Economia e analisi

I 10 Crus del Barolo alternativi a Cannubi e Cerequio

I migliori Crus del Barolo secondo il parere di sommelier, viticoltori ed addetti al settore.

La zona di produzione del più famoso vino piemontese comprende 11 comuni nel territorio delle Langhe: Barolo, Castiglione Falletto, Cherasco, Diano, Grinzane Cavour, La Morra, Monforte, Novello, Roddi, Serralunga, Verduno.

Le 181 “Menzioni Geografiche Aggiuntive” (MGA) del Barolo sono state approvate nel 2009. Sono ad oggi ulteriore garanzia per il consumatore ma anche una straordinaria leva di marketing.

Già nel 2012 un bel post di Vittorio Manganelli su Intavino stilava un report puntuali di nomi e cifre.

Escludendo Cannubi e Cerequio (già molto conosciuti anche al grande pubblico) abbiamo sondato alcuni professionisti ed appassionati per citare altri 10 Crus di 1° livello.

La scelta dei tre livelli per i Crus del Barolo deriva da molteplici considerazioni, tra le quali le più importanti sono: a) una tradizione storica che vedeva già nell’Ottocento i commercianti locali, spesso anche se non sempre, suddividere il valore delle uve in prima, seconda e terza scelta; b) il successo che i tre livelli, pur diversi, hanno avuto in Borgogna; c) la comprensibilità da parte del consumatore, che sarebbe sicuramente più in difficoltà di fronte a un numero di categorie superiore, come dimostra l’esperienza di Bordeaux; d) l’oggettiva difficoltà di classificare le diverse MGA in un alto numero di livelli, stante il variare di esposizioni, composizione del terreno e altitudine all’interno di uno stesso Cru.

Crus del Barolo: 10 di 1° livello

1. Bricco Boschis (Castiglione), aziende: Cavallotto, Roccheviberti;

2. Brunate (La Morra – Barolo), aziende: Boglietti, Ceretto, Damilano, Marcarini, M. Marengo, Oddero, Francesco Rinaldi, Giuseppe Rinaldi, Vietti. Roberto Voerzio;

3. Bussia (Monforte), aziende: Podere Ruggeri Corsini, Oddero, Poderi Colla, Cascina Amalia, Armando Parusso, Pianpolvere Soprano di Rocche dei Manzoni, Damilano, Domenico Clerico, Poderi Aldo Conterno, Monti;

4. Lazzarito (Serralunga), aziende: Ettore Germano, Guido Porro, Vietti;

5. Monvigliero (Verduno), aziende: Alessandria Fratelli, Burlotto Comm. G.B., Paolo Scavino;

6. Vignarionda (Serralunga), aziende: Ettore Germano, Massolino, Oddero, Luigi Pira, Giovanni Rosso;

7. Cerretta (Serralunga), aziende: Elio Altare, Ca’ Romé, Giacomo Conterno, Ettore Germano, Giovanni Rosso, Schiavenza;

8. Francia (Serralunga), aziende: Giacomo Conterno;

9. Ginestra (Monforte), aziende: Domenico Clerico, Diego Conterno, Conterno Fantino, Paolo Conterno, Elio Grasso;

10. Monprivato (Castiglione Falletto), aziende: Giuseppe Mascarello e Figlio.

Crus del Barolo: Serralunga

Tutti questi Crus di Serralunga furono per secoli di un solo proprietario: i Marchesi di Barolo.

Intorno al 1920, passarono per un anno, al conte Gastone di Mirafiore, il proprietario di Fontanafredda, che in tal modo, possedeva “soltanto” il 20% di tutti i vigneti della zona d’origine del Barolo.

Un’impossibile utopia, oggi. In seguito, iniziò un grosso frazionamento e molti viticoltori, a prezzo di enormi sacrifici, divennero proprietari.

Alcune vigne, tra le migliori in assoluto, li acquisì il dottor Lanzavecchia, un valente chimico, proprietario anche di alcune cantine. In seguito cedette quei meravigliosi vigneti ad Angelo Gaja, attuale proprietario.

Negli anni settanta l’andamento dei costi di produzione investì anche l’agricoltura e molti contadini, viticoltori a Cabutti, Vigna Rionda, Ornato, Parafada, La Rosa a malincuore, furono costretti ad utilizzare per i reimpianti la sottovarietà Lampia di maggior resa produttiva.

Crus del Barolo: Barolo

Nel comune di Barolo il Cru storico ha un solo nome, ormai noto e famoso: Cannubi. Il simbolo dei Crus del Barolo.

Una vecchia e famosa etichetta riporta sbiadita una data: “Cannubi 1751”.

Il Barolo non era ancora nato ma Cannubi c’era già.

E’ “il cuore del Barolo” dove “tutti acquistano le uve” perché la composizione del terreno è poliedrica; infatti, si confondono e si mescolano terreni diversi del periodo tortoniano ed elveziano. Con una ricchezza incredibile di microelementi.

Cannubi si contende, con i Crus di Serralunga, il merito di aver fornito ai marchesi Falletti le uve per il famoso Barolo inviato a casa Savoia a Torino.

D’altronde erano un’unica proprietà feudale.

Da tempo i maggiori produttori di vino Barolo hanno acquisito nel tempo una vigna in questa zona.

Nell’800 acquistavano uve Fissore e i barolisti di Bra, imitati in seguito da molti mediatori che cercavano uve per le grandi cantine, che storicamente vinificavano Barolo fuori della zona d’origine.

Sul finire del secolo scorso una vigna a Cannubi fu acquistata dalla ditta Gancia, per la cifra di 800 milioni di vecchie lire a ettaro.

Oggi Cannubi si è allargato, unendosi con altre sottodenominazioni: Muscatel, Boschis, Valletta, San lorenzo. Storicamente le vigne di Cannubi erano quelle comprese tra le cascine Viganò e Ferrero.

A Barolo troviamo altri ottimi Crus: Sarmassa, Le Coste, Monrobiolo, Via Nuova e Bricco Viole. Quest’ultimo è avvolto da una leggenda.

Bricco Viole è citato in un vecchio quaderno dai cantinieri dell’Opera Pia Barolo: mescolavano le uve che provenivano da quel vigneto con quelle di Cannubi per migliorare la qualità del Barolo.

Ovviamente erano considerate ai massimi livelli. Brunate e Cerequio sono parimenti Crus importantissimi.

Fonte paragrafi Serralunga e Barolo: (WineTaste, I Crus del Barolo).

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