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ViVa la Farina: inizia il dialogo con M**Bun

ViVa la Farina e M**Bun iniziano un dialogo che parte, ovviamente, dal pane.

Si utilizzerà la farina ViVa per il prodotto finale distribuito nei negozi della micro-catena piemontese.

Una collaborazione coerente con i valori delle due aziende in campo. Ma che cos’è il progetto ViVa La Farina? Ieri abbiamo seguito la loro prima giornata didattica e capito molti passaggi fondamentali nel mondo delle farine.

L’azienda ViVa nasce nel 2016 da un gruppo di amici con l’idea comune di produrre una farina di alta qualità, senza scorciatoie, partendo dalla coltivazione dei campi e macinando il grano a pietra naturale.

Il progetto prevede la coltivazione dei campi a Grano tenero, Farro Monococco, Segale e Mais attraverso una rete di agricoltori aderenti al progetto e guidati da un disciplinare redatto appositamente dalla Facoltà di Agraria dell’Università di Torino, partner importante in questa fase.

“Non abbiamo inventato nulla di nuovo, semplicemente abbiamo retro-innovato – dice Marco Ramassotto, agricoltore e co-fondatore di ViVa – il nostro obiettivo è far si che l’Agricoltura torni a vivere di Agricoltura ed è per questo che la nostra rete di coltivatori riceve un premio sulla produzione di grano oltre alla normale quotazione da borsa. Ci siamo rispecchiati negli stessi valori di M**Bun ed è per questo che abbiamo creduto in questa collaborazione”.

L’impianto di macinazione ha sede a Faule, provincia di Cuneo, e sviluppa un quantitativo mensile di 300 quintali mese suddivisi in 7 referenze tutte abburattate tipo 1 o integrale: Grano Tenero W 270, Pizza W 330, Frolla e Grissini W 160, Integrale W 290, Segale, Farro Monococco e Mais.

“La nostra pietra è davvero una degli anelli più importanti di tutto il progetto– sostiene Lorenzo Cussino, mugnaio da 4 generazioni e co-fondatore di ViVa – l’abbiamo scelta dopo un’attenta analisi sul territorio europeo dei migliori produttori. A fine mese entrerà in attività la seconda macina appena acquistata ma l’obiettivo è quello di arrivare a 4 macine entro fine anno”.

Fin qui le parole dei comunicati stampa. Ma ieri, abbiamo partecipato alla prima giornata didattica di Viva la Farina con vista sui campi e sull’impianto di produzione (foto sopra). Cosa abbiamo capito?

ViVa La Farina: ascoltare il terreno

Analizzare e capire il terreno sembrano due operazioni banali per l’Agricoltura. In realtà siamo sempre più abituati ad aziende che piegano i terreni alle loro esigenze (o meglio alle mode del mercato) senza preoccuparsi della vocazione della terra e delle zone.

Al contrario il primo passaggio di ViVa è stato capire quale varietà si adattava alle diverse aziende agricole. Ieri, in un terreno argilloso, abbiamo visto coltivato il Soisson (zona Piossasco) mentre il Bologna e il Rebelde sono coltivati fra Racconigi, Saluzzo e Polonghera

ViVa La Farina: macinato a pietra formula di marketing

E’ il passaggio più delicato ma anche quello più trasparente per il consumatore. La formula (che ormai spopola fra i gastrofighetti) è il “macinato a pietra”. Che però, senza un lavoro a monte, non significa nulla. Lorenzo Cussino ci ha ben spiegato la difficoltà e i costi del lancio di linee dedicate alla macinatura a pietra. La stessa ViVa non avrebbe potuto sopravvivere senza un’importante realtà industriale alle spalle. Per cui, diffidare dalle piccole o nuove realtà del “macinato a pietra”

ViVa La Farina: industria e artigianato al dialogo

Molino Cussino ha creduto in Viva La Farina. Il Molino è una realtà industriale illuminata, non certamente una realtà artigiana. Ma proprio il dialogo fra industria di trasformazione, artigiani e agricoltori è la chiave per far nascere e crescere nuove realtà.

Un riassunto veloce della giornata, il veder nascere una filiera. Ma la frase più significativa l’ha detta Marco Ramassotto: “coltivare grano con la prospettiva di vederlo nel piatto delle persone”.

Questo in due parole è ViVa La Farina (sito qui).

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