Centro — Puebla, Oaxaca — emergono i grandi simboli: Mole Poblano, Chiles en Nogada, quella stratificazione di spezie e cioccolato che racconta secoli di storia.
Le coste del Pacifico e del Golfo portano in tavola freschezza e acidità: ceviche, aguachile, pesce marinato con lime e peperoncini che sanno di brezza marina.
E lo Yucatán chiude il cerchio con i profumi Maya — l’achiote, le lunghe marinature agrumate, la celebre cochinita pibil servita con salsa di fagioli neri e la piccante salsa X’nipek a base di habanero.
Le tortillas di mais sono fatte in casa, ogni giorno. Non è un dettaglio: è una posizione etica.
Cosa ordinare: una guida pratica
Ecco i piatti da non perdere per una prima visita:
Aguachile Cascabel (27 euro): gamberi e pesce crudo marinati con lime e chiltepin — fresco, pungente, memorabile.
Tris de Tostadas (20 euro): gamberi con guajillo, pulpo, tonno con salsa nera e macha — tre bocconi, tre regioni.
Quesabirria: quesadilla ripiena di vitello, formaggio fuso e spezie, servita con consommé di cottura, cipolla, coriandolo e lime — confortante e sofisticata al tempo stesso.
Tacos de Canasta (4pz, 15 euro): il taco di strada per eccellenza, con ripieni di patate e barbacoa o chorizo e fagioli, accompagnato da verdure sottaceto.
Guacamole Hecho a Mano (12 euro): avocado pestato fresco, pomodoro, cipolla rossa, jalapeño e lime — preparato al momento, autentico nel metodo e nella sostanza.
Per i secondi, l’Arrachera (47 euro per 2 persone) con salsa di fagioli neri e lime e il Pulpo del Golfo (27 euro) sono punti fermi di una proposta che non scende mai a compromessi sulla qualità delle materie prime.
Bere come in Messico
La carta dei cocktail è interessante.
I Cócteles Clásicos — Margarita, Paloma, Tommy’s Margarita, Mezcal Sour, Cantarito, Vampiro — sono tutti a 10 euro e preparati con rigore.
Ma è nei Cócteles de Autor che il bancone rivela la propria personalità: la El Beso Margarita con Tequila Blanco e Acid Blend, la La Calma y El Veneno con tequila infusa al jalapeño e sciroppo di camomilla, e il sensuale Cacao Cabaret con rum messicano infuso al burro e liquore al cacao.
Le Micheladas — la Chelada, la Cubana, la Mangoyada al mango e chamoy — sono il compagno ideale per i piatti di pesce e per chi preferisce tenere la testa lucida.
La selezione di birre messicane in bottiglia spazia dalla leggerissima Corona alla complessa Negra Modelo, con le sue note di cioccolato e caffè.
Il conto, senza sorprese
El Beso non è economico, ma è onesto.
I tacos partono da 15 euro, gli antojitos da 10 euro, i piatti principali oscillano tra 25 euro e 27 euro.
Per chi preferisce affidarsi allo chef, sono disponibili tre menu degustazione tra i 45 euro e i 60 euro, un percorso guidato che è probabilmente il modo più eloquente per capire cosa sa fare davvero questa cucina.
Perché vale il viaggio
Torino sta imparando ad essere una città del gusto anche multietnica.
Ha i suoi caffè storici, i suoi ristoranti di cucina piemontese, le sue nuove aperture cosmopolite. Ma un locale capace di rappresentare con questa profondità una cultura gastronomica straniera — riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio Immateriale dell’Umanità — è ancora quasi un’eccezione.
El Beso non si accontenta di evocare il Messico con qualche sombreo sul muro.
Lo racconta, lo difende, lo porta in tavola con precisione e rispetto.
📍 El Beso · Via Bernardino Galliari 22, Torino · Tel. 011.19715606
📸 Instagram: @elbeso_torino
🌐 elbesotorino.eatbu.com



