Chiude il Supermarket, storico Club torinese
Un grave danno per Madonna di Campagna. La proprietà punta sugli eventi itineranti.
Il Supermarket chiuderà definitivamente le sue porte il 14 febbraio 2026, ponendo fine a una delle storie più longeve e riconoscibili del clubbing torinese.
La notizia, che ha rapidamente fatto il giro della città e dei social, segna l’addio a un presidio culturale e notturno che per quasi trent’anni ha rappresentato molto più di una semplice discoteca.
Situato nel quartiere Madonna di Campagna, il Supermarket è stato per generazioni di torinesi un punto di riferimento per la musica elettronica e per una nightlife alternativa, spesso lontana dai circuiti più commerciali.
Alla base della decisione di chiudere non vi è un singolo fattore, ma un insieme di criticità strutturali che negli anni hanno reso sempre più complessa la gestione: l’inasprimento dei costi, le difficoltà legate alle normative, il rapporto con il contesto urbano circostante e una trasformazione profonda del pubblico e delle abitudini di consumo notturno.
La chiusura non arriva come un fulmine a ciel sereno, ma assume comunque un valore simbolico forte.
Con il Supermarket se ne va un pezzo di storia recente di Torino, una città che ha costruito parte della propria identità culturale anche attraverso i suoi Club, i rave legali, le sperimentazioni sonore e le notti infinite alla periferia nord.
Una storia lunga quasi trent’anni
Nato alla fine degli anni Novanta, il Supermarket ha attraversato epoche, mode e generazioni, mantenendo una linea artistica coerente e riconoscibile.
In oltre 25 anni di attività – celebrati ufficialmente nel 2024 – il locale ha ospitato dj e producer italiani e internazionali, diventando una tappa obbligata per gli appassionati di techno, house ed elettronica underground.
Più che un semplice club, il Supermarket è stato uno spazio identitario.
Un luogo in cui la dimensione musicale si intrecciava con quella sociale, capace di aggregare comunità diverse, spesso marginali rispetto ai grandi circuiti dell’intrattenimento.
La sua forza è sempre stata quella di restare fedele a una visione: programmazione di qualità, attenzione al suono, centralità della pista e un pubblico consapevole, disposto a spostarsi fuori dal centro pur di vivere un’esperienza autentica.
Nel tempo il locale ha saputo adattarsi, rinnovando format e serate, ma senza snaturarsi.
Proprio questa coerenza lo ha reso un’istituzione per molti e, allo stesso tempo, un esempio di quanto sia difficile oggi mantenere in vita spazi culturali notturni indipendenti in un contesto urbano in rapido cambiamento.
Il clubbing in Italia: numeri solidi, fragilità strutturali
La chiusura del Supermarket arriva in un momento paradossale per il clubbing italiano.
I dati del 2024 raccontano infatti un settore complessivamente vitale: oltre 34 milioni di presenze nelle discoteche, circa 200.000 eventi organizzati e un giro d’affari che sfiora i 2 miliardi di euro, considerando sia i ricavi diretti (circa 500 milioni) sia l’indotto. I locali attivi sono stimati tra i 2.000 e i 2.500, con oltre 50.000 addetti diretti.
La domanda di svago notturno resta alta: quasi nove italiani su dieci escono la sera e uno su tre frequenta le discoteche, con l’estate che continua a rappresentare il periodo di massima concentrazione di eventi e spesa.
Allo stesso tempo, però, emergono criticità strutturali sempre più evidenti. La sicurezza è diventata una priorità assoluta, così come il contrasto ai locali abusivi, mentre i gestori devono confrontarsi con costi crescenti, normative complesse e una pressione urbana che spesso rende difficile la convivenza con i quartieri.
In questo contesto, la chiusura di un club storico come il Supermarket non è solo una notizia locale, ma un segnale.
Racconta di un settore che, pur mostrando numeri importanti, fatica a tutelare le sue realtà più identitarie e di lungo corso. E solleva una domanda che va oltre Torino: quale spazio c’è, oggi e domani, per una nightlife culturale, indipendente e radicata nei territori?




