Interviste Startup e nuovi trend

Il punto di vista di FOODORA: parla Gianluca Cocco

Il Country Manager di Foodora Gianluca Cocco ha voluto parlare con Eat Piemonte per raccontare il punto di vista dell’azienda sulla crisi dei Riders, le risposte dell’organizzazione e le evoluzioni del marchio. E per sfatare qualche “leggenda urbana” nata intorno alla società food-delivery.

Il nostro blog non è stato mai tenero con Foodora (qui cronistoria dei post) ma proprio per questo abbiamo apprezzato l’apertura della Società che, in modo informale, ci ha esposto il suo punto di vista e risposto alle nostre domande.

Prima una precisazione. Il marchio Foodora appartiene ora alla capogruppo Delivery Hero con sede a Berlino. Una realtà che raccoglie un portafoglio di marchi della food-delivery e che testimonia la continua concentrazione e globalizzazione dei players in questo settore.

I Riders di FOODORA vengono usati come cartelloni pubblicitari?

Gianluca Cocco quantifica in oltre 200 persone la rete dei Riders torinesi. Tanti o pochi? I momenti di picco in una giornata sono pranzo e cena, con la stagionalità dell’inverno dove le ore pomeridiane non hanno mercato (e infatti Foodora ha chiuso la finesta app). I Riders esprimono la loro disponibilità con estrema flessibilità; quindi non tutti e 200 i collaboratori scendono in campo insieme, e Foodora tenta di avere un fattore di riempimento sempre alto. Ogni Rider ha una media oraria di consegna pari a 2,1 (dati dichiarati sullo studio delle ultime 4 settimane).

I Riders si pagano giubbino e caschetto?

I dispositivi di protezione come caschetto, zaino e giubbetto vengono ritenuti un valore aggiunto da Cocco. Il costo del kit per singolo collaboratore è di 200€. Al Rider collaboratore viene richiesta una caparra di 50€, restituita al termine del contratto.

Le promozioni Free-Delivery ricadono sul compenso dei Riders?

Attualmente la promozione con consegna gratuita non è pagata dai Riders, ma è a completo carico di Foodora.

Qual’è la situazione contrattuale di un collaboratore Foodora? L’inquadramento è il contratto Co.Co.Co, con compenso a consegna. A consegna il Rider percepisce 4€ lordi, a cui si aggiungono INAIL, INPS e una polizza danni stipulata da Foodora in accordo quadro con una Società di assicurazioni.

Le altre due forme di collaborazione (ritenuta d’acconto e partita IVA) sono più limitanti dal punto di vista delle tutele.

Ricordiamo che Il costo per la consegna è di 2,90€ (2,37€ +IVA), con un ordine minimo di 10€, e il pagamento avviene digitalmente, in fase di chiusura dell’ordine, tramite carta di credito e piattaforma PayPal.

La crisi e gli errori di Foodora

I giorni della crisi di Foodora e gli scioperi dei Riders non sono stati facili per Gianluca Cocco e il collega Matteo Lentini. Con molta trasparenza riconoscono gli errori di comunicazione e di operatività commessi (i due viaggiano sui 30 anni di età, non sono certamente navigati manager).

Il primo errore è stato pensare che il modello Milano (il passaggio dal pagamento ad ore a quello a consegna) sperimentato per 6 mesi potesse andare bene anche a Torino (dopo un solo mese di sperimentazione).

“Il pagamento a consegna assicura un 20% di retribuzione maggiore in media – sostiene Coccoma abbiamo sbagliato le modalità di comunicazione e forse sperimentato troppo poco sulla piazza di Torino”.

Inoltre, continua Cocco “al montare della protesta ci siamo chiusi a riccio dal punto di vista della comunicazione, anche perchè non avevamo ancora un professionista interno come ora”.

Ma dopo la protesta, sono stati allontanati dei leader come scrive La Repubblica? “Smentisco categoricamente, a tutti è stata data la possibilità di continuare a collaborare con noi. Chi non l’ha fatto ha scelto volontariamente di abbandonare”.

Un mercato in concentrazione e in evoluzione

Il mercato del food-delivery in Italia, inutile nasconderlo, non sviluppa ancora volumi in grado di mandare in attivo le startup operanti sul mercato. Cocco non nasconde che Foodora Italia è ancora in perdita, così come molti altri concorrenti. Il mercato, a livello europeo, e anche in fase di consolidamento (la stessa Delivery Hero nasce da diverse fusioni).

Gli attori della filiera (ristoranti, App-service, Riders e clienti) devono trovare ancora un equilibrio. Ma Foodora e simili hanno avuto il pregio di far emergere e di regolarizzare una delle attività (quella del fattorino) probabilmente più “al nero” in Italia. Solo il futuro ci dirà se i volumi assicureranno una sostenibilità economica di lungo periodo (ci sono ristoratori, però, che devono le loro quote di delivery aumentare del 20% anno su anno).

“Le attività in questo settore sono “capital-intensive” – concludo Coccoe il 90% dei ristoranti partner di Foodora non aveva mai pensato ad un servizio di consegna. E il mercato si può allargare anche all’alta cucina, se pensiamo che ad Amsterdam serviamo anche un ristorante stellato”.

La società opera in Italia da settembre 2015 a Milano, da ottobre 2015 a Torino, da novembre 2016 a Roma e da dicembre 2016 a Firenze. In Italia Foodora ha un team di 35 collaboratori, quasi tutti con un’età inferiore ai 30 anni. Foodora ad oggi conta su oltre 1.200 esercizi ed attività di ristorazione
partner e si avvale di una rete di collaboratori composta da oltre 900 Riders, di cui circa 480 a Milano, 250 a Torino, 100 a Roma e 70 a Firenze.

Questa in sintesi la nostra chiaccherata. Ovviamente Eat Piemonte è aperto a repliche di altre parti coinvolte.

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