Interviste

Davide Pinto: facciamo chiarezza sulla Movida

Il tema è caldo, e ne parliamo oggi con Davide Pinto (Presidente Associazione Via Baretti). La Movida a Torino che cos’è? E’ valore culturale o solo cazzeggio? Porta valore alla comunità?

Lunedì 3 luglio presso Bottega Baretti ne discuteranno lo stesso Davide Pinto e l’Assessore al Commercio del Comune di Torino Alberto Sacco.

Una delle idee di Pinto (e la strategia del suo lavoro) è trasformare San Salvario in un Distretto Enogastronomico riconosciuto e riconiscibile.

La “movida” è anche cultura. Come si conciliano divertimento e diffusione culturale?

Le attività di somministrazione che lavorano sulla qualità creano Distretti Enogastronomici che si caratterizzano per una pluralità dell’offerta.

Questo elemento di offerta/ricerca è un patrimonio che in italia è stato stuprato dalla parola Movida.

La semantica è importante, è parte di un ragionamento più profondo. Fare cultura significa diffondere conoscenza e il barman ed il ristoratore raccontano al cliente la propria missione imprenditoriale, condividono ed ascoltano il feedback, creando aggiustamenti ed in alcuni casi rimodulando l’offerta.

Cultura nel nostro lavoro è condivisione e partecipazione del cliente che vive l’esperienza.

L’eredità storica del vermouth definisce l’identità di Torino. Quali passi sono stati fatti in questi anni per valorizzare questo patrimonio e cosa si deve ancora fare per slegarla dalla percezione negativa della movida?

Da figlio di migrante meridionale posso dirti che il vermouth rappresenta oggi la nostra identità collettiva contemporanea, ci fa sentire torinesi di nuova generazione che condividono un passato anche se non trasmesso dalle generazioni precedenti.

Il vermouth ha creato un legame unico tra i torinesi 2.0 e Torino, ci appartiene sia che nostro padre sia di Bari o nostra madre di Palermo. E’ il patrimonio che unisce il meticciato culturale della nostra città.

Cosa possono fare i gestori di locali per valorizzare l’eredità e la cultura beverage di Torino?

La cultura enogastronomica della nostra città negli ultimi dieci anni è cambiata drasticamente.
Molti eventi esterni di carattere internazionale come le Olimpiadi, Terra Madre e Salone del Gusto hanno profilato una nuova classe di imprenditori e di consumatori che tutto il mondo ci riconosce.

Basti pensare che Torino è diventata il teatro di sbarco di grandi nomi dell’enogastronomia e che il vermouth si sta ritagliando un ruolo di ambasciatore enogastronomico nel mondo.

La domanda oggi non è cosa gli imprenditori possono fare, ma se realmente la politica ha colto la grande scommessa di elevare la nostra città a Distretto alimentare italiano.

Forse a molti è sfuggito che il vero comparto economico contemporaneo ha bisogno di elementi legislativi di programmazione capaci di essere un volano per la qualità.

E’ fondamentale cambiare la semantica con cui la politica addita la somministrazione in molti quartieri del centro.

Bisogna iniziare un pensiero, un progetto ed una programmazione nominandola nel modo corretto.
Le parole formano anche il pensiero. Fintanto che il nostro comparto sarà indicato in modo volgare e poco costruttivo si otterrà una dequalificazione a tutto tondo che non darà opportunità di mettere in luce il grande fermento, la ricerca e l’innovazione.

Davide Pinto porta il suo AFFINI a Cracovia

AFFINI e il Vermouth di Torino “Anselmo” ritornano a rappresentare il Made in Italy enogastronomico nel mondo.

Saranno Ambasciatori del Piemonte a Cracovia. Alcune eccellenze dell’enogastronomia piemontese saranno rappresentate nell’offerta enogastronomica pensata da Pinto il 4 e il 5 luglio.

In collaborazione con Istituto Italiano di Cultura di Cracovia e il consolato onorario d’Italia di Cracovia, la città polacca sarà sede delle rappresentanze diplomatiche per discutere della salvaguardia dei siti UNESCO.

Il viaggio di Affini sarà anche occasione per essere la vetrina delle materie prime utilizzate per creare la carta menù del locale:

-Riso Gli Aironi;

-Antica Dispensa;

-Altalanga;

-Vermouth Anselmo.

Affini avrà l’occasione di raccontare l’enogastronomia del Piemonte e di Torino all’Hotel Stary, uno dei più importanti ristoranti di Cracovia.

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