Economia e analisi

Torino: cinque anni di boom della ristorazione

Scrivere oggi di economia torinese è un esercizio sul tema della complessità. I commentatori e gli osservatori seri e liberi, hanno da tempo abbandonato i facili schematismi.

Torino non è la città ideale per fare tutto e non è sicuramente un deserto di crisi ed abbandono. Posizioni solitamente mobili nella mente di molti, corrispondenti alla posizione del proprio colore politico in particolari momenti.

Una ricerca di Camera di commercio, Ascom e Confesercenti ha misurato l’andamento del settore commercio negli ultimi cinque anni sull’area metropolitana di Torino (2012-2017).

Ricordiamo che con 70.913 localizzazioni registrate, il settore commerciale è la prima area economica di Torino.

Se volessimo scrivere un post pessimista registreremo subito le 3.300 chiusure fra il 2012 e il 2017, con il settore abbigliamento ad essere maggiormente colpito.

Sull’alimentare e la ristorazione la situazione è complessa. Se calano i minimercati despecializzati (-122 unità) aumentano i discount (+ 28 unità) ma anche i negozi alimentari specializzati (+359 esercizi).

Fruttivendoli, panetterie e venditori di cialde superano le chiusure di pasticcerie e macellerie (che forse scontano il passaggio generazionale).

Il settore ristorazione di Torino e provincia è in boom, con 18.500 localizzazioni registrate (di cui 3.087 filiali di realtà extra-torinesi).

892 esercizi sono il saldo positivo fra 2012 e 2017. La maggioranza delle realtà imprenditoriali sono costituite da meno di dieci addetti, con Società di persone al 45%.

Torino e la ristorazione: quale futuro?

Il tema dei temi è se questo trend positivo è sostenibile nel lungo periodo o se la bolla scoppierà. A mio parere un dato è scioccante, ma in linea con il mercato italiano.

La maggioranza di piccole aziende (per numero addetti e forma societaria) non spinge all’ottimismo, nel senso che molti investimenti appaiono estemporanei e troppo legati alle mode di mercato.

Torino appare oggi come un laboratorio per molte aziende, ma fino a quando? Non aumentando il mercato locale e ristagnando il turismo, queste nuove aperture in serie si trovano a dividere una torta che è sempre uguale (o con pochi punti percentuali di aumento).

Avevamo già trattato il tema “bolla ristorazione”, e non ci vogliamo dilungare. Ma con una vena di pessimismo, forse, fra pochi anni ci troveremo a misurare le chiusure e non le nuove aperture.

 

Crediti fotografici: Italia a Tavola per Snodo.

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