Il nuovo lancio di RAZZO
A Torino, dal 19 maggio, Andrea Turchi prende la guida della cucina e imprime al bistrot di via Andrea Doria una traiettoria più netta: mediterranea, precisa, italiana fino al midollo.
A Torino ci sono insegne che nascono già con il desiderio di sottrarsi alle etichette, ma finiscono comunque per abitarne una: bistrot, trattoria contemporanea, bistronomia.
RAZZO, in questi anni, è stato un po’ tutto questo insieme — un locale giovane, informale, ambizioso, capace di stare dentro quella scena cittadina che ha fatto dell’apparente semplicità un linguaggio e della leggerezza del formato una promessa di qualità.
Ora, però, più che cambiare pelle, sembra voler correggere la rotta.
Dal 19 maggio, alla guida della cucina arriverà Andrea Turchi, cuoco torinese del 1994, scelto per consolidare il nuovo corso immaginato da Davide Di Stefano, proprietario del locale, già avviato lo scorso anno con il rinnovo degli spazi.
È un passaggio che dice molto del momento che vive RAZZO: non il vezzo di un rebranding gastronomico, ma la ricerca di una voce più riconoscibile, più adulta, forse anche più nitida.
Turchi arriva con un curriculum che, a Torino e dintorni, ha il peso delle cucine dove si impara prima a togliere che ad aggiungere.
Dopo gli studi all’IIS Norberto Bobbio di Carignano, si forma al Del Cambio sotto la guida di Matteo Baronetto, quindi attraversa esperienze significative accanto ad Alessandro Mecca, tra Spazio 7 e Castello di Grinzane, e da Moreno Cedroni alla Madonnina del Pescatore.
Nel suo percorso compaiono anche il San Quintino Resort di Busca e Maison Capriccioli, a Torino, in tandem con Christian Mandura.
Le biografie degli chef, spesso, raccontano una geografia del prestigio; quella di Turchi suggerisce invece una disciplina dello sguardo.
Nel comunicato, la sua cucina viene definita “mediterranea, diretta, senza fronzoli”, e lui stesso la descrive come costruita intorno ai prodotti e ai sapori della tradizione italiana, “senza sovrastrutture”.
Il mare, dice, è il punto di partenza; poi arrivano frattaglie, selvaggina, note vegetali e aromatiche, in un equilibrio che non cerca l’effetto speciale ma una forma di intensità leggibile.
È una dichiarazione d’intenti che sembra fatta apposta per un posto come RAZZO, che Torino Magazine descrive come un “giovane classico” della bistronomia cittadina: piccolo, informale, contemporaneo nel design, ma con l’occhio rivolto a una cucina più alta.
L’innesto di Andrea Turchi, in questo senso, non appare come una rottura violenta, bensì come un allineamento: il contenitore resta agile, la cucina prova ad acquistare profondità.
I piatti annunciati raccontano bene questa tensione tra memoria e spinta contemporanea.
I Polipetti alla Luciana prendono un classico popolare del Sud e lo trasportano in una forma più cesellata, con gel di olive, olio al basilico e una glassatura costruita sulla stessa acqua di cottura dei polipetti.
I Plin di rombo al sugo d’arrosto, invece, sono forse il manifesto più compiuto della sua idea di cucina: un omaggio al Piemonte fatto con ingredienti di mare, dove il rombo sostituisce il ripieno canonico e le carcasse del pesce vengono trattate come si tratterebbe una carne, fino a costruire un fondo bruno completato da erbe aromatiche come timo, santoreggia e maggiorana.
Poi c’è lo Sgombro alla brace con bietole e coste, piatto che rivela un altro tratto decisivo della mano di Turchi: l’attenzione per le specie meno nobili e per quella nobiltà possibile che nasce dalla tecnica.
Lo sgombro viene lasciato roseo, per preservarne umidità e consistenza, e servito con un fondo ricavato dalla lisca, un gel di carpione e verdure di stagione.
È una cucina che non umilia l’ingrediente con l’idea, ma prova a cavarne il massimo senza fargli perdere il nome.
Nel lessico della ristorazione, “cambio di rotta” è un’espressione abusata.
Qui, però, sembra aderire ai fatti: RAZZO dichiara di voler tornare a essere “il luogo di tutti”, un posto dove stare bene e avvicinarsi a una cucina concreta, diretta al palato.
Allo stesso tempo, conserva alcuni elementi della propria identità, come la possibilità di ordinare alla carta o scegliere i percorsi da 3 e 4 corse. È forse questa la scommessa più interessante: diventare più definiti senza diventare rigidi.
In una città che ha imparato ad amare le cucine di concetto ma continua a premiare quelle che sanno essere ospitali, il nuovo corso di RAZZO sembra puntare proprio a questo equilibrio.
Non stupire a tutti i costi, ma lasciare un segno; non inseguire la complessità, ma arrivare a una forma di chiarezza. E in fondo anche il nome, oggi, suona meno come una promessa di rumore e più come un auspicio di traiettoria.
Dati utili
RAZZO si trova in via Andrea Doria 17/F a Torino; il ristorante è aperto dal martedì al venerdì dalle 19.30 alle 23.00, il sabato anche a pranzo dalle 12.30 alle 14.30, la domenica solo a pranzo, mentre il lunedì resta chiuso. Il debutto di Andrea Turchi alla guida della cucina è annunciato per il 19 maggio 2026.




