La Dama che cucina il mondo
Dieci anni di Cookin'Factory, ovvero come Claudia Fraschini ha trasformato una cucina torinese in un piccolo universo.
C’è un momento, nella vita di certi luoghi, in cui smettono di essere semplicemente quello che sembrano.
Cookin’Factory, nata nel 2016 al civico 2m di via Savonarola a Torino, non è mai stata solo una scuola di cucina — forse non lo è stata nemmeno il primo giorno.
Claudia Fraschini, classe 1966, laurea in Scienze Politiche Internazionali e una traiettoria professionale che ha attraversato il catering, il banqueting, la docenza nelle scuole di formazione professionale e persino una trasmissione su Vero TV, è il tipo di persona che non entra in una stanza: la riempie.
Quando nel 2016 apre le porte di un loft di 500 metri quadri nel cuore di Torino, con due cucine e uno spazio dedicato all’accoglienza, non sta aprendo una scuola. Sta costruendo un ecosistema.
La formula segreta
La risposta che Claudia dà a chiunque le chieda il segreto del suo successo è sempre la stessa, pronunciata con la cadenza di chi non ha dubbi: amore, passione, energia.
Tre parole che, nella bocca di molti, sarebbero uno slogan vuoto. Nella sua, sono un programma.
In dieci anni, Cookin’Factory è cresciuta in collaboratori, clienti e fatturato — una micro impresa che ha dimostrato come l’economia del cibo non riguardi solo ristoranti stellati o supermercati, ma possa fiorire anche in quello spazio intermedio, creativo e relazionale, dove la cucina diventa linguaggio condiviso.
È un fenomeno che Torino conosce bene, città abituata a reinventarsi, ma che qui trova una declinazione particolarmente personale e difficilmente replicabile.
Un mondo in 500 metri quadri
Il catalogo di Cookin’Factory è, a modo suo, una mappa del mondo. I Cookin’Tour — serate di full immersion gastronomica e culturale realizzate in collaborazione con il Corpo Consolare della città di Torino — hanno portato il pubblico in Turchia, Giappone, Francia, Perù, Spagna, Marocco, Brasile, Danimarca, Slovenia, Thailandia, Grecia, Vietnam, Myanmar.
Non si trattava di serate a tema con qualche ricetta esotica: agli ospiti di Claudia si affiancavano spesso cittadini dei paesi in questione, portando musiche, profumi, colori e storie autentiche.
Ma Cookin’Factory non vive soltanto di viaggi immaginari.
I Cookin’Team — sessioni di team building aziendali della durata di circa quattro ore — hanno trasformato la cucina in una metafora del lavoro collettivo, con un’attenzione particolare alla sostenibilità.
Nel corso degli anni si sono aggiunti i brunch domenicali, sempre diversi, i laboratori con ospiti a sorpresa che parlano di libri, musica, arte o fotografia, i corsi di cucina etnica e regionale.
Un’offerta che non smette di espandersi, tenuta insieme da una coerenza di fondo: qui si viene per stare bene insieme.
Il team come orchestra
Dietro Claudia, una squadra che somiglia a un cast ben scelto.
Lo chef Andrea Lavacca, definito dai colleghi un “mago in cucina”, porta precisione e curiosità internazionale.
Cristina Berlen, pastry chef riconoscibile per i suoi occhiali fucsia, è la custode di una pasticceria che si fonda sulla materia prima d’eccellenza e sul rispetto della tradizione — ha studiato alla Chef Academy di Terni, con radici nell’infanzia tra i profumi della cucina pugliese.
Sonia Sukphrom, le cui origini thailandesi sono “il cuore pulsante” della sua cucina, porta al team sapori di lemongrass e pasta di curry che nessun libro di ricette potrebbe trasmettere allo stesso modo.
Giada Bosco, nipote della fondatrice di una delle prime scuole di cucina amatoriale degli anni Ottanta, gestisce anche i social media del brand insieme a Sabrina Lallai, la manager che Claudia stessa definisce il suo alter ego: empatica, organizzata, capace di “sapere cosa serve prima ancora che tu lo chieda”.
La Dama nuda e Forchetta
Per celebrare il decennale, Claudia e il suo team hanno inventato un dolce: la Dama Nuda.
Il nome è, ovviamente, un omaggio alla Torino sabauda — la città che ha dato i natali al Bicerin e al cioccolato gianduia non poteva che ispirarsi alle sue dame di corte.
Ma la Dama Nuda di Cookin’Factory è descritta come “un mix esplosivo di sapori, forza e dolcezza” — qualcosa da gustare per chiudere un pranzo, oppure, come suggerisce Claudia con la sua consueta generosità, “anche solo per festeggiare la vita”.
L’altra novità è Forchetta, la “gastronomia on demand” aperta in via Cristoforo Colombo 42, che compie un anno.
È il passo più recente di un’evoluzione che ha portato Cookin’Factory da spazio formativo a piccolo ecosistema di cucina urbana, capace di rispondere alla domanda quotidiana della città, non solo ai desideri del weekend.
Il 27 maggio, la grande festa
Il decennale si celebra ufficialmente mercoledì 27 maggio, dalle 19 alle 22, con una serata intitolata “The Best of Cookin’Tour”: un viaggio attraverso i momenti più memorabili delle serate che hanno portato Torino in giro per il mondo.
Prenotazioni su cookinfactory.com.
Dieci anni. Una laureata in scienze politiche che ha capito che il cibo è la politica più antica del mondo: quella che unisce le persone attorno a un tavolo, che abbatte le frontiere tra un capo d’ufficio e un neoassunto, tra un torinese doc e un ospite venuto da Bangkok.
Claudia Fraschini non ha aperto una scuola di cucina. Ha aperto una porta.
Cookin’Factory — Via G. Savonarola 2m, Torino | cookinfactory.com | tel. 392 83 93 090




