Economia e analisi

Matteo Ascheri: il Dolcetto vive una fase difficile

Matteo Ascheri, neo-Presidente del Consorzio Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, spiega a Pambianco Wine&Food le diverse velocità dei vini rappresentati.

Un andamento di mercato che è anche fattore di cambiamento ambientale e paesaggistisco, con le vigne votate a Dolcetto sempre più sotto pressione ed estirpate a favore di Nebbiolo o noccioleti.

“Abbiamo 10 denominazioni con velocità diverse – spiega a Pambianco Wine&FoodBarolo e Barbaresco vanno bene, Langhe Arneis e Nebbiolo tengono mentre il Dolcetto vive una fase difficile. Non ci si aspetta un prodotto fresco dal Piemonte e il nome stesso porta equivoci; si è puntato sulla localizzazione, con il Dogliani, ma la strategia non tiene nei numeri”.

Il Dolcetto non è remunerativo come il Nebbiolo, eppure i costi in vigna sono simili.

E allora le zone del Barolo si stanno “nebbiolizzando”, con il Dolcetto espiantato per lasciar spazio al vitigno cugino oppure ai noccioli, cambiando anche il paesaggio.

Matteo Ascheri parla anche di un evento per rappresentare tutti i vini di Langa. E afferma che il lavoro del prossimo futuro sarà la strategia sulle menzioni geografiche aggiuntive (commercialmente dette Cru).

Il Consorzio Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani associa 512 aziende vitivinicole pari a 10.000 ettari di vigneti e 65 milioni di bottiglie (60 milioni nel 2017) con 180 milioni€ di fatturato.

I mercati di riferimento sono Germania, Usa e Canada. La Russia e il Giappone sono mercati maturi mentre in Cina ci vorrà tempo per educare il consumatore, al di là degli ordini per puro prestigio.

Matteo Ascheri: perchè il Dolcetto è in crisi?

Dall’intervento di Matteo Ascheri capiamo perchè il Dolcetto è in crisi.

Come altri vitigni diffusi in Piemonte rischia la cannibalizzazione di Nebbiolo e Barbera, vini richiesti e su cui si è investito molto anche in termini di marketing.

La denominazione Dogliani è debole (territorialmente parlando) e coltivare Nebbiolo è più remunerativo a parità di costo.

Il Dolcetto non è remunerativo come il Nebbiolo, eppure i costi in vigna sono simili.

Attirano anche le valutazioni stellari dei Cru, come nel caso del mezzo ettaro di Cerequio pagato 2 milioni€.

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