Economia e analisi

Spesa alimentare: cosa abbiamo comprato in quarantena?

Spesa Alimentare

Come si è composta la spesa alimentare degli italiani durante il lockdown?

Lo ha chiesto a un campione di 1.000 italiani Nomisma in collaborazione con CRIF.

Insieme hanno costituito l’Osservatorio “Lockdown. Come e perché sta cambiando le nostre vite” un’indagine che per almeno 12 settimane terrà monitorata la situazione nazionale.

Sul piano della spesa alimentare complici diversi fattori (aumento del tempo e delle occasioni per preparare il cibo a casa e l’offerta dei prodotti sugli scaffali) le abitudini gastronomiche delle famiglie si sono modificate.

I consumi degli italiani si sono diretti verso ingredienti base, come lievito e farina.

Si è registrato un aumento (40%) di acquisiti di “ingredienti”, il più noto quello di farine e lieviti che in molti punti vendita ancora scarseggiano.

In ascesa anche i prodotti a lunga conservazione, i surgelati, i multipack e i prodotti pronti.

Se si volesse vedere un effetto positivo che l’emergenza Covid-19 ha generato è la valorizzazione di alcuni requisiti di qualità.

In particolare c’è stata una riscoperta per gli alimenti locali, la filiera corta e il Made in Italy, complice anche la volontà di sostenere le produzioni nazionali.

Nonostante il periodo difficile gli italiani sembra non si siano gettati sul comfort food, ma invece a guidare la loro spesa di quasi il 50% dei cittadini sono stati i temi della salute e del benessere.

Se poi si unisce la sostenibilità della produzione o del packaging ancora meglio, e si spiega il successo del biologico con un trend del +11% a valore nella GDO.

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Spesa alimentare: boom della vendita di riso

Il lockdown spinge i consumi del riso italiano, +74.000 tonnellate vendute dai produttori agricoli nel trimestre febbraio-aprile rispetto allo stesso periodo nello scorso anno.

I dati arrivano direttamente dall’Ente Nazionale Risi, il cui presidente Paolo Carrà commenta i dati, spiegando che “il mercato del riso di questi ultimi mesi è stato segnato dalla situazione in maniera inaspettata, con motivazioni certamente legate alla pandemia Covid-19.

Le maggiori vendite sono dovute ad un aumento della domanda da parte del consumatore e a una consistente diminuzione di importazioni dal Sud Est asiatico. Le maggiori vendite hanno riguardato risi da contorno e da parboiled e le varietà classiche quali Carnaroli, Arborio e Roma. In calo, invece, le vendite di risi tondi tipici per il sushi”.

“Questo momento può essere strategico per il mercato risicolo italiano di qualità”, commenta Gabriele Conte, co-owner del brand di eccellenza nel riso italiano gli Aironi.

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Spesa alimentare: e il vino?

Nonostante la chiusura di bar e ristoranti e il calo dell’export, le vendite di vino online e quelle nei supermercati sono cresciute in modo considerevole: +7,9% (+ 6,9% a valore) rispetto allo stesso periodo del 2019.

Nel dettaglio i vini Doc e Docg sono cresciuti del 6,8% (+ 7,6% a valore), i vini Igp e Igt del 10,5% (+7,7% a valore), i vini comuni del 7,2% (+4,1% a valore), le bollicine dell’1,2% (+1,6% a valore).

Durante la quarantena, precisa l’Iri nella ricerca per Vinitaly, a marzo i vini Doc e Docg sono aumentati del 9,9%, mentre i vini Igt del 4,0%.

In calo le bollicine che sono scese del 5,4%, mentre il Prosecco è cresciuto dell’8,3%. In ripresa il vino in brik, che a marzo è cresciuto dell’8,8%.

Il gag in box (il formato da due litri e mezzo con il rubinetto) è cresciuto del 36,8% (Iper, Super, Libero Servizio Piccolo).

Nelle due settimane pasquali le vendite di vino sono aumentate del 10,2%, mentre si è verificata una sensibile flessione delle bollicine: -38%.

Prosegue intanto la crescita del vino biologico che nel primo trimestre 2020 ha venduto 1 milione e 559 mila litri, con un aumento del 19%.

«Nella Distribuzione Moderna si è comprato più vino perché il consumo a casa ha sostituito, in parte, quello fuori casa, ma è diminuita la spensieratezza e quindi la volontà di stappare uno spumante – commenta Virgilio Romano, Business Insight Director di Iri.

Da inizio anno la crescita maggiore la fanno registrare il vino IGP ed il vino Comune (da Tavola).

La crescita dei vini Doc/Docg, pur sostenuta, è frenata probabilmente dalla minore scelta assortimentale presente nei negozi più piccoli e dal minor tempo dedicato all’acquisto, conseguenza delle indicazioni fornite dai punti vendita di ridurre i tempi della spesa.

Spesa alimentare

Spesa alimentare: quale futuro?

Contributo a cura della società di consulenza Prometeia (https://www.prometeia.it/prometeiamio).
Articolo fonte qui.

Prometeia ha raccolto i dati sui consumi pre-Covid in Italia secondo la categorizzazione Istat (Coicop 3 cifre), li ha raggruppati per area di consumo (ad esempio “Alimentare”) e applicato le più sue recenti previsioni sul contesto macro-economico, distinguendo l’analisi per fasi caratterizzate dall’emergere di fattori e bisogni differenti.

Le tre fasi individuate sono:

  • Emergenza: caratterizzata da un contenimento severo del livello di socialità, il cosiddetto distanziamento sociale;
  • Convivenza: ovvero la cosiddetta “fase 2”, con livelli di contagio contenuti ma persistenti e scelte di consumo condizionate dalle regole dettate dal Governo e dal buon senso;
  • Superamento: ovvero la sconfitta del virus o la sua completa metabolizzazione, in cui gli eventuali impatti del Covid-19 non saranno più esogeni ma interiorizzati nelle scelte dei consumatori.

Il comportamento delle famiglie nella fase di emergenza è stato segnato dalla ricerca di certezze e sicurezze sia in termini di stoccaggio alimentare sia in termini di dotazioni sanitarie, a discapito di beni voluttuari, di beni ad alto costo unitario e dei servizi legati alla mobilità.

I bisogni rimasti latenti risaliranno la scala delle priorità dei consumatori nella fase di superamento, come il bisogno di relazionarsi, di condividere gli spazi nel tempo libero, di scoprire o viaggiare.

Lo smart-working sarà ormai acquisito e rappresenterà una leva per la gestione dei costi e il time-saving.

Nella fase pre Covid_19 la spesa media per le famiglia ammontava a 527€/mese, in emergenza siamo saliti a 620€/mese, in convivenza a 545€/mese e dovremmo mantenere 553€/mese in fase di superamento.

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