Economia e analisi

Matteo Ascheri: no al Barolo nei Discount

Matteo Ascheri

Matteo Ascheri è il Presidente di un Consorzio strategico come il Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani.

Parlando con Marco Trabucco su La Repubblica ha scoperchiato nei giorni scorsi un problema di marketing e posizionamento: 1/3 delle bottiglie di Barolo finiscono ogni anno sugli scaffali dei Discount, ovviamente a prezzi inferiori rispetto ai prezzi delle enoteche, dei ristoranti e di altri canali specializzati e posizionanti.

Afferma Ascheri: “in apparenza così vincono tutti. Le aziende agricole che vendono agli imbottigliatori le eccedenze di vino sfuso a prezzi comunque convenienti. All’imbottigliatore che, abituato a margini molto bassi, qui guadagna di più”.

E ancora: “i produttori devono capire che quel canale di vendita non ha futuro e che quel vino potranno venderlo tutto in bottiglia, non più sfuso a prezzi molto più alti. E poi lavorando sui discipinari di produzione: diminuire le rese e promuovere le Mga (menzioni geografiche aggiuntive, i cru, le vigne prestigiose il cui nome compare sulla bottiglia ndr). E sulla riserva vendemmiale, lo strumento che permette di modulare la quantità di Barolo da immettere sul mercato in base all’annata. Poi migliorare la comunicazione. Finora se ne è fatta poca”.

Matteo Ascheri

Perchè Ascheri è troppo ottimista

Il discorso di Matteo Ascheri è di buon senso. Il Barolo deve essere venduto come lusso, quindi il canale Discount non è posizionante nè strategico.

Però è troppo ottimista, e non fa i conti con la campagna di “elevamento” della qualità percepita messa in atto dalle due catene leader del settore in Italia: Eurospin e Lidl (in attesa del consolidamento italiano di ALDI).

Da tempo, infatti, queste insegne spendono parte del loro budget di comunicazione (molte volte più corposo di quello dei Consorzi stessi) per ingaggiare testimonial in grado di dimostrare che proprio la qualità è indipendente dal prezzo…

Il caso di Luca Gardini per Eurospin o di Gambero Rosso per Lidl sono lì ad insegnarcelo.

In parole povere, si troveranno sempre aziende disponibili a vendere Barolo a queste catene, con o senza l’autorizzazione del Consorzio.

Langa e consumatori sono il futuro

Ma Matteo Ascheri fa tante riflessioni giuste. Utilizzare la doc Langhe per rilanciare il Dolcetto, il vero grande malato del vino in Piemonte.

Ricorda anche i grandi lutti che hanno colpito ultimamente il mondo del vino piemontese.

E non gli sfugge un fattore fondamentale. E’ ora che i Consorzi diventino organi in grado di fare comunicazione strategica sul prodotto e sui territori.

Anche così si battono i Discount e i loro Sommelier prezzolati.

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