C’è un momento, in ogni laboratorio di cucina che funziona davvero, in cui il rumore dei coltelli sul tagliere smette di essere solo rumore e diventa conversazione.
Sabato 3 ottobre, tra le mura di Eataly Lingotto, quel momento avrà l’accento della Siria.
Dalle 16:00 alle 19:00, trenta persone che probabilmente non si sarebbero mai incontrate altrove si stringeranno attorno ai fornelli per preparare fattoush, ouzi e knafeh, guidate da Nuha Saegh, cuoca, food educator e mediatrice culturale siriana.
È il quarto appuntamento di Cottocircuito, il progetto torinese che ha trasformato l’atto più quotidiano — cucinare insieme — in uno strumento di raccolta fondi e, soprattutto, di incontro.
Una cucina come porta d’ingresso
La biografia di Nuha Saegh racconta, da sola, il senso dell’iniziativa.
Laureata in Scienze dell’Educazione all’Università di Aleppo, è arrivata in Piemonte e ha completato un Master in Scienze Gastronomiche all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.
Da allora ha fatto del cibo un linguaggio: laboratori nelle scuole, nei contesti migratori, collaborazioni con l’Università di Pollenzo, l’UNHCR e Slow Food.
Oggi fa parte dello staff di AlmaTerra, l’associazione che il laboratorio del 3 ottobre sosterrà.
Non è un dettaglio secondario.
In un’epoca in cui la parola “integrazione” viene spesso discussa in astratto, Saegh la mette in pratica attraverso tre piatti concreti: il fattoush, insalata di verdure ed erbe aromatiche con pane croccante; l’ouzi, involtini di pasta fillo ripieni di riso e carne — disponibili anche in versione vegetariana — servito con salsa allo yogurt; e il knafeh, uno dei dolci più iconici della tradizione levantina.
Non è richiesta alcuna competenza culinaria: i partecipanti lavoreranno divisi ai tavoli e, a fine laboratorio, si siederanno insieme a mangiare quello che hanno preparato con le proprie mani.
Il modello Cottocircuito
Cottocircuito nasce a Torino da un gruppo di donne con un’intuizione precisa: ogni cucina del mondo può diventare l’occasione per sostenere una causa sociale della città.
Il format è sempre lo stesso — una cultura gastronomica diversa a ogni appuntamento, un’associazione beneficiaria diversa, una quota minima di partecipazione che si trasforma in contributo diretto.
Per l’appuntamento di ottobre, la beneficiaria è AlmaTerra APS, realtà torinese attiva dal 1994 come spazio interculturale “di donne per le donne”.
In oltre trent’anni l’associazione ha costruito servizi di accoglienza, percorsi di autonomia, formazione al lavoro, mediazione interculturale e attività di contrasto alla violenza di genere — un lavoro che raramente trova visibilità pubblica, ma che attraversa in profondità il tessuto sociale della città.
La quota minima richiesta è di 45 euro a persona, interamente destinata alle attività dell’associazione.
Eataly Lingotto contribuisce all’iniziativa metttendo gratuitamente a disposizione spazi e ingredienti, un sostegno che permette al progetto di destinare l’intero incasso alla causa.
Perché conta
Ci sono molti modi per parlare di integrazione, accoglienza, diritti delle donne migranti.
Cottocircuito ne scegli uno che passa dal corpo prima che dalle parole: tagliare, impastare, aspettare che il forno faccia il suo lavoro, e poi — finalmente — sedersi allo stesso tavolo.
È un gesto minimo, quasi banale, che però produce un effetto che nessun comunicato stampa potrebbe ottenere da solo: mette in relazione chi organizza, chi cucina e chi ascolta.
Per partecipare al laboratorio del 3 ottobre, chi è interessato può scrivere a cottocircuito@gmail.com, da cui riceverà un form di prenotazione.
A oggi restano ancora posti disponibili.
L’appuntamento si terrà a Eataly Lingotto, in via Ermanno Fenoglietti 14, e gli aggiornamenti sul progetto sono seguibili sul profilo Instagram.
Come recita il claim del progetto: gusto, relazione e solidarietà, tutto in un piatto.



