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Vermouth di Torino fra successi e voci fuori dal coro

Domani sotto la Presidenza di Roberto Bava verrà presentato a Torino (Museo del Risorgimento) l’Istituto del Vermouth di Torino.

Sarà uno dei passi più importanti per rappresentare e promuovere la tradizione del Vermouth in chiave di mercato contemporaneo.

Il 22 marzo 2017 il Ministero delle Politiche Agricole ha emanato il Decreto che regolerà la futura produzione del Vermouth di Torino IG (n. 1826 del 22 marzo 2017). Una produzione mai regolamentata prima.

L’Istituto raccoglie molti marchi (ma non tutti) di produttori di differenti dimensioni e copertura di mercato.

Non mancano però le voci fuori dal coro, riassunte nell’interrogazione parlamentare dell’On. Mino Taricco (qui il link).

Vermouth di Torino: disciplinare eccessivamente permissivo?

Il documento emanato si rivelerebbe, secondo le critiche, generico, lacunoso ed eccessivamente permissivo.

La causa sarebbe da ricercare nel dibattito sulla gradazione alcolica minima del prodotto finito. Una parte sosteneva una gradazione minima di 16% Vol. altri una soglia inferiore, tra 14,5 e 15% Vol.

Questo dibattito avrebbe fatto passare in secondo piano i temi davvero fondamentali per garantire la validità del prodotto, quali origine e qualità dei vini utilizzati come base del Vermouth e modalità di produzione degli estratti aromatizzanti.

La base del Vermouth avrebbe rischiato di allontanarsi dal Piemonte.

L’azienda Toso di Cossano Belbo (una delle voci più critiche sul nuovo Disciplinare) avrebbe ottenuto dall’Assessorato all’Agricoltura della Regione Piemonte una limitazione ai soli vini italiani.

Tuttavia solamente per la tipologia di Vermouth “Superiore” è previsto l’obbligo di almeno il 50% di vino base prodotto in Piemonte: storicamente il Vermouth di Torino, come riporta lo stesso decreto, veniva prodotto con vini prioritariamente piemontesi come il Moscato di Canelli, oltre ad altri vini bianchi come il Cortese e il Gavi.

Ad oggi invece tra i vini più utilizzati troviamo il Trebbiano, per la tipica neutralità aromatica e il prezzo ridotto.

Ma secondo le critiche il vino Cortese costituirebbe una validissima alternativa grazie alle elevate quantità prodotte, all’ottimo prezzo e alla neutralità aromatica che tanto piace ad alcuni produttori.

Vermouth di Torino: anche gli estratti fuori dal Piemonte?

Anche gli estratti rischierebbero di poter essere prodotti fuori dal Piemonte. Non meno importante è inoltre l’aspetto che tocca gli estratti aromatizzanti.

La norma richiede infatti soltanto che le piante utilizzate per l’aromatizzazione, in particolare alcune specie di Artemisia, debbano essere coltivate o raccolte in Piemonte senza però estendere l’obbligo alla produzione degli estratti che numerose aziende tendono ormai ad esternalizzare.

Tradizionalmente invece la produzione degli estratti era realizzata direttamente da ciascuna azienda con proprie formule proprietarie e storiche che conferivano poi al prodotto particolarità e e qualità.

Vermouth di Torino: altre deroghe

Sempre secondo le critiche il Decreto poi, in deroga all’obbligo di effettuare tutta la produzione fino al confezionamento nella regione Piemonte, autorizza tali attività su tutto il territorio nazionale ad un lungo elenco di situazioni aziendali.

Senza limitarle, come avviene di norma i questi casi, solo alle aziende italiane che da almeno 10 anni producono Vermouth di Torino al di fuori dei confini piemontesi ma all’interno del territorio nazionale.

Vermouth di Torino: la nostra posizione

Come sempre Eat Piemonte (blog indipendente nato con lo scopo di dibattere sul cibo piemontese) ha una posizione sulla questione da “consumatore”. Abbiamo doverosamente raccolto le critiche al Decreto, così come siamo disponibili a riportare invece le voci a sostegno del Decreto.

Sulla partita Vermouth di Torino, del resto, è innegabile che si giochi un pezzo importante della tradizione piemontese e l’opportunità per tante aziende di ritornare protagoniste sul mercato.

Non diamo giudizi tecnici, ci limitiamo a sentire tutte le campane.

P.S.: l’azienda Toso Vini di Cossano Belbo collabora commercialmente con Eat Piemonte per la promozione di alcuni prodotti in portafoglio.

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1 Commento

  • Rispondi
    giancarlo
    26 Giugno 2017 at 20:06

    Scusa. Taricco si chiamaMino di nome. Non Guido.
    Per il resto, sono completamente d’accordo.
    Il Vermoputh di Torino si dovrebbe fare solo con vino base piemontese e gli estratti dovrebbero essere fatti solo in Piemonte, prioritariamente presso le case vermoutistiche. Altrimenti, dove sta il know how? Nel mescolare cose fatte da altri? Un po’ riduttivo…

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