Economia e analisi

Galup: vicenda kafkiana?

Riassumiamo la vicenda Galup. Una vicenda kafkiana?

Nella giornata di ieri l’agenzia ANSA diffondeva una scarna nota in cui si annunciava l’avvio di un’inchiesta per presunta “frode alimentare” contro Galup: “Tentata frode in commercio. Per questa ipotesi è stato denunciato in procura, a Torino, un responsabile della Galup, storica azienda dolciaria piemontese. I carabinieri del Nas, dopo controlli svolti nella sede di Pinerolo, sono del parere che la casa abbia venduto con il proprio marchio alcuni prodotti realizzati in realtà da altre ditte (con laboratori a Borgo San Dalmazzo, Grinzane Cavour, Orbassano e Bergamo). A gestire il fascicolo è, per il momento, il pubblico ministero Raffaele Guariniello”.

In breve tempo, molti siti online riprendevano la notizia (compresa LaStampa). Veniamo contattati da Alberto Mossotto, Direttore Marketing di Galup, che ci spiega la vicenda e ci anticipa i contenuti del comunicato aziendale.

“In merito al comunicato ed alle notizie diffuse, la Galup tiene ad informare i suoi consumatori che tutte le linee di panettoni, pandori e colombe sono prodotte esclusivamente all’interno dello stabilimento di Pinerolo. Verifica e controlla attraverso i propri responsabili della qualità, che i pochi prodotti distribuiti a brand Galup realizzati esternamente, corrispondano all’elevato standard qualitativo richiesto dall’azienda per la soddisfazione dei propri consumatori.

Si ribadisce che la Galup opera in conformità alla normativa prevista ossia il Regolamento CE n. 1169/11. Galup sostiene che il rispetto dei propri consumatori, concretizzato attraverso la difesa del livello qualitativo dei suoi prodotti, ovunque siano realizzati, sia prioritario e fondamentale”.

Dopo questo chiarimento la situazione è più chiara. Il “core business” dei lievitati (panettone, pandori e colombe) è in mano al ciclo produttivo aziendale interno. Ma la necessità di allargare la gamma per de-stagionalizzare l’offerta e rendere sostenibile l’apertura di negozi, ha reso necessario l’uso di terzisti per la produzione di prodotti complementari. Una pratica naturale nel settore alimentare.

Allora perchè accostare il nome di Guariniello a Galup? Perchè aprire un’inchiesta (sempre che sia una notizia corretta?). Ci pare una vicenda kafkiana che porta danno ad un’azienda che, dopo ingenti investimenti, sta tentando di riemergere dalle mille difficoltà del passato.

Unico consiglio che ci sentiamo di dare, è superare il Regolamento CE ed indicare comunque lo stabilimento di produzione. La pratica terzista è un aspetto naturale dell’industria alimentare, anzi positiva per molte aziende fornitrici. Non ci pare che Galup abbia fatto nulla di scorretto.

Seguiremo la vicenda.

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