Torino: arriva la cucina nordica e una vineria 2.0
Due indirizzi a Torino per iniziare il 2026 in posti nuovi.
AL, il nuovo ristorante di Alberto Fluttero ai Docks Dora
A Torino arriva un finedining libero dai formalismi
Dal 16 gennaio Torino avrà un nuovo indirizzo gastronomico da segnare in agenda: AL, il ristorante ideato e voluto dallo chef torinese Alberto Fluttero, apre negli spazi post-industriali dei Docks Dora, uno dei luoghi più affascinanti e in trasformazione della città.
AL nasce con un’idea chiara: liberare il fine dining dai formalismi, senza rinunciare a rigore, tecnica e profondità di pensiero.
Una cucina colta ma non accademica, capace di guardare al Nord Europa e all’Asia restando profondamente italiana.
Un rifugio urbano tra storia e contemporaneità
Il ristorante si sviluppa su circa 100 mq, con una grande sala, cucina a vista, soffitti alti e ampie vetrate. Il contesto è quello iconico dei Docks Dora, ex magazzini merci costruiti a partire dal 1912 e collegati un tempo direttamente alla ferrovia Torino–Milano.
Oggi questi spazi mantengono una razionalità elegante, con richiami all’art nouveau, diventando sede di attività artistiche e commerciali che raccontano una Torino contemporanea e internazionale.
AL si inserisce qui come rifugio urbano: un luogo che potrebbe trovarsi a Berlino, Londra o Copenaghen, e che invece vive nel cuore post-industriale della città.
“L’idea – racconta Fluttero – è che il finedining si liberi dai formalismi. Tecniche globali, fermentazioni e foraging ci permettono di esplorare e riscoprire i sapori del territorio in modo libero, in un ambiente sofisticato ma senza ostentazione.”
Una scelta non scontata anche dal punto di vista geografico: non il centro storico, ma un’area viva e underground.
“Mi ricorda Londra – aggiunge – dove ho vissuto a lungo. È una sfida, ma anche un luogo che tocca l’anima, a soli quattro chilometri da piazza Castello”.
Un minimalismo organico, non brutale
L’essenzialità del progetto si riflette negli interni, curati con la consulenza dell’architetta torinese Silvia Rossi. Qui il minimalismo è pratico prima che estetico, organico e accogliente.
Materiali e arredi raccontano una filosofia coerente:
pavimento in microcemento;
tavoli in rovere multilistellare;
sedie in multistrato con tubolari neri;
una madia di cinque metri in legno di recupero, realizzata da Añez Moreno Ronald Martin, artigiano con laboratorio nei Docks Dora.
Anche la scelta dei piatti in grès firmati dall’artigiana valdostana Elisa Brelyart rafforza il discorso di materia, imperfezione e autenticità.
Tutto è pensato in un’ottica di ecosostenibilità, senza dichiarazioni gridate.
Una cucina classica che guarda al Nord Europa
In cucina, la sostenibilità è un fatto concreto: scarto zero, preparazioni circolari e grande attenzione alle materie prime.
La base è classica, ma lo sguardo è ampio: Nord Europa, Asia, foraging, fermentazioni e prodotti dimenticati.
Fluttero lavora con:
miso, aceti e lattofermentati;
erbe e ingredienti raccolti personalmente (foraging, affinato con Valeria Margherita Mosca);
frutti come olivello spinoso e mela cotogna.
Tra i piatti in carta:
Panipuri, cardo, toma di capra e bergamotto lattofermentato;
Risotto con olivello spinoso, porcini, camomilla selvatica e topinambur nero;
Biancostato di pancia, salsa oxo vegetariana e cime di rapa.
Dessert:
Granita di nespolo comune, yogurt e oxalis;
Madeleine con caramello di radice di cicoria;
Tarte Tatin con panna acida di mela cotogna.
I menu:
8 portate – 68 € (coperto, acqua e primo servizio di pane fatto in casa inclusi);
4 portate – 48 €.
Vini fuori dai soliti percorsi
In sala, la sommelier torinese Martina Guercia (classe 1996) firma una carta vini lontana dai grandi classici, con etichette italiane, francesi e piemontesi, e una selezione curata di vini naturali.
Chi è Alberto Fluttero
Classe 1987, formatosi all’ALMA di Gualtiero Marchesi, Fluttero muove i primi passi al D’O di Davide Oldani, assimilando l’idea di una cucina POP e accessibile.
A Londra lavora in luoghi simbolo come Le Gavroche della famiglia Roux, il Langham Hotel e Mere di Monica Galetti, tra alta cucina classica e libertà creativa.
Nel gennaio 2026 torna a Torino – sua città d’origine – per dare vita ad AL: un progetto che unisce tecnica, ricerca e accoglienza.
Informazioni pratiche
📍 AL – Ristorante
Docks Dora, compartimento K, Via Valprato 68.
🕰 Aperto:
cena: martedì–sabato:
pranzo: giovedì, venerdì e sabato.
❌ chiuso domenica e lunedì.
Nichi Enotecadinamica: torna la Torino degli anni novanta
La Torino degli anni Novanta, quella che aveva come centro grativazionale permanente i Murazzi, non aveva bisogno di format e app di dating. Amicizie, storie, rapporti nascevano seguendo le vibrazioni della serata.
Potevi uscire da solo o da sola, entrare nei posti giusti e lì incontrare persone amiche o conoscenti, gli amici che sarebbero diventati di una vita o di una sola serata. L’amore della tua vita o una semplice avventura.
Reddito, status, frequentazioni non contavano nelle notti torinesi.
Quando negli ultimi giorni del 2025 sono entrato da Nichi Enotecadinamica ho respirato la stessa aria, ma con più turisti.
Nicole Carena, ideatrice e proprietaria, dopo due decadi a Londra ha deciso di rientrare a Torino nel 2020.
Nel 2024, dopo aver visto il locale e rilevato la vecchia enoteca, ha deciso di portare in via Barbaroux la sua passione per i vini ed il bere bene.
Nessuna carta dei vini, calici tutti a 6 euro. Cosa bevi lo sceglie lei dopo aver sondato i tuoi gusti ed abitudini.
I vini nel locale sono selezionati da lei (nazionale ed internazionale), in base alla conoscenza della cantina, della filosofia dei produttori e delle produttrici. Biodinamica e biologico la fanno da padrone.
Il locale è piccolo, pieno di arte. E’ una calamita per turisti e stranieri. Si fatica a sentire parlare italiano, in mezzo al passaggio di francesi, inglese, nord europei.
Nicole non usa social o siti, il locale è aperto dal tardo pomeriggio e si regge sul passaparola.
📍 Nichi Enotecadinamica
Quadrilatero Romano, Via Barbaroux 14/a.





